Giorni fa ero in macchina con un amico. Dalla mia autoradio, che in realtà è il solo stereo con il quale possa sentire musica in santa pace, visto che vivo a Milano e sono giocoforza costretto a stare in macchina per un certo numero di minuti ogni giorno, uscivano le note ancora attuali de La vita è adesso di Claudio Baglioni. L'album, intendo, non solo l'omonima canzone. L'amico, forse irretito da un ragionamento che gli sembrava logico, mi ha chiesto: “Come mai Baglioni, stai scrivendo un libro su di lui?”. Domanda che potrebbe suonare innaturale
solo a chi non sapesse che, in effetti, negli ultimi anni ho pubblicato un numero piuttosto cospicuo di biografie di cantanti italiani, ultimi in ordine di tempo Ramazzotti, Elisa e Lucio Dalla. In realtà, appurata la legittimità del ragionamento (scrivi biografie di cantanti, ascolti un vecchio album di un cantante italiano, stai scrivendo un libro su di lui), è la domanda stessa che mi è sembrata illogica. Perché io, che scrivo e scrivo di musica, dovrei ascoltare un album di Baglioni del 1985 o del 1986 (non ho voglia di andare su wikipedia per controllare, e la mia memoria non ha abbastanza giga liberi per poter contenere anche queste informazioni) solo se costretto dall'imminente pubblicazione di un libro su Baglioni stesso? Semplice, mi avrebbe potuto rispondere l'amico, in macchina, perché Baglioni non è un autore e un cantante che chiunque assocerebbe a me, ai miei gusti musicali, e forse anche al mio aspetto fisico. Baglioni, dai, non scherziamo...Questo è un problema, ed è un problema tutto italiano. Cioè, è vero, c'è la crisi economica, abbiamo la Carfagna ministro delle Pari opportunità e Giovanardi che si occupa di famiglia, diciamo che ci sono problemi più importanti di questo, ma visto che qui parliamo, a volte, raramente, anche di musica, credo che mi si lascerà agio, oggi, di parlare di come, in Italia, la musica venga visto come una faccenda di campanile. O sei con Tizio o con Caio, non puoi stare con entrambi. O vai al Tora Tora! (quando esisteva) o vai a Sanremo. O ascolti i Dead Kennedys o ascolti Claudio Baglioni. Ecco, questo tipo di assiomi, onestamente, mi sembrano emerite cazzate. E me lo sembrano da sempre, sin da quando ho cominciato a fare della critica musicale e della scrittura il mio mestiere. Non a caso mi sono fatto le ossa in una rivista, "Tutto Musica", che sponsorizzava il Tora Tora!, ma al tempo stesso mi mandava al Festival di Sanremo, che metteva in copertina in Muse (ben prima che diventassero famosi) nello stesso numero in cui io intervistavo, a letto, Giorgia. Ho sempre rivendicato il sacrosanto diritto di chi fa il mio mestiere, come di chiunque altro, di ascoltare qualsiasi cosa senza la necessità di star lì a dare spiegazioni. Anzi, ho sempre sottolineato come l'ascoltare tutto, ma proprio tutto tutto, per chi fa il mio mestiere, più che un diritto fosse un dovere, una sorta di missione. Chiaro, poi, che per questioni strettamente legate al tempo che nostro Signore Iddio ci ha concesso di passare sulla terra, non ci è possibile ascoltare tutto, e che uno, anche grazie ai consigli di gente come me, che di musica scrive, tenderà quindi ad ascoltare musica che, presumibilmente, gli piace. Per dire, io un album intero di Gigi D'Alessio non l'ho mai ascoltato, e la notte dormo lo stesso (in realtà non dormo affatto, ché soffro d'insonnia, ma dubito che la mia insonnia sia legata a presunti sensi di colpa per non aver ascoltato mai un album intero di Gigi D'Alessio). Comunque, penso che ascoltare un po' di tutto rientri nei miei compiti, e anche ascoltare un po' di tutto con una certa attenzione.
Ma in Italia se si ascolta di tutto si viene immediatamente giudicati. Ascolti Baglioni? Sei uno sfigato, non ci sono dubbi. Ascolti i Subsonica, sei uno che di musica ne caspice. Bene, io ascolto sia Baglioni che i Subsonica, e se proprio posso scegliere, preferisco il primo ai secondi. E senza neanche bisogno di star lì a cercare giustificazioni intellettuali. Benedetto il cielo, perché mai la musica di Nino D'Angelo era inascoltabile fino al momento in cui Goffredo Fofi non lo sdoganò, complice Roberta Torre e il suo Tano da morire? Nino D'Angelo è Nino D'Angelo oggi come ieri. In realtà, lì in macchina, pure io sono scivolato nella trappola del mettere le mani avanti, e nel dire: “No, ascolto Baglioni perché mi va”, mi sono subito trovato ad aggiungere, proprio come una giustificazione non richiesta, “Ma lo sai che quando l'ho intervistato, anni fa, è stato simpaticissimo. Se la tira molto meno di tanti cantanti misconosciuti e destinati a scomparire ben prima di lui”. Ecco. Io ascolto Baglioni perché mi piace. Ma devo aggiungere che è simpatico, che non se la tira, come se la sua fosse una musica meno degna di altre. In alcuni casi, nei primi tempi della mia carriera di critico musicale, quando ero un po' meno sicuro di me, mi è anche capitato di citare il fatto che al suo fianco avessero suonato personaggi del calibro di Tony Levin, bassista storico di Peter Gabriel o Youssou 'Ndour, come a voler dimostrare un credito nei confronti di artisti internazionali da parte del nostro. Oggi non lo farei. Non credo sia necessario. Un po' per egocentrismo, perché ritengo che se sono credibile quando consiglio questo o quell'esordiente, e lo sono, fidatevi, lo posso anche essere se parlo di un nome tanto familiare quanto forse liso come quello di Baglioni. Un po' perché onestamente non mi interessa poi tanto di essere credibile, scrivo quel che mi pare e se non piace pazienza, uno può sempre leggere e fidarsi di qualcun altro senza star lì a fare troppi problemi. E comunque Baglioni è molto più simpatico di Max dei Subsonica, fidatevi per un'ultima volta di me...
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Scritto da Michele Monina
Lunedì 20 Giugno 2011 00:00
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Giorni fa ero in macchina con un amico. Dalla mia autoradio, che in realtà è il solo stereo con il quale possa sentire musica in santa pace, visto che vivo a Milano e sono giocoforza costretto a stare in macchina per un certo numero di minuti ogni giorno, uscivano le note ancora attuali de La vita è adesso di Claudio Baglioni. L'album, intendo, non solo l'omonima canzone. L'amico, forse irretito da un ragionamento che gli sembrava logico, mi ha chiesto: “Come mai Baglioni, stai scrivendo un libro su di lui?”. Domanda che potrebbe suonare innaturale
solo a chi non sapesse che, in effetti, negli ultimi anni ho pubblicato un numero piuttosto cospicuo di biografie di cantanti italiani, ultimi in ordine di tempo Ramazzotti, Elisa e Lucio Dalla. In realtà, appurata la legittimità del ragionamento (scrivi biografie di cantanti, ascolti un vecchio album di un cantante italiano, stai scrivendo un libro su di lui), è la domanda stessa che mi è sembrata illogica. Perché io, che scrivo e scrivo di musica, dovrei ascoltare un album di Baglioni del 1985 o del 1986 (non ho voglia di andare su wikipedia per controllare, e la mia memoria non ha abbastanza giga liberi per poter contenere anche queste informazioni) solo se costretto dall'imminente pubblicazione di un libro su Baglioni stesso? Semplice, mi avrebbe potuto rispondere l'amico, in macchina, perché Baglioni non è un autore e un cantante che chiunque assocerebbe a me, ai miei gusti musicali, e forse anche al mio aspetto fisico. Baglioni, dai, non scherziamo...
Ma in Italia se si ascolta di tutto si viene immediatamente giudicati. Ascolti Baglioni? Sei uno sfigato, non ci sono dubbi. Ascolti i Subsonica, sei uno che di musica ne caspice. Bene, io ascolto sia Baglioni che i Subsonica, e se proprio posso scegliere, preferisco il primo ai secondi. E senza neanche bisogno di star lì a cercare giustificazioni intellettuali. Benedetto il cielo, perché mai la musica di Nino D'Angelo era inascoltabile fino al momento in cui Goffredo Fofi non lo sdoganò, complice Roberta Torre e il suo Tano da morire? Nino D'Angelo è Nino D'Angelo oggi come ieri. In realtà, lì in macchina, pure io sono scivolato nella trappola del mettere le mani avanti, e nel dire: “No, ascolto Baglioni perché mi va”, mi sono subito trovato ad aggiungere, proprio come una giustificazione non richiesta, “Ma lo sai che quando l'ho intervistato, anni fa, è stato simpaticissimo. Se la tira molto meno di tanti cantanti misconosciuti e destinati a scomparire ben prima di lui”. Ecco. Io ascolto Baglioni perché mi piace. Ma devo aggiungere che è simpatico, che non se la tira, come se la sua fosse una musica meno degna di altre. In alcuni casi, nei primi tempi della mia carriera di critico musicale, quando ero un po' meno sicuro di me, mi è anche capitato di citare il fatto che al suo fianco avessero suonato personaggi del calibro di Tony Levin, bassista storico di Peter Gabriel o Youssou 'Ndour, come a voler dimostrare un credito nei confronti di artisti internazionali da parte del nostro. Oggi non lo farei. Non credo sia necessario. Un po' per egocentrismo, perché ritengo che se sono credibile quando consiglio questo o quell'esordiente, e lo sono, fidatevi, lo posso anche essere se parlo di un nome tanto familiare quanto forse liso come quello di Baglioni. Un po' perché onestamente non mi interessa poi tanto di essere credibile, scrivo quel che mi pare e se non piace pazienza, uno può sempre leggere e fidarsi di qualcun altro senza star lì a fare troppi problemi. E comunque Baglioni è molto più simpatico di Max dei Subsonica, fidatevi per un'ultima volta di me...
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