Voltarelli scatenato, a suon di musica e cabaret
Peppe Voltarelli su Popon. Foto di Mara Pitari
Bologna, 19 gennaio 2011

Torna a casa Peppe Voltarelli, perlomeno in una delle tante. Questa volta è Bologna, dove l’avventura musicale è cominciata. Al Bravo Caffè, in una delle tappe del nuovo concerto-monologo dal nome eloquente: “Il viaggio, i padri, l’appartenenza”, spuntano in nugoli di vecchi amici, compaesani, compagni di viaggio, colleghi universitari. È venuto ad ascoltarlo incuriosito anche quel Guido Elmi che da quarant’anni lega il suo nome alla carriera di Vasco. Tanta gente in sala e una sola sul palco, poiché tutto è all’insegna della semplicità assoluta. Dalle voci di amici e genitori che aprono e chiudono lo spettacolo (con momenti di ilarità assoluta), alla formula dei brani proposti a mani nude, senza effetti, musicisti o aiuti informatici. È un Voltarelli assoluto, non miscelato: maglietta nera su sfondo nero, chitarra rossa su faretti rossi, così calmo e rilassato da scatenare l’inferno. Difficile infatti sostenere, pur dopo averlo visto, che la nebulosa di storie, stili e arti contenuta in questo nuovo spettacolo possa normalmente albergare in una sola persona. Ne conviene che l’ex frontman del Parto delle Nuvole Pesanti ha definitivamente oltrepassato quell’intrico di linee sacre che dividono la musica dal teatro, il concerto dal monologo, la vita privata dalla storia di una Nazione, il linguaggio basso da quello alto, la stanzialità delle radici dal viaggio perpetuo. Ne deriva uno spettacolo lineare e originale che parte dalla sua storia personale, anzi quella dei suoi genitori. E strada facendo intreccia tutto il resto: la provincia, i costumi, la società, il boom economico, l'emigrazione, appartenenza, la ricerca musicale, i paradossi del contemporaneo.

Peppe Voltarelli su Popon
Una storia d’Italia senza trombe né fanfare, che dalle notti ancestrali (impagabile il racconto della guerra tra le colonie magno-greche di Sibari e Crotone, raccontata a braccio per introdurre una vecchia hit strumentale, Tarantella del Trionto) passa al medioevo (il secondo pezzo più visionario del monologo: dove, scomodando branchi di papere, vecchi in fin di vita, negozi di rotoli di papiri e bambini medievali, si arriva alla genesi di Iamavanti, piccolo mantra che apre Ultima notte a Malà strana). In scaletta, tra i brani dei suoi due album da solista e la consueta Onda calabra, spunta Messa, perla dimenticata del periodo Nuvole Pesanti, e una serie di divertitissimi "segnatempo". L'epoca di riferimento è quella dei padri. Quando, in pieno boom economico, scoppiavano nelle autoradio dirette al mare bombe destabilizzanti come Lu maritiello di Tony Santagata (Vorrei coprir la tua bocca / di baci, di baci, di baci) e grandi hits da classifica come Se mi lasci non vale di Julio Iglesias. Anni di formazione per Voltarelli, alla ricerca del “nostro blues”, in cui tra racconti di improbabili compagni di scuola, di personaggi da falò e dinamiche familiari universali, si forma il ritratto di un'Italia vista da Mirto Crosia, piccolo "paese in via di sviluppo" sullo Jonio calabrese, dove “L’unico turista alla fine ha finalmente preso la residenza e si è integrato”. E via così, con una serie di aneddoti esilaranti e canzoni eseguite voce e strumento, che sia chitarra o fisarmonica. Non manca neppure il primo Modugno, questa volta ricordato dalla vecchissima Tambureddu. Nel 2006, il titolo della prima timida esperienza solista di Peppe fu "Voleva fare l'artista", uno spettacolo imperniato sulla vita e le opere di Domenico Modugno. È ciò a cui “I padri, il viaggio, l’appartenenza” si ricollega, a definitivo coronamento di quel sogno.

Scaletta:
Fiore ca balla
Aria
Abbandonarsi
Marinai
Lu maritiello (Tony Santagata)
Turismo in quantità
Sta città
Messa
Tarantella del Trionto
Se mi lasci non vale (Julio Iglesias)
Mafia e parrini (Ignazio Buttitta e Otello Profazio)
Tambureddu (Domenico Modugno)
Quanto ni vo
Canto mo
Iamavanti
Onda calabra

Scritto da Simone Arminio
(Foto di Mara Pitari)


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