Claudia Endrigo: dal silenzio la rabbia
Scritto da Paola De Simone
Mercoledì 02 Settembre 2009 13:08
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Claudia Endrigo su PopOn Intervista di Paola De Simone

Sergio Endrigo è uno dei cantautori più delicati e puliti che la musica italiana possa vantare. A lui dobbiamo pagine importanti della nostra storia musicale, eppure in molti sembrano ignorarlo o averlo dimenticato. Alla sua morte, avvenuta il 7 settembre 2005, non hanno fatto seguito da parte dei media e del mondo discografico celebrazioni o memoriali, come ci si aspetterebbe, ma a circondarlo è sceso il silenzio. Un silenzio omissivo che Claudia Endrigo, la figlia, non può più tollerare. Il suo sfogo è arrivato fino a noi.

Claudia, hai chiesto a tutti i fan di tuo padre di farsi sentire dai media, perché il nome di Sergio Endrigo non cada nel dimenticatoio. Raccontaci da cosa muove questa tua battaglia?
Dalla rabbia. Io sono incazzata come una bestia, perché non è possibile che un artista della levatura di mio padre sia stato buttato via, come se non avesse dato nulla alla musica italiana. In tanti mi chiedono perché non si sente parlare mai di lui e non si trova un cd nei negozi. Purtroppo quando mio padre era in vita non mi ha permesso di combattere questa battaglia, e io gli sono stata accanto finché non è morto, ma so quello che ha patito. Una persona che ha partecipato a nove Festival di Sanremo, è arrivato primo, secondo, terzo, ha vinto il Premio della critica; ha collaborato con De Moraes, Pasolini, Ungaretti... Perché tanto silenzio, allora?

Questo perché te lo sarai posto tante volte, che risposta ti sei data?
Che comunque erano vent’anni che di mio padre non si occupava più nessuno. Lui non aveva un manager, un consigliere, qualcuno che lo aiutasse a muoversi, perché si era lasciato andare. Quando la vita ti rema contro per troppi anni, finisce che cedi. Soprattutto se non hai un carattere combattivo, e mio padre era l’uomo più mite del mondo, soffriva in silenzio. E purtroppo da cosa non nasce cosa.

Sergio Endrigo su PopOn Quindi il silenzio che lo circonda oggi non è cosa nuova?
No, considera che tra gli anni ‘80 e ‘90 ha fatto cinque Lp che sono stati buttati via dalle case discografiche, dischi belli, con canzoni straordinarie come Trasloco, Amiamoci, E allora balliamo... E da lì si è innescata una catena di Sant’Antonio in senso negativo. Poi ha avuto il problema dell’udito, un dramma terrificante per mio padre. Quindi piano piano è stato sempre più dimenticato. Poi muore Mino Reitano, e spero che la gente capisca che non ho nulla contro Reitano, e gli si dà il Premio speciale alla carriera sul palco di Sanremo, Porta a Porta gli dedica una puntata, fanno addirittura un francobollo….

E le case discografiche con le quali tuo padre ha lavorato cosa dicono?
Con loro sono al terzo legale, spero questo funzioni. Con la Warner ho avuto grosse discussioni, mi dicono che Endrigo è per un pubblico di nicchia, parere assolutamente opinabile, poi ristampano un disco e fanno promozione solo on line, che non è certo il canale per raggiungere il pubblico di nicchia. Io non pretendo che si faccia la promozione fatta a Giusy Ferreri, ma due anni fa è uscito il disco Nuove canzoni d’amore e non lo sa nessuno. La Sony, invece, mi rifiuta la visione dei contratti firmati da mio padre e dei quali non ho copia, quindi adesso passeremo alle misure forti, perché loro non possono rifiutarsi, visto che io rappresento Sergio Endrigo.

Il catalogo discografico di tuo padre è tutto nelle loro mani?
Sì, e se a loro non importa niente di Endrigo, a maggior ragione troviamo un accordo. Purtroppo papà all’epoca cedette tutte le edizioni, quindi loro hanno il coltello dalla parte del manico. Se vogliono gettare Endrigo nel cassonetto, possono farlo. Però c’è un editore brasiliano che è interessato a tutto il catalogo e non vedo perché devo lasciar marcire la musica di mio padre in un cassetto, solo perché ci sono degli incompetenti che lavorano nelle case discografiche. Combatto e combatterò perché so che mio padre è amatissimo e la gente vuole comprare i suoi dischi.

Sergio Endrigo su PopOn E dal tuo appello capiamo che con i media non va meglio…
No. Già nel 2006 mandai una mail provocatoria alle radio chiedendo come mai non trasmettessero la musica di mio padre. In fondo ha scritto 290 canzoni. Ricordo che Tony Vandoni, direttore artistico di Radio Italia, mi rispose ‘Gentile Signora Endrigo, ci faccia avere il cd, le faremo sapere’. Ho riso tre giorni. Ecco, la musica italiana è in mano a questa gente. Purtroppo non ho avuto tempo, ma avrei voluto mandargli tutta la discografia di mio padre per farsi un po’ di cultura.

Le recenti cover di Fiorella Mannoia (Io che amo solo te), Morgan (Lontano dagli occhi) e Franco Battiato (Era d’estate), invece, ci dicono che almeno i colleghi non lo hanno dimenticato?
Da loro ho ricevuto gesti bellissimi e commoventi. L’11 gennaio del 2006 con Sergio Bardotti, senza il quale non ce l’avremmo fatta, abbiamo organizzato un concerto in memoria di mio padre all’Auditorium Parco della Musica di Roma. In tre mesi è stato montato un evento che ha visto la partecipazione di artisti come Renato Zero, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Gianni Morandi, Nada, Roberto Vecchioni, Bruno Lauzi, Sergio Cammariere, Simone Cristicchi, Mariella Nava, Morgan… Fu un concerto magnifico, senza presentatore. Erano tutti molto emozionati, hanno dimostrato un affetto nei confronti di mio padre che mi ha commosso. Quando sono stati chiamati per omaggiarlo, sono accorsi tutti, gratis. E’ stato bellissimo. E ho capito che papà, dai suoi colleghi, è molto amato.

Colleghi che lo amano, fan che lo stimano, l’unica ostinatamente indifferente resta la discografia. Non sarà per vecchi rancori, visto che tuo padre non ha mai legato molto con i discografici?
Non credo, sono passati troppi anni e i discografici non sono più quelli di prima, o almeno voglio sperare che non sia così. Il vero problema, secondo me, è che sono scomparsi i direttori artistici di una volta, e mio padre è stato accantonato da troppi anni. Molti addetti ai lavori non sanno neanche che il suo ultimo disco inedito, Altre emozioni, è del 2004. E’ un album mediocre, è vero, è stato fatto nei ritagli di tempo, ma il brano Altre emozioni è straordinario, struggente, con un grande messaggio di speranza.

Claudia Endrigo su PopOn In quel disco c’era anche un duetto tra te e tuo padre…
Sì, ma io non vado orgogliosa di quel duetto, perché adesso che canto, lo faccio in maniera diversa. Lì sono stata coinvolta, l’ho fatto per affetto nei confronti di mio padre e lo rifarei domani, ma con la testa di adesso. Non sono una cantante professionista e pensavo di non saper cantare, così lo facevo sottovoce, ma in realtà non canto così.

Da quando hai deciso di seguire le orme di tuo padre?
Io ho sempre cantato, ma pensavo di essere mediocre. Poi l’anno scorso ho cominciato ad andare a lezioni di canto. Però ho scelto di cantare solo le canzoni di mio padre, perché sono quelle che amo di più. Sogno di fare un cd in cui poter cantare il mo Endrigo.

Tornando al tuo appello, se non dovesse funzionare?
Sono pronta a tutto. Se non mi danno ascolto, mi incateno davanti ai cancelli della Rai, salgo sul Colosseo… devono capire che faccio sul serio.

Cosa penserebbe tuo padre di questa battaglia?
Sarebbe felice. Ma io credo lo sappia.

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