È sereno Nino D’Angelo, nonostante la sua esclusione: “Sapevamo di partecipare a una gara, e sapevamo anche che sarebbe potuto succedere quello che è successo” dichiara in conferenza stampa, accompagnato da Maria Nazionale. Non ha perciò recriminazioni, né autocritiche da fare. Neanche sulla scelta di cantare in dialetto, decisione che in molti all’Ariston hanno vissuto in maniera discriminante. “Non ha senso tradurre le canzoni nate in dialetto - ribatte lui - e penso che se avessi cantato 'Vai, andiamo' al posto di jammo jà non
sarebbe stata la stessa cosa. Ci hanno anche chiesto perché non ho messo i sottotitoli. Noi ci avevamo pensato, e forse sarebbe stato più giusto. Ma poi non ce la siamo sentita, perché scegliere di cantare in dialetto e poi sottotitolare in italiano sarebbe stato incoerente”. La speranza per loro è riposta adesso nel giudizio del pubblico a casa, che potrebbe rimetterli in gara con il consenso espresso via televoto. Un giudizio che Nino D'Angelo aspetta con ansia, anche al di là delle ripercussioni che avrà nella gara. “Fino a questo punto si arriva con la giuria demoscopica – ammette - ma trecento persone non possono rappresentare tutta l’Italia. Penso perciò che la risposta definitiva la darà il popolo, che dovrebbe essere sovrano. È vero anche che le risposte del popolo non sono scontate, come nella mia carriera è successo spesso. Ma è un’analisi che farò dopo Sanremo”.
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Mercoledì 17 Febbraio 2010 18:00
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È sereno Nino D’Angelo, nonostante la sua esclusione: “Sapevamo di partecipare a una gara, e sapevamo anche che sarebbe potuto succedere quello che è successo” dichiara in conferenza stampa, accompagnato da Maria Nazionale. Non ha perciò recriminazioni, né autocritiche da fare. Neanche sulla scelta di cantare in dialetto, decisione che in molti all’Ariston hanno vissuto in maniera discriminante. “Non ha senso tradurre le canzoni nate in dialetto - ribatte lui - e penso che se avessi cantato 'Vai, andiamo' al posto di jammo jà non
sarebbe stata la stessa cosa. Ci hanno anche chiesto perché non ho messo i sottotitoli. Noi ci avevamo pensato, e forse sarebbe stato più giusto. Ma poi non ce la siamo sentita, perché scegliere di cantare in dialetto e poi sottotitolare in italiano sarebbe stato incoerente”. La speranza per loro è riposta adesso nel giudizio del pubblico a casa, che potrebbe rimetterli in gara con il consenso espresso via televoto. Un giudizio che Nino D'Angelo aspetta con ansia, anche al di là delle ripercussioni che avrà nella gara. “Fino a questo punto si arriva con la giuria demoscopica – ammette - ma trecento persone non possono rappresentare tutta l’Italia. Penso perciò che la risposta definitiva la darà il popolo, che dovrebbe essere sovrano. È vero anche che le risposte del popolo non sono scontate, come nella mia carriera è successo spesso. Ma è un’analisi che farò dopo Sanremo”.