Torna a casa Peppe Voltarelli, perlomeno in una delle tante. Questa volta è Bologna, dove l’avventura musicale è cominciata. Al Bravo Caffè, in una delle tappe del nuovo concerto-monologo dal nome eloquente: “Il viaggio, i padri, l’appartenenza”, spuntano in nugoli di vecchi amici, compaesani, compagni di viaggio, colleghi universitari. È venuto ad ascoltarlo incuriosito anche quel Guido Elmi che da quarant’anni lega il suo nome alla carriera di Vasco. Tanta gente in sala e una sola sul palco, poiché tutto è all’insegna della semplicità assoluta. Dalle voci di amici e genitori che aprono e chiudono lo spettacolo (con momenti di ilarità assoluta), alla formula dei brani proposti a mani
Su il sipario, lo spettacolo è d'altri tempi. Sul palco un giovanotto, chitarra in mano e maglietta da marinaretto, accompagnato da due fidi sodali: un batterista jazz dalla spazzola veloce e un polistrumentista tuttofare, così versatile da fare invidia a un'orchesta. Il giovanotto in questione è Giorgio Conte, e a ben guardare di anni ne ha settanta. E se lo swing facile e una certa genialità compositiva sono un assodato marchio di fabbrica (il fratello, scherza lui, è proprio “quel Paolo lì”), la poetica acuta e quell'invidiabile buonumore sono invece soltanto suoi. Per chi non conoscesse ancora Giorgio Conte, diremo subito che il primo impatto dal vivo è di gran lunga preferibile: il “Contestorie”, così si fa chiamare, sa benissimo come intrattenere la sua platea. In questo caso anche l'atmosfera era consona: quell'inedito Teatrino degli Illusi di Bologna,
“Oh, avete sbagliato giorno, guardate che Paul McCartney c’è già stato…”. Se la ride Francesco Guccini, appena salito sul palco di un'Unipol Arena di Casalecchio di Reno (BO) in sold-out da settimane. Il caso infatti ha voluto che su quel palco, soltanto pochi giorni prima, avesse raggiunto gli stessi numeri anche il baronetto inglese, venuto in città con il suo jet privato e tutto il codazzo di gossip e beatlesiana sacralità. A vederla come il Maestrone, sarebbe perciò un mistero il fatto che la caccia ai biglietti del suo concerto bolognese abbia generato gli stessi isterismi di quella per McCartney e per i Radiohead che verranno ad agosto. Se è per questo, però, anche il pubblico è lo stesso degli altri due concerti messi insieme.
Gli gridano “bentornato” appena con giacca, cravatta e cappello nero in testa, sale sul palco dell’Auditorium della Conciliazione di Roma. Mango ringrazia con un gesto della mano e un sorriso. Torna sul palco il cantante lucano a oltre sei mesi dall’uscita del nuovo album La terra degli aquiloni per un concerto che lo vede dividere la scena con Rocco Petruzzi alle tastiere e alla parte elettronica e il bravissimo musicista Carlo De Bei alle chitarre acustiche. Luci calde, sfumature del giallo e del rosso, per una disposizione sul palco che vede Mango, protagonista principale, giocare con la splendida voce che madre natura gli ha donato. Padrone di ogni vocalizzo, nessuna stonatura, perfette esecuzioni, per un’intensità
Il 28 ottobre è iniziato il tour di Dente, tournée che porta lo stesso titolo del nuovo disco, Io tra di noi, e che lo vedrà girare la penisola fino al prossimo febbraio. Noi di PopOn siamo andati personalmente a farci un'idea del potenziale live di questa giovane scommessa (vincente) della musica italiana, e sabato 5 novembre eravamo all’Hiroshima Mon Amour di Torino. In quell'occasione non è stato registrato il sold out, ma è un fatto che gli spettacoli di Dente richiamino sempre più pubblico.
Probabilmente non solo per un dilagante apprezzamento musicale, quanto per il tipo di rapporto che il cantautore di Fidenza riesce a instaurare con i suoi estimatori fin dalle prime battute del concerto. Lo notiamo subito: Dente cerca
Il Festival di Internazionale a Ferrara ha affidato a Lorenzo Cherubini, anzi a Jovanotti, la serata di sabato: un evento speciale in cui il cantautore di Cortona è tornato alla sua vecchia passione di disk jokey.
Si intitolava "Jova-notte. Lorenzo dj per il festival" e prometteva una notte di musica e ballo in piazza Castello, la bellissima piazza nel cuore della città; e così è stato, anche se non sono mancati momenti di musica "suonata". Ad accompagnare Jovanotti, infatti, c'era la sua band (in versione ridotta) e - solo all'inizio - i due musicisti maliani Amadou e Mariam, che già si erano esibiti in apertura della serata. Il cantautore, anzi il dj, si è presentato indossando l'immancabile cappello da basket e ha guadagnato il centro del palco
Ci sono luoghi, grandi o piccoli che siano, in cui le vibrazioni musicali passano dal palco direttamente ai sampietrini, dietro ai muri delle case, e lì restano negli anni. Succede a Viggianello (PZ), piccolo centro alle porte del Parco Nazionale del Pollino dove da dodici anni si tiene il Radici Festival. Sono molto lontani gli anni in cui la kermesse etno-rock, che dalla sua aveva il vantaggio dell’avanguardia, attirava pubblico da quattro differenti regioni. Oggi la concorrenza è serratissima, i festival si affollano in ogni angolo, eppure l’edizione 2011 del Radici Festival - ormai molto più scarno e contratto del passato - non ha mancato di regalare qualche buona emozione. Lo scorso anno da qui era partita l’avventura dei Nuju, lanciati alla conquista del pubblico nazionale con Atto secondo, disco realizzato proprio grazie alla vittoria del contest collegato al festival.