Il dispositivo che permette di passare da un lato all'altro di una musicassetta, oppure una giovane band vista al Concertone del Primo Maggio che dichiara di voler “cantare in lingua italiana senza dover rinunciare alle chitarre distorte”. In entrambi i casi si parla di Autoreverse, ma nel secondo caso il meccanismo appare molto più fluido: la band percorre in due direzioni il passaggio tra il pop-rock americano e inglese da un lato, e un cantato vicino alla musica leggera italiana dall’altro.
Un intreccio che sembra funzionare molto bene, tanto che gli Autoreverse sono arrivati al Primo Maggio per presentare Satelliti (CinicoDisincanto), il primo singolo estratto dall’album d’esordio, Nessuna verità, prima ancora di pubblicare l’album stesso. Un pizzico di fiducia, perciò, e molta gavetta per i quattro ragazzi che nel 2007 hanno fatto confluire le personali esperienze in altre formazioni musicali per realizzare il progetto Autoreverse. Francesco Megha, voce e chitarra, Lorenzo Amoruso, chitarre, Carlo Tirroni, batteria, e Marco Lo Forti, basso; tutti nomi che già da tempo circolano nell’ambiente indie italiano.Per loro il futuro prossimo riserva la pubblicazione, nel corso dell'anno, del disco d’esordio, Nessuna verità, che intanto ci è presentato da Satelliti: un brano ben confezionato che parla di un amore impossibile, metaforicamente rappresentato dai corpi celesti che orbitano nell’universo, legati tra loro da similitudine e solitudine. Oltre alla voce di Francesco, che di tanto in tanto si sofferma su una nota o la supera in velocità rimanendo ad attenderla a pochi passi, la canzone è abbastanza lineare, sapiente dosaggio di riff incalzanti e di un ritornello accattivante, destinato a restare impresso nelle memorie. Le chitarre molto pulite e il dipanarsi limpido della melodia sono elementi perfettamente a loro agio in un brano che ha il compito di sfondare come singolo. Satelliti non ha la forza di sconvolgere, ma lascia sicuramente intravedere la possibilità che, nel corso del disco in preparazione, le pareti melodiche si facciano più scoscese e qualche guizzo più profondamente rock riemerga dall’esperienza underground più alternative degli Autoreverse. Vai alla pagina degli Autoreverse Vai agli altri Giovani&Indie Condividi |
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Scritto da Erika Gardumi
Sabato 14 Maggio 2011 10:00
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Il dispositivo che permette di passare da un lato all'altro di una musicassetta, oppure una giovane band vista al Concertone del Primo Maggio che dichiara di voler “cantare in lingua italiana senza dover rinunciare alle chitarre distorte”. In entrambi i casi si parla di Autoreverse, ma nel secondo caso il meccanismo appare molto più fluido: la band percorre in due direzioni il passaggio tra il pop-rock americano e inglese da un lato, e un cantato vicino alla musica leggera italiana dall’altro.
Un intreccio che sembra funzionare molto bene, tanto che gli Autoreverse sono arrivati al Primo Maggio per presentare Satelliti (CinicoDisincanto), il primo singolo estratto dall’album d’esordio, Nessuna verità, prima ancora di pubblicare l’album stesso. Un pizzico di fiducia, perciò, e molta gavetta per i quattro ragazzi che nel 2007 hanno fatto confluire le personali esperienze in altre formazioni musicali per realizzare il progetto Autoreverse. Francesco Megha, voce e chitarra, Lorenzo Amoruso, chitarre, Carlo Tirroni, batteria, e Marco Lo Forti, basso; tutti nomi che già da tempo circolano nell’ambiente indie italiano.