Con “Non so che viso avesse” (Mondadori) Francesco Guccini ha scelto, per la prima volta, di raccontare personalmente la sua vita. Il risultato è un'autobiografia in cui il cantautore modenese “finge di parlare d'altro, per dire tutto di sé” a partire dalla sua infanzia fino ai settant'anni, da poco compiuti. Protagonisti sono soprattutto i luoghi del suo percorso di vita: da Pàvana col mulino degli avi, i nonni, il bosco e la montagna, a Modena odiata e amata, “piccola città, bastardo posto”, fino a Bologna l'eletta, “una vecchia signora dai fianchi
un po' molli col seno sul piano padano e il culo sui colli”. E poi non mancano gli aneddoti legati alle osterie, al giornale dove lavorava per sbarcare il lunario, alle balere, ai concerti, luogo d'incontro col pubblico. Guccini parla anche dell'amore per il cinema, dell'amicizia con Luciano Ligabue e Leonardo Pieraccioni, della passione per i fumetti e per l'ottava rima, della politica e delle sigarette. La seconda parte del libro è un'analisi critica delle sue canzoni, affidata ad Alberto Bertoni, italianista e poeta, nonché suo amico, perché – si legge a pag. 114 - “Guccini, per pudore e inusitata ritrosia, non ama parlare del proprio lavoro e soprattutto delle proprie canzoni”.Vai alla pagina di Francesco Guccini Vai agli altri Libri Condividi |
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Lunedì 12 Luglio 2010 07:00
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Con “Non so che viso avesse” (Mondadori) Francesco Guccini ha scelto, per la prima volta, di raccontare personalmente la sua vita. Il risultato è un'autobiografia in cui il cantautore modenese “finge di parlare d'altro, per dire tutto di sé” a partire dalla sua infanzia fino ai settant'anni, da poco compiuti. Protagonisti sono soprattutto i luoghi del suo percorso di vita: da Pàvana col mulino degli avi, i nonni, il bosco e la montagna, a Modena odiata e amata, “piccola città, bastardo posto”, fino a Bologna l'eletta, “una vecchia signora dai fianchi
un po' molli col seno sul piano padano e il culo sui colli”. E poi non mancano gli aneddoti legati alle osterie, al giornale dove lavorava per sbarcare il lunario, alle balere, ai concerti, luogo d'incontro col pubblico. Guccini parla anche dell'amore per il cinema, dell'amicizia con Luciano Ligabue e Leonardo Pieraccioni, della passione per i fumetti e per l'ottava rima, della politica e delle sigarette. La seconda parte del libro è un'analisi critica delle sue canzoni, affidata ad Alberto Bertoni, italianista e poeta, nonché suo amico, perché – si legge a pag. 114 - “Guccini, per pudore e inusitata ritrosia, non ama parlare del proprio lavoro e soprattutto delle proprie canzoni”.