Il 1971 rappresenta uno degli anni più controversi nella produzione di Lucio Battisti: un anno che Donato Zoppo, giornalista e scrittore musicale, ha scelto di raccontare nel suo ultimo libro, “Amore, libertà e censura. Il 1971 di Lucio Battisti” (Aereostella). Incentrato sul disco Amore e non amore, pubblicato da Battisti proprio in quell’anno, il libro ripercorre la storia dell’album e la arricchisce con le testimonianze inedite di alcuni protagonisti del periodo, tra cui Franz Di Cioccio, batterista e vocalist della Premiata Forneria Marconi
, e Giorgio Piazza, primo bassista della PFM. Il disco Amore e non Amore è considerato il primo “vero” 33 giri di Battisti, dopo le celebri raccolte di singoli Lucio Battisti e Emozioni. A quarant’anni dalla sua pubblicazione, Zoppo rilegge l’importanza di quel disco, tra i contenuti innovativi e le forti resistenze avanzate dalla censura di quegli anni. Il testo della canzone Dio mio no fu infatti bocciato poiché riferito in maniera esplicita ad una donna sessualmente disinibita, tematica anticipata anche dalla misteriosa donna nuda che appare sulla copertina del disco.
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Venerdì 06 Maggio 2011 10:00
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Il 1971 rappresenta uno degli anni più controversi nella produzione di Lucio Battisti: un anno che Donato Zoppo, giornalista e scrittore musicale, ha scelto di raccontare nel suo ultimo libro, “Amore, libertà e censura. Il 1971 di Lucio Battisti” (Aereostella). Incentrato sul disco Amore e non amore, pubblicato da Battisti proprio in quell’anno, il libro ripercorre la storia dell’album e la arricchisce con le testimonianze inedite di alcuni protagonisti del periodo, tra cui Franz Di Cioccio, batterista e vocalist della Premiata Forneria Marconi
, e Giorgio Piazza, primo bassista della PFM. Il disco Amore e non Amore è considerato il primo “vero” 33 giri di Battisti, dopo le celebri raccolte di singoli Lucio Battisti e Emozioni. A quarant’anni dalla sua pubblicazione, Zoppo rilegge l’importanza di quel disco, tra i contenuti innovativi e le forti resistenze avanzate dalla censura di quegli anni. Il testo della canzone Dio mio no fu infatti bocciato poiché riferito in maniera esplicita ad una donna sessualmente disinibita, tematica anticipata anche dalla misteriosa donna nuda che appare sulla copertina del disco.