Venerdì 21 ottobre 2011Secondo la teoria classica del marketing per vendere bene un prodotto è necessario agire su quattro leve, le famose 4 “P”: Product, Price, Promotion, Placement (Prodotto, Prezzo, Promozione e Distribuzione). Il giusto mix di queste componenti determina il successo commerciale di un bene. In questa stagione, invece, pare che l’industria discografica faccia leva soprattutto su una quinta componente, che per aderire alla tecnica semplificatoria delle P, chiamerò “Panzana”. La Panzana è una notizia grossolana o fasulla che ruota intorno al prodotto, spesso non eccellente. Maestri del genere sono, ovviamente, gli americani, ma gli italiani hanno imparato benissimo. In questi primi giorni di ottobre non siamo riusciti a scampare agli annunci epocali, curiosi, allarmati da parte degli uffici stampa. Ha cominciato Ivano Fossati, che davanti alla platea di “Che tempo che fa” ha annunciato il ritiro dalle scene per raggiunti limiti di età. Niente più dischi e niente più concerti dunque. Scommettiamo? Nel frattempo la notizia ha spinto in classifica il nuovo disco e ha contribuito ai sold out dei concerti romani e milanesi del cantautore. In fondo dovrebbe essere l’ultima occasione per vederlo dal vivo. Nel dubbio ci andrò anche io e chiederò di intervistarlo (visto mai che sia l’ultima intervista che rilasci!), anche se onestamente è davvero strano che un artista decida a priori quando sarà esaurita la sua vena creativa, quando cesserà di avere ispirazione e voglia di condividerla. Negli stessi giorni Luca Carboni non ha perso occasione per ricordare che il suo nuovo singolo Cazzo che bello l’amore è ostracizzato dalle radio a causa della prima parola del titolo. Decine di articoli di giornale dedicati all’argomento ci dicono che “Le radio censurano Luca Carboni” o cose simili. Se c’è un problema di censura, non credo sia riferito alla presunta volgarità del termine (oramai ampiamente accettato come esclamazione), ma più probabilmente al buon gusto di lasciarsi andare - a 50 anni - all’esternazione di questa scoperta, in maniera così ingenuamente adolescenziale. E poi la più inverosimile di tutte: Mina che incide un brano senza conoscerne l’autore e lo inserisce nel nuovo cd. Sarebbe un reato di appropriazione indebita oltre che violazione del copyright, ma la trovata consiste nel lanciare un appello pubblico su Facebook per trovare l’autore e raggiungere quindi con lui – a posteriori, a disco già prodotto e stampato - l’accordo artistico ed economico sull’utilizzo del brano. “Per l’occasione Mina rinnova il sito ufficiale e inaugura la sua pagina Facebook”, ci dice il comunicato. Ah, ecco. Nulla di grave, ammettiamolo, se non fosse che tutto questo tam tam mediatico inquina l’informazione musicale, ingolfandola di notizie spesso inutili ed erodendo spazi di promozione di artisti bravi e meno furbi. Ci piacerebbe che l’industria musicale lavorasse con più attenzione sulle altre “P”: non è detto che non ottenga gli stessi risultati. Innanzitutto il Prodotto, investendo su artisti creativi e originali, musicisti e arrangiatori di qualità, bravi tecnici del suono, grafici all’altezza; sul Prezzo, scontando ulteriormente, ad esempio, i formati digitali; la distribuzione (il Placement), garantendo la reperibilità nei negozi di tutti i dischi e non solo dei best seller (mentre gli altri vanno “ordinati”) e infine – visto anche che noi siamo direttamente coinvolti nel canale - una giusta Promozione, che faccia leva sull’informazione piuttosto che sulla persuasione: sempre più frequentemente, ad esempio, riceviamo dalle case discografiche cartelle stampe scarne e album in download digitale, invece che su supporto, perdendo qualità del suono, informazioni sulle registrazioni e sulle canzoni stesse. L’esperienza insegna che è possibile. Prendete il disco di Dente, Io tra di noi: è entrato in classifica direttamente al quindicesimo posto, prima di Zucchero (Chokabek) e dopo Vasco Rossi (Vivere o niente). Un mix efficace basato soprattutto sulla qualità del disco e sulla buona distribuzione (Venus distribuzione). E con tre certezze: le canzoni le ha scritte lui, non dice “cazzo” e, per fortuna, è ancora giovane, con una lunga e bella carriera davanti. Nicola Cirillo Vai agli altri editorialiCondividi |



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