Due pezzi
Scritto da Michele Monina
Lunedì 25 Luglio 2011 00:00
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La rubrica di Michele Monina su PopOn Scrivo queste righe da una casa in Abruzzo, a Vasto. È sabato sera. La televisione, una piccola televisione Mivar che funziona ancora con l'antennina dell'apparecchio, trasmette le immagini di un film con l'attore afroamericano The Rock come protagonista. Un film che ha a che fare con un tale Re Scorpione, The Rock, appunto, vestito come un egiziano dei tempi dei faraoni e intento a picchiare come un fabbro chiunque gli capiti a tiro, salvo poi perdere ogni razionalità, sempre che ne abbia mai avuta una, appena gli capita di vedere una donna mezza nuda che si fa il bagno in una vasca Jacuzzi ante-litteram, a dimostrazione che anche nell'antico Egitto le cose funzionavano esattamente come oggi. Un film che richiede l'utilizzo di un solo neurone, che per altro, si rompe anche le palle. Ma è estate, e questo passa il convento. Durante l'intervallo, concedetemi questa terminologia vintage, parte un'edizione in pillole del telegiornale. Alzo il volume e riattivo i neuroni dorminenti, perché voglio sapere cosa sta succedendo nel mondo (scherzo, perché dai telegiornali non si potrebbe mai sapere che succede nel mondo, ma almeno ho una scusa per fare qualcosa nella sonnacchiosa vita di provincia, nello specifico muovere le dita sul telecomando). Ovviamente il Tg parte con le ultime dalla Norvegia, dove ormai è acclarato che la carneficina senza senso, che ha portato via qualcosa come novantadue vite quasi tutte di ventenni, è avvenuta per mano di una sola persona, un pazzo furioso appartenente all'estrema-destra locale, in barba a quanto si era pensato inizialmente (e a quanto hanno continuato a pensare nella redazione di Libero). Poi arriva una notizia che, se ancora fossi in possesso di un briciolo di sconfroto disponibile, mi colpisce in tutta la sua fredda tragicità: a Londra, nel suo appartamento, è stata trovata morta la cantante Amy Winehouse.

Aveva ventisette anni. Ora capisco. Prima, durante una pubblicità, avevo fatto zapping, sempre che tale si possa definire cambiare i quattro canali che il piccolo Mivar consente di vedere. Durante questo mini-zapping ero incappato su MTV, canale che confesso di non guardare più da almeno un paio d'anni. Stavano trasmettendo dei video della cantante londinese, e la cosa mi aveva un po' stupito. Un po' perché MTV da tempo non trasmette quasi più musica. Un po' perché non di video nuovi, video nuovi non ce n'erano da tempo e mai più ce ne saranno a questo punto, parlando di Amy, ma di video vecchi si trattava. Un po' perché sentire buona musica su MTV è sempre una bella sorpresa. Evidentemente si trattava del commiato della rete musicale per antonomasia a una giovane artista bruciatasi, come sempre in questi casi, troppo velocemente. Metto di nuovo su MTV, e ancora stanno trasmettendo video della Winehouse. Sempre gli stessi di prima. Del resto Amy ha pubblicato solo due album, in carriera, e i video a disposizione, mettendoci anche le esibizioni dal vivo, sono solo quelli. I soliti. Stavolta non cambio canale, che di The Rock, in fondo, qui in casa, non frega un cazzo a nessuno. Mia figlia Lucia, a questo punto, mi chiede: “Questa chi è, Giusi Ferreri?”. Domanda lecita. Del resto la Ferreri, che mia figlia conosce per aver visto, Dio e il Telefono Azzurro ci perdonino, X-Factor, molto deve ad Amy Winehouse. Le spiego che si tratta di una cantante che la Ferreri ha copiato, senza star lì ad addentrarmi in ulteriori spiegazioni. Non ne vale la pena. Non perché mia figlia non meriti il mio tempo e le mie parole, ma perché è la Ferreri, penso, che non se lo/le merita. A questo punto interviene mio figlio Tommaso, con il suo solito piglio preciso. “Non è giusto che una cantante copi un'altra - dice - Se uno non ha idee sue, non deve cantare”. Mio figlio ha sei anni, ed è più Straight-Edge di Henry Rollins, quando ci si mette.

La rubrica di Michele Monina su PopOn Potrei spiegargli il labile confine tra il citazionismo e il plagio. Potrei anche lasciarmi andare a considerazioni più generali sulla musica leggera, e andare a dire che anche Amy Winehouse, in fondo, non si era proprio inventata niente. Ma questo, penso, Tommaso lo imparerà più avanti, nel tempo. Quello che stasera mi viene da pensare è che un'altra cantante di talento si è bruciata molto velocemente, troppo velocemente. E lo penso a voce alta, anzi lo scrivo qui, ben consapevole che appena posterò questo articolo su Facebook, arriverà qualche coglione a scrivere la solita frase “muore uno sconosciuto e non lo piange nessuno, muore una rockstar e tutti lì a ricordarla”, frase che, lo ammetto, mi lascia più indifferente di quanto non mi lasci il non sapere come sia andata a finire la faccenda del Re Scorpione, lì, sull'altro canale. Ho spesso dichiarato, in casa, che la musica ha lo stesso valore educativo dello sport e che mi auguro che i miei figli, oltre che al nuoto e a un qualche sport, si appassionino a uno strumento, ma poi considero che i musicisti, da che esiste la musica leggera, ma forse anche da prima, Mozart sta lì a dimostrarcelo, spesso muoiono tragicamente ben prima di quanto non facciano, fortunatamente, i loro coetanei sportivi, perché nella musica, a volte, è contemplata anche quell'aura di autodistruzione che genera bei brani musicali ma che non consente ai diretti interessati di capire come è la vita vista dopo aver scollinato i cinquanta. Neanche il tempo di farmi un giro in rete, per sapere come sono andati i fatti, con le foto dei fan lì, a Camden Square, dove del resto sono transitato anche io almeno un paio di volte, proprio per gettare lo sguardo a casa di quella che, a mio avviso, insieme a Lady Gaga, era la sola icona rock di questi ultimi anni, e già è un florilegio di articoli che tirano in ballo il Club 27.

Quel particolarissimo club che vede iscritti solo le rockstar famosissime morte a quell'età, da Jimi Hendrix a Jim Morrison, passando per Janis Joplin e Brian Jones e arrivando fino a Kurt Cobain. Ecco, io non so se Amy Winehouse, con il suo disperato blues ubriaco è stata un'artista all'altezza di questi nomi, e più che altro non so se oggi, nell'era dell'mp3 abbia senso elevare un nome a quei livelli, di quando la musica era tutta un'altra cosa, ma sicuramente da oggi il suo nome verrà relegato in quel tragico Empireo, penso, il che non è affatto un bene. Temo anche che presto sentiremo i brani a cui Amy stava lavorando da anni, brani che, evidentemente, fosse rimasta in vita, non avremmo mai sentito, almeno in queste versioni non ancora terminate, perché è evidente che ancora non la soddisfacevano. Ma lo spettacolo, almeno finché le case discografiche non andranno davvero tutte a casa, deve proprio andare avanti. Nel mentre mio figlio, come impazzito per faccende che con la morte di Amy Winehouse non hanno a che fare, ha cominciato a ballare come un ballerino hip-hop sulla versione acustica di Rehab che Amy ha eseguito durante un MTV Unplugged. Un balletto davvero ben fatto, lo dico a scanso di equivoci, Luca Tomassini è avvisato. Lucia, invece, mia figlia, mi chiede: “Ma papà, perché stanno passando sempre le stesse canzoni?”. Potrei spiegarle del repertorio minimo della Winehouse, ma la notizia mi ha davvero scosso, e la domanda mi coglie con le difese abbassate. “La cantante è morta,” le dico un po' troppo freddamente, “passano le sue canzoni per ricordarla”. “Ma non era giovane?” mi chiede mia figlia, non fossilizzatasi sul poco tatto di suo padre. “Sì, aveva ventisette anni,” le dico con un po' più di dolcezza, “era proprio giovane.” “Allora non doveva morire,” aggiunge, candida. “No,” chioso, “non doveva morire.”

La rubrica di Michele Monina su PopOn Questo pezzo dovrebbe finire qui. Un bel finale, magari un po' retorico, certo, ma la morte di una ventisettenne, benché di una ventisettenne votata all'autodistruzione, merita anche un po' di retorica. Solo che queste righe sono le ultime de "Lo stato dell'arte", almeno fino al ritorno dalle vacanze, visto che questa rubrica, come il resto di PopOn, si fermerà per il periodo di agosto, e l'idea di salutarvi con un requiem (che del resto era anche il modo con cui mi ero presentato, circa un anno fa) non mi va. Allora ho optato per questo titolo simpatico, "Due pezzi", che fa il verso al bikini, e quindi all'estate, per lasciarmi agio di scrivere un secondo piccolo intervento, quello che state leggendo ora, che in qualche modo funga da vero e proprio “arrivederci”, sicuramente più leggero, e al tempo stesso per consentirmi di giocare con l'idea più terra terra dell'estate, come nel tentativo di allontanare ogni pensiero profondo o intelligente che la morte di Amy Winehouse, e il mio modo di raccontarvela, vi potesse aver fatto venire in mente. E anche per darmi modo di salutarvi spiegandovi a cosa andrete incontro al vostro rientro dalle ferie. Lo stato dell'arte, che con circa trecentocinquatamila battute scritte nel corso dei mesi, il corrispettivo di un libro di circa duecentociquanta pagine vi ha accompagnato, spero, nel corso di questi mesi, diventerà qualcosa di differente. Non so cosa, non ne ho ancora parlato con Paola De Simone, la direttrice di PopOn, ma sicuramente in qualcosa cambieremo. Se in un anno lo stato dell'arte è quello del requiem, del resto, magari è il caso di guardare altrove, non fosse altro per non star qui troppo a piangerci addosso. Magari cambieremo solo il titolo, passando a un più consono “Cazzi miei”, visto che alla fin fine di questo, prevalentemente, vi ho parlato. Per ora mi limito ad augurarvi un'estate bella, fatta di buona musica (se la trovate, poi, fatemi un fischio) e di bella gente. E spero proprio che Paola, la direttrice di PopOn, abbia accettato il consiglio di accompagnare questa seconda parte di quest'ultima puntata di "Lo Stato dell'arte", con una foto di un bel paio di tette, perché, diciamocelo, il titolo "Due pezzi" è solo un “gioco”, questa seconda parte, questo secondo pezzo, è più che altro una coda del pezzo precedente, quindi di topless vero e proprio si tratta. Del resto, cosa di meglio un paio di tette fotografa lo stato dell'arte dell'Italia del 2011? Buone Vacanze.

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Commenti  

 
0 #2 Fasti5 2011-07-26 17:28
A quello che mi ha scritto una mail, in anonimo: che sfigato.
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-1 #1 Fasti5 2011-07-25 12:20
Il commento di tuo figlio sulla Ferreri ... bellissimo! :D
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