Venerdì 18 novembre 2011Una giuria fatta di indiscussi professionisti, competenti e funzionali alla spettacolarità richiesta dal piccolo schermo; un presentatore che non urla, non fa gaffe, non sbraccia, ma misuratamente fa il suo lavoro; un cast artistico di alto livello, composto di cantanti già formati e ricchi di personalità; dei vocal coach con importante esperienza sul campo e infine l’approdo in una rete nuova che crede nei suoi prodotti tanto da spendersi in una fitta promozione e in un allestimento di tutto rispetto. Questa è la quinta edizione di X-Factor, la prima targata Sky, entrata ieri nel vivo della gara. E a noi è piaciuta. E’ piaciuta per tutti i motivi esposti, ma la vera differenza l’ha fatta la personalità dei ragazzi in gara, elemento che fa ben sperare in una svolta anche manieristica del programma. Nelle precedenti edizioni non avevamo apprezzato l’utilizzo a mo’ di burattini che veniva fatto dei gareggianti, in questa nuova scommessa di Sky, notiamo invece un’interessante profilo artistico-umano dei dodici partecipanti. Pensiamo a Jessica, per esempio, a Vincenzo, a Francesca… danno l’idea di sapere davvero quello che vogliono e come andarselo a prendere, hanno carisma e presenza scenica, non solo una bella voce. E fortunatamente i giudici sembrano conoscere la giusta misura del loro intervento su ciascuno di loro. Per il momento sono solo sfumature e la gara è appena all’inizio, ma le premesse per un talent valido ed efficace ci sono tutte. E gli ascolti lo dimostrano visto che la puntata di ieri ha fatto registrare un ascolto record per il canale portando a casa il miglior risultato dell’anno: 747.493 spettatori, con uno share del 2.26%. Dati che, naturalmente, vanno calibrati sui 5milioni di abbonati Sky. In questo clima di festa e soddisfazione, però, noi un paio di appunti li abbiamo, tanto per fare uso del morganiano “uovo nel pagliaio”. Partiamo ad Arisa, priva di mordente e tattica di difesa, incapace di argomentare le proprio scelte e di aggiungere colore. In una parola: piatta. Ma la simpatia che le portiamo ci fa confidare in un pronto risveglio, consci che per lei si tratta della prima esperienza a X-Factor e reggere il confronto con i tre stalloni che ha accanto non è sicuramente impresa da niente. Ma forse l’imperfezione appartiene a chi l’ha scelta più che a lei, perché assegnandole quella poltrona ha privato il programma di una figura diversa da quella artistica, un discografico alla Maionchi, per esempio, o un addetto ai lavori. Avremmo avuto garantito così un altro punto di vista, che in questo caso è venuto a mancare, e manca. Secondo appunto, questa volta indipendente dalla produzione, è l’esclusione di Rahma, unica nel suo genere all’interno della gara, portatrice sana di allegria, con un’ottima presenza scenica e sicuramente discograficamente più spendibile delle bravissime Le 5, con le quali la giovane tunisina è arrivata al ballottaggio finale. Ma la gara è impietosa, e su questo c’è poco da scrivere. Paola De Simone Vai agli altri editorialiCondividi |



Venerdì 18 novembre 2011