Il discreto fascino di Giorgio Conte
Giorgio Conte su Popon
Bologna, 11 dicembre 2011

Su il sipario, lo spettacolo è d'altri tempi. Sul palco un giovanotto, chitarra in mano e maglietta da marinaretto, accompagnato da due fidi sodali: un batterista jazz dalla spazzola veloce e un polistrumentista tuttofare, così versatile da fare invidia a un'orchesta. Il giovanotto in questione è Giorgio Conte, e a ben guardare di anni ne ha settanta. E se lo swing facile e una certa genialità compositiva sono un assodato marchio di fabbrica (il fratello, scherza lui, è proprio “quel Paolo lì”), la poetica acuta e quell'invidiabile buonumore sono invece soltanto suoi. Per chi non conoscesse ancora Giorgio Conte, diremo subito che il primo impatto dal vivo è di gran lunga preferibile: il “Contestorie”, così si fa chiamare, sa benissimo come intrattenere la sua platea. In questo caso anche l'atmosfera era consona: quell'inedito Teatrino degli Illusi di Bologna, il cui stile sospeso nello spazio e nel tempo sta alla musica di Giorgio Conte come un teatro classico starebbe a Plauto. Sul palco Conte snocciola aneddoti e brani tratti dalle sue tre ere poetiche: gli anni aurorali della opera di autore insieme al fratello, la lunga carriera da Dottor Jekyll e Mister Hyde (cantautore di notte e avvocato di giorno) e poi il suo ultimo disco, C.Q.F.P. (Ala Bianca), recente capitolo della definitiva consacrazione di artista. I brani del primo periodo sono pietre miliari. Capolavori come Una giornata al mare (sua è la musica) e la bellissima Monticone, canzone di Paolo scritta per Gipo Farassino, di cui Giorgio conobbe da vicino la genesi: all’epoca anche lui scriveva pezzi per Gipo, una fra tutte la divertente Girano. Il Monticone interpretato da Giorgio Conte è una definitva quadratura del cerchio tra la riconoscibile vena del primogenito e l'originalità interpretativa del secondo.

Al secondo periodo appartengono brani ormai noti come De profundis, Gnè gné, Cannelloni o Te lo farei notar, tutte anticipate da godibili introduzioni. All’ultima fatica appartiene invece gran parte della scaletta: brani inediti fino a nemmeno un mese fa, eppure il pubblico sembra non accorgersene. Perché la bravura di un navigato chansonier, sarà questo il trucco?, sta nel creare attenzione senza ricorrere a rime facili, tormentoni e conoscenze pregresse. Per molti aspetti basta soltanto la vita vissuta, argomento sul quale Giorgio Conte avrebbe da scrivere libri e canzoni perlomeno per altri cent’anni. Basti considerare l’impatto live di novità come Aria, terra e mare, Continua così o La sorpresa, arricchita dall'impagabile dialogo con il batterista Alberto Parone, collaboratore ormai di vecchia data. Al polistrumentista Walter Porro si devono invece svariati momenti di puro virtuosismo, specchio fedele del lavoro in studio. Il quarto uomo è l'eterogeneo pubblico, magistralmente condotto dal cantautore, che si ritrova a fischiare, battere le mani e canticchiare per tutto il tempo senza imbarazzi né noia. Scivola così una scaletta di continui rimandi, che vede il bis e poi anche il tris. Il finale è una eterea Mongolfiera in volo sulle note di Giorgio Conte, gentil signore della musica italiana che del pallone aerostatico condivide l'intento: impossibile uscire da un suo concerto senza sentirsi più leggeri e sollevati.

Scaletta:
A innamorarsi
C.Q.F.P.
Ieri sì
Tu
Rock 'n' roll e cha cha cha
Una giornata al mare
La cansō del gliadra
Aria, terra e mare
Gli innamorati e la marina
La sorpresa
Balancer
Continua così
Monticone
Gné gné
De profundis
Te lo farei notar
La mongolfiera


Scritto da Simone Arminio


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