Lunedì 30 agosto 2010Autostrada A25, Pescara-Roma, la radio trasmette qualche canzone dell’estate in corso: Waka Waka di Shakira, Mondo di Cesare Cremonini, Alejandro di Lady Gaga… e tra un brano e l’altro la speaker, seria ma prestata al faceto, si interroga: “Quale di queste canzoni sarà stata il tormentone dell’estate 2010?”. Inorridisco. Nel 1960 una canzone come Legata a un granello di sabbia, scritta e interpretata da Nico Fidenco, vendeva oltre un milione di dischi e si erigeva a primo tormentone estivo italiano, e all’epoca sì che era piacevole parlare di tormentoni, perché a sceglierli erano i fruitori. Le canzoni erano trasmesse dai juke box (nel 1960 erano circa 12mila in tutta Italia) che passavano a ripetizioni gli stessi ritornelli, ma a volerlo erano gli ascoltatori e nessun altro. Chi voleva sentire una canzone, pagava, dunque era una scelta mai casuale, ma sempre voluta. Quel piacevole tormento sono io che me lo infliggo, sono io che lo voglio. Io che scelgo cosa e quando. Io che persino pago quella smisurata voglia di loop. Oggi (da tanto in realtà) la parola tormentone ha riacquistato il senso della sua bruttura nel fastidio che provoca. Perché quelle canzoni che le radio propongono a ripetizione non le scegliamo noi, piacciono al programmatore, che a dirla tutta avrebbe anche altro da trasmettere, e a forza di farcele sentire diventano zanzare fastidiose che ci convinciamo persino di amare. Quello dell’epoca attuale è un procedimento decisamente inverso a quel piacevole tormento che cinquant’anni fa accompagnava le sfilate balneari degli italiani. All’epoca una canzone estiva di successo vendeva dischi in gran quantità anche perché chi ne designava il tormento coincideva con l’acquirente. E il tormento era la conseguenza del gradimento. Oggi verrebbe da chiedersi perché subiamo i tormenti in silenzio? Perché acquistiamo quella canzone dopo che ha preso a straziarci e non per il gusto dell’ascolto, come dovrebbe essere? Perché chi si interroga su quale sia il tormentone dell’estate è poi anche lo stesso che lo decide? Quale circolo vizioso domina questo vacuo mercato? E soprattutto perché non ci ridanno i juke box permettendoci così di scegliere? Forse sono queste le domande alle quali dovremmo cercare risposte, piuttosto che interrogarci ancora su quale sarà stato il tormentone dell’estate. A proposito, quale risposta si sia data la speaker di cui sopra lo ignoro, perché a quell’interrogativo ho fatto l’unica cosa che andava fatta: ho spento la radio. Paola De Simone Condividi |



Lunedì 30 agosto 2010