Arisa ha voglia di crescere
Scritto da Simone Arminio
Martedì 23 Febbraio 2010 09:25
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Arisa su PopOn Intervista di Simone Arminio

La ventottenne Rosalba Pippa, in arte Arisa, alla fine non ha replicato tra i big di Sanremo la vittoria dello scorso anno nella sezione giovani, In compenso il motivetto allegro e spensierato della sua Malamorenò risulta di sicuro il più canticchiato in questi giorni. Un brano in perfetto stile Arisa, che conferma la spontaneità espressiva di questa giovane interprete. PopOn l’ha incontrata per porgli qualche domanda su Sanremo e sul suo prossimo futuro.


Arisa, com’è andata questa seconda esperienza al Festival?
Molto bene. In maniera tranquilla, perlomeno, perché già l’esperienza dello scorso anno mi aveva dato modo di crescere, sia come interprete che come donna, e di fare grande esperienza. Dopo la vittoria a Sanremo ho avuto tanti concerti e conosciuto tante persone… è stata una bella botta, insomma. Questo secondo Festival mi ha vista invece più consapevole. Sicuramente adesso cantare è il mio lavoro, perciò sono stata più attenta a ogni cosa, e pure ai sondaggi: volevo capire se effettivamente la gente mi voleva bene come me ne ha voluto lo scorso anno.

Nel tuo brano canti di un futuro senza sole, e con un Dio pronto a scappare.
Attenzione, io non credo che Dio sia pronto a scappare. Credo solo che ogni tanto gli uomini, presi dalla desolazione, dubitino della sua presenza. Malamorenò è una canzone nata dall’analisi di Giuseppe Anastasi sui fatti del mondo, i cambiamenti climatici e tutto il resto. Giuseppe ha una forte sensibilità e una forte presa sulla realtà: riesce ad analizzare molto bene i fatti e poi a esporli semplicemente, in musica.

Ma pensi che un futuro così catastrofico possa davvero arrivare?
Penso solo che gli sviluppi descritti nella canzone siano una metafora giusta per mettere in evidenza la società in cui viviamo ora. Nel senso che abbiamo effettivamente tutti un po’ più paura del domani, ma anziché reagire tendiamo a ritrarci con la testa sotto le coperte, o a metterci tutti contro tutti. Però la canzone dice anche: “Può scoppiare in un attimo il sole, tutto quanto potrebbe finire, ma l’amore no”, perché l’amore è l’unica cosa che rimane, anche dopo la morte. L’amore è gratis, ed è tutto ciò che dovremmo fare, la cosa più facile. Eppure non è così.

A Sanremo ti sei presentata in compagnia delle Sorelle Marinetti. Com’è nata la vostra collaborazione?
È nata in primo luogo dalla necessità artistica di avere un coro sul palco, perché quest’anno avevo deciso di esibirmi senza musicisti, avvalendomi solamente dell’orchestra. Cercavo delle coriste, la casa discografica mi ha proposto le Sorelle Marinetti e io ho accettato di buon grado. Molti in seguito mi hanno detto che poteva essere una scelta troppo azzardata per Sanremo. Ma io dopo averle conosciute ho insistito molto, perché credo che sul palco siano davvero incisive.

Arisa su PopOnContinuerete a collaborare in futuro?
Lo spero!

Chi ti ha colpito tra gli altri big di quest’anno?
Mi hanno colpito molto Malika Ayane e Irene Grandi, ma mi sono piaciuti anche Mengoni, Noemi e Ruggeri. In generale credo sia stato un ottimo Sanremo: molto giovane e ricco di progetti interessanti.

Malamorenò è anche il titolo del tuo secondo disco, nei negozi dal 19 febbraio. Di cosa tratta?
È un disco molto poetico, molto delicato. Parla di cose che mi stanno molto a cuore, perciò sono felice di averlo fatto: l’abbiamo pensato come un gesto d’amore nei confronti delle persone che hanno abbracciato la mia causa artistica l’anno scorso. Spero di non deludere, e soprattutto spero che possa segnare la crescita di questa artistuccia. Che sta muovendo i suoi primi passi ma che vuole imparare ancora e diventare grande.

Troveremo nel disco qualche novità musicale di rilievo?
Beh, è un album interamente suonato: c’è il pianoforte, ci sono archi, e molte arie quasi "beatlesiane", altre invece molto swing. Insomma: c’è una bella atmosfera, sempre più sorprendente di brano in brano. In più su iTunes abbiamo regalato ai nostri fan un’altra canzone: un inno alla musica che ho rubato a Giuseppe Anastasi, perché l’ho sentita e mi ci sono rivista molto. Ne abbiamo fatto una versione acustica, con pochi strumenti e la voce molto in avanti, per creare un contatto diverso e più intimo con “gli amici ascoltatori” (mima la voce di Mike Buongiorno, ndr)

Quest’anno c’è stato il ritorno a Sanremo del dialetto, con Nino D’Angelo, ma non è andata molto bene. Pensi, da meridionale, che sia stata una scelta sbagliata o credi invece che al dialetto sia giusto aprire le porte della musica leggera?
Io sono più per il dialetto nella quotidianità, al massimo nelle tv locali. Artisticamente non ne ho bisogno, e non m’interessa difenderlo. A me interesserebbe piuttosto che in Italia si cominciasse a parlare davvero l’italiano. Il dialetto è qualcosa che tu senti dentro di te, e che vuoi tutelare, perché senti forte il legame con la tua terra, ti piace sentire quel suono, quell’appartenenza. Ma purtroppo il dialetto non è comprensibile a tutti, e non è pensabile che ogni italiano conosca il sardo, il milanese e tutto il resto. Perciò io non lo farei.

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