Giovedì 6 ottobre 2011Steve Jobs non è stato un cantante e probabilmente non conosceva neanche una canzone italiana (chissà se ha mai canticchiato almeno “Nel blu dipinto di blu”, “O sole mio” o “Estate”), ma con le sue intuizioni ha dato molto alla musica mondiale. E quindi anche a noi. Per questo oggi ho voglia di parlarvi di lui e della sua morte. Personalmente sono molto coinvolta, sono seguace del mondo Apple da anni, senza se e senza ma, con tanto entusiasmo e un senso critico messo a tacere perché inutile. Inutile perché non ho mai trovato un difetto o un pelo fuori posto alle idee di Jobs, o meglio le ho perdonate ancor prima di prenderne coscienza. Ma non è certo di me e del mio entusiasmo per la Apple che voglio parlarvi, bensì del perché tutti noi dobbiamo rivolgergli un pensiero con gratitudine. Undici anni fa il mondo discografico iniziava ad accusare il colpo di una crisi che non avrebbe conosciuto arresto, almeno nei canali tradizionali. Qualcosa stava cambiando, lo spettro di Internet cominciava a essere ingombrante, la musica stava prendendo altre strade e in pochi riuscivano a percepirne l’orizzonte. La discografia no, lei non seppe riconoscerne da subito il potenziale. Era il 2000 e questa era una classica telefonata tra un giornalista del web (io) e una major discografica: “Ciao, sono Paola De Simone di Musicaitaliana. com”, “Di che?”, “Musicaitaliana.com, un giornale on line che tratta musica italiana, disturbo?”, “Sì”… tu tu tu tu. Sorvoliamo pure sul fatto che l’inesperienza non mi permise di evitare un linguaggio negativo (ero alle prime armi), e concentriamoci su quello smarrimento che le major per prime e le piccole etichette poi hanno palesemente messo in mostra. Quel “.com” era arabo per loro, loro che avevano pronunciato la parola quotidianista ancor prima di mamma… viene da sorridere al pensiero che qualcuno usi ancora queste parole arcaiche. Questo quadro riguarda però il terreno della comunicazione, sul quale il mondo discografico si muove per esprimersi. C’è poi il mondo tecnologico, quello che ha reso l’oggetto disco più virtuale delle stesse note. Pensate che quel progresso ha spaventato così tanto le case discografiche da non far vedere loro il cambiamento che arrivava a spettinarli. Internet significava Napster e Napster era il nemico. Mentre si consumava la guerra tra futuri poveri, Steve Jobs acquistava il software di SoundJam MP e ne assumeva gli sviluppatori. Cos’era SoundJam MP? Era un’applicazione utilizzata per gestire e organizzare gli mp3. Erano questi i primi passi di iTunes, che avrebbe permesso in futuro l’acquisto on line di canzoni, video e film. L’mp3 non era uno spettro per la musica, ma una benedizione (anche se la pirateria ne annebbia senz’altro i miracoli). Da Macintosh, iTunes arrivò nel 2003 anche nei sistemi Windows, permettendo così a tutti, ma proprio a tutti, di accedere al negozio multimediale per poter acquistare la musica. Ad oggi le vendite legali attraverso la rete rappresentano il 23% del totale del mercato italiano e l’offerta del digitale cresce del 10% ogni sei mesi (dati FIMI). Anche se l’Italia paga lo scotto di un ritardo tecnologico rispetto ad altri Paesi, dove l’introito digitale rappresenta una più ampia fetta di mercato. E’ vero, Internet è ancora terreno fertile per la pirateria: i dati parlano di un 95% di file musicali scaricati illegalmente e sono numeri da capogiro. Significano licenziamenti e arte rubata. Non plaudiamo affatto al fenomeno e ne pesiamo il rischio. Certo è che gridare al lupo cattivo, come i signori del disco fanno ormai da anni, non porta da nessuna buona parte. L'Italia è sempre più povera, è vero, l'aumento dell'Iva spinge ancor più al ribasso l'acquisto del disco, non c'è dubbio. Ma il cambiamento non lo si deve fermare, bensì interpretare e incanalare. Ora che non possiamo più contare sulle intuizioni di Steve Jobs, facciamo sì che almeno il suo insegnamento ci indichi la strada. In un famoso discorso che nel 2005 tenne davanti ai giovani dell’Università di Stanford, Jobs pronunciò parole destinate a entrare nella storia: “Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario”. E aggiunse: “Siate affamati, siate folli". Chissà se i discografici lo sono abbastanza. Paola De Simone Vai agli altri editorialiCondividi |



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