Dalle radici al cielo, l'Atto secondo dei Nuju
Scritto da Simone Arminio
Lunedì 04 Luglio 2011 08:00
Stampa E-mail
Nuju su Popon Nei negozi due volte in poco meno di un anno e tra qualche giorno con Ligabue sul palco del Campovolo, i Nuju rappresentano una piacevole sorpresa del panorama musicale italiano. A spiccare nel loro Atto secondo (Volta la Carta/Mk Records), album portato in dono dalla vittoria al Radici Etno Contest di Viggianello (PZ), sono soprattutto i molteplici ambienti musicali attraversati. Dalla patchanka classica e sfrenata di certi brani più radiofonici, ai sentori di musica etnica italiana, le sonorità world balcaniche, francesi e mediterranee, fino a lambire quel cantautorato italiano oggi di nuovo così vivo. Interessante in Atto secondo è soprattutto la ricerca di omogeneità fra stili così disparati perseguita con cura dai sei componenti della band (li presentiamo tutti: Fabrizio Cariati ai testi e alla voce, Marco Ambrosi alle chitarre, il bozouki e la tradizionale chitarra battente, Giuseppe Licciardi al basso, Roberto Simina ai tamburelli, il darbouka e le percussioni, Roberto Virardi alla fisarmonica, il sinth e il dubmaster e Stefano Stalteri alla batteria, il darbouka e l’organo).

L’orizzonte perseguito è infatti ben più ampio della riproposizione, ormai un po’ stanca, di un certo neofolk italiano. Forti dei loro anni di militanza in decine di formazioni più e meno illustri, i Nuju si presentano oggi al pubblico con la certezza dell’ambiente musicale li ha partoriti e la barra ben salda verso il futuro. Guardando sempre più verso ensemble internazionali come gli americani Gogol Bordello o i francesi Circle du soleil e scommettendo d’altro canto su testi in italiano che, pur intelligenti e ricercati, sanno essere pressanti e sfrontati. A dare loro manforte in fase di realizzazione ecco infine l’apporto di musicisti di più lungo corso: Francesco Moneti dei Modena City Ramblers, che ha prestato il suo violino in ben quattro brani, Gennaro “Mandara” De Rosa (percussionista di 99 Posse, Parto delle Nuvole Pesanti, Peppe Voltarelli e Ornella Vanoni) e un pezzo delle attuali Nuvole Pesanti con Antonio Rimedio (fisarmonica) e Manuel Franco (percussioni). Il risultato è un disco denso e interessante, soprattutto in certi picchi festaioli come Zingara, nella poesia di Disegnerò, il melting-pot sonoro di Movement o la lirica pungente de Il solito: suo è l’incipit più sferzante e azzeccato del disco, che per primo fa la differenza col mondo attorno.

Vai alla pagina dei Nuju
Vai agli altri Giovani&Indie

Condividi


 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna