C'era un ragazzo che come me amava i Rolling Stones, e basta
Scritto da Michele Monina
Lunedì 18 Luglio 2011 00:00
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La rubrica di Michele Monina su PopOn Non ho mai esattamente capito perché, ma da che mondo è mondo, anche la musica è soggetta a quella regola non scritta che vuole un artista tale solo nel momento in cui si trova a confrontarsi con un antagonista, come un eroe tragico, o, per rimanere ai nostri giorni, un supereroe. Non credo sia necessario star qui a dare troppo seguito a questa mia affermazione, ma dai tempi in cui i fans di Claudio Villa si scontravano con quelli di Mimmo Modugno, via via fino a quelli in cui, oltremanica e anche in tutto il resto del mondo, quelli dei Beatles si cimentavano in sfide all'ultimo gridolino con quelli dei Rolling Stones e, per arrivare più ai nostri giorni, quelli degli Oasis si accapigliavano con quelli dei Blur o quelli di Tiziano Ferro con quelli di Paolo Meneguzzi, il mondo del pop è stato un vero susseguirsi di dualismi. Dualismi che si potrebbero a loro volta suddividere in dualismi interni, almeno parlando di gruppi, con i fans di McCartney contrapposti a quelli di Lennon, quelli di Jagger a quelli di Richards, e quelli di Liam a quelli di Noel Gallager. Tanto per far capire come la penso io in proposito, e sperando con ciò di chiudere definitivamente la faccenda, ricordo con un certo imbarazzo come i critici musicali dei primi anni Ottanta, quelli dell'epoca in cui io mi affacciavo desideroso di conoscere tutto, ma proprio tutto tutto della musica, tentassero di imbastire un simile duello tra U2 e Simple Minds, spesso propendendo per i secondi, al momento, dicono le cronache, indaffarati a gestire un agriturismo dalle parti di Taormina.

Non ho mai capito esattamente il perché di tutto questo, ma nello specifico, non essendo uomo, oggi, e ragazzo, ieri, isolato dal mondo circostante, ho sempre fatto le mie scelte. Nello specifico: Mimmo Modugno, Rolling Stones, Blur e Paolo Meneguzzi. No, scherzavo, in quel caso non ho mai fatto una scelta, Dio mi perdoni. Riguardo agli scontri interni alle band, invece, ho parteggiato sempre per i maledetti, quindi per John Lennon e Keith Richards. Sì, perché anche la mia scelta caduta sui Rolling Stones a dispetto dei Beatles, in realtà, non di affare musicale si trattava, ma meramente di immagine, di attitudine. Lo confesso tranquillamente, dovendo scegliere oggi, non avrei dubbi su che brani portare tra quelli della premiata ditta Lennon-McCartney e Jagger-Richards, e gli ultimi non uscirebbero esattamente vincenti dallo scontro. Del resto, sempre in fase di confessioni a cuore aperto, nonostante la sua immagine da pretino davvero odiosa, e quella faccia da patatino senza un minimo di carisma, se proprio devo scegliere qualche canzone del quartetto di Liverpool, nove volte su dieci è sui brani di McCartney che mi concentro, alla faccia della coerenza.

La rubrica di Michele Monina su PopOn Tutto questo per dire un paio di cose. Primo, che i nostri scontri epocali tradiscono lo stato pietoso della nostra musica leggera. Non perché Modugno non sia degno di nota, tutt'altro, ma perché per il resto, Dio abbia pietà di noi, siamo messi proprio male. Secondo che, a poco più di un anno dalla fine del mondo, mentre McCartney è ormai da anni intento a correre dietro a nuove fiamme e Keith Richards è ormai la macchietta di se stesso, Mick Jagger, dismesse le tutine aderenti e certi atteggiamenti stucchevoli, ha deciso di formare una nuova band. Trattandosi però di uno dei cinque?, dieci uomini più importanti della storia della musica leggera mondiale, non ha solo deciso di formare una nuova band, ma nel farlo ha chiamato a raccolta gente che, in qualche modo, potesse stare al suo fianco non dico con pari dignità, ma quantomeno con non troppo timore reverenziale. È questo quel che viene da pensare leggendo la notizia della nascita dei Superheavy, subito dopo il pensiero poco riverente “ma che cazzo di nome è mai questo?”. Mick Jagger, infatti, superati i settanta, ha deciso di tornare a darci dentro con la musica, cosa che per altro non ha mai smesso di fare, e forse ispirato a una vecchia band di mattacchioni come i Traveling Wilburys, che vedevano l'uno a fianco all'altro pezzi da novanta come Bob Dylan, George Harrison, Roy Orbison (quello di Pretty woman, per capirsi), Tom Petty e Jeff Lynne, che sulla carta è un Signor Nessuno, ma in realtà è il leader della Electric Light Orchestra, mica l'ultimo dei coglioni, ha convocato una sua versione aggiornata del meglio che c'era in circolazione.

Meglio che risponde al nome di Dave Stewart, Joss Stone, Damian Marley e A.R.Rahman. Ora, a parte l'ultimo nome, sicuramente sconosciuto ai più, ma che appartiene a un compositore indiano tra i più interessanti in circolazione (sua la colonna sonora del pluripremiato agli Oscar, Il milionario di Danny Boyle), gli altri nomi sono in effetti davvero sbalorditivi, specie se letti di fila. Dave Stewart è l'altra metà degli Eurythmics oltre Annie Lennox, quindi autore di almeno una decina di pezzi immortali, nonché artista che non è mai uscito dal business, benché tenutosi debitamente alla larga dalle vette delle classifiche. Joss Stone è una cantante soul inglese che ha almeno due doti degne di note: una voce incredibilmente calda e scura, degna di una novella Aretha Franklin, e una bellezza quasi abbacinante (che in parte deve giustificare ai vostri occhi l'affermazione precedente). Damian Marley, infine, è il solo tra gli undici figli di Bob (avuti da otto donne diverse) ad avere non dico la levatura artistica del padre, ma sicuramente una personalità degna di nota e un talento che già si è mostrato come tale, almeno nell'album pubblicato in compagnia del rapper Nas. Se a questi nomi eccellenti ci aggiungiamo quello di Mick Jagger, beh, la faccenda acquista un fascino che ci farà arrivare al 20 settembre, data di pubblicazione del loro album omonimo, con una certa curiosità. Anche se, come chi scrive, eravate tra quanti tenevano per il ghigno malefico di Keith, o per l'aria da santone di John Lennon.

E noi? In Italia, intendo, che stiamo facendo? Esistono artisti intenzionati a unire le loro forze, non fosse altro che per divertisti nel proprio lavoro e far divertire il pubblico, magari non solo su disco ma anche dal vivo? Dalla e De Gregori a parte, intendo. No, non rispondetemi, vi prego. Non vorrei vi saltasse di farmi il nome di Adelmo e i suoi Sorapis...

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