'Il sangue' caldo di Vincenzo Fasano
Scritto da Diego Carmignani
Lunedì 30 Gennaio 2012 00:00
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Vincenzo Fasano su PopOn Vent’anni fa, chissà in quanti saltarono a pie’ pari appena arrivato uno che si chiamava Vinicio Capossela. Giusto per un nome e per un cognome un po’ così, per niente esotici, al massimo curiosi, e che ora risuonano invece come altisonanti schiocchi di frusta. C’è da augurare una medesima parabola ascendente al giovane Vincenzo Fasano, nato e cresciuto a Mantova, ma siciliano di origine e, azzardiamo, temperamento. Forgiato anche lui nei pressi del virtuoso crocicchio freddo-caldo Nord-Sud, il nostro mette tutto se stesso nell’esordio Il sangue, grondante per definizione e dichiarazione d’intenti, lavoro senza una virgola fuori posto, semplicemente perché limpida emanazione del dna del diretto interessato. Dieci tracce che lasciano traccia, per non dire ferita, e che partono dall’essenziale e all’essenziale arrivano, senza la verbosità o la presunzione del cantautore d’Italia, dannato o indignato, comunque impegnato nella quotidiana missione di saperla più lunga e meglio di tutti.

Qui c’è ben poco di saputello: la parola d’ordine è piuttosto urgenza espressiva, che si fa autentico e, perché no, commovente coraggio laddove lo sfogo canoro è quello “gridato”, alla Rino Gaetano per intenderci, con echi della virtuosa tradizione del canto flamenco. Appassionato, abbacinante, pieno, vero, con il lusso della ripetizione e della ridondanza come strada principale, e intorno arrangiamenti a compensare, ma mai per eccesso. Di caliente, alla radice, c’è il tango a regolare il battito, potente e mistico antidoto che pare scelto per stemperare le sfavorevoli condizioni atmosferiche della Pianura Padana. Da questo umido incontro-scontro climatico, Vincenzo Fasano si muove su diversi territori, fumosi e attraenti, molto più scuri che chiari, frequentati insieme a colleghi di assoluto spessore, ma soprattutto di vistosa eterogeneità. Troviamo il moog di Riccardo Sinigallia, la chitarra e la voce di Gionata Mirai del Teatro degli Orrori, il pianoforte del concittadino Dino Fumaretto e la produzione artistica di Manuele Fusaroli (Le luci della centrale elettrica, Zen circus, Tre allegri ragazzi morti). Ciascuno a sorreggere, alla prova d’esordio e della verità, l’artista, ispirato, sgolato, dissanguato in una genuina spremuta di plasma e nervi.

Scritto da Diego Carmignani


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