Intervista di Vyncent ValoNeanche il tempo di vestire per la prima volta i panni dell'attore nel film di Rocco Papaleo Basilicata coast to coast (con Alessandro Gassman e Giovanna Mezzogiorno), che Max Gazzè si riveste da musicista e pubblica il settimo disco di inediti della sua carriera: Quindi?. Un album dove ancora una volta, dopo l'esperimento in L'aratro e la radio del 2008, lascia il ruolo di autore dei testi al poeta nonché amico Gimmi Santucci e che si presenta come un denso concentrato di domande. Sin dall'ironico titolo. “È un intercalare, lo usi quando vuoi interrompere un discorso noioso o quando, invece, vuoi proseguirlo per curiosità. Nel senso artistico lo intendo come un momento di stasi, di sospensione. Come quando un bambino scarta il proprio regalo, si genera una contemplazione priva di azione”. Azione, una parola che avrai sentito spesso sul set di Basilicata coast to coast, dove interpreti un muto. Un debutto particolare, no? Era facile cadere nella pantomima con un ruolo del genere, rischi di diventare una macchietta. È stato Rocco a volermi e io mi sono lasciato coinvolgere, talmente tanto che dopo trucco e parrucco sul set, io non ero più Max Gazzè ma Franco Cardillo, il personaggio del film. Uno che parla attraverso la musica, il linguaggio più antico e immutabile di questo mondo. Una comunicazione metafisica. Com'è quella fra te e Gimmi Santucci? Come nasce una vostra canzone? Io sono più bravo come oratore che come scrittore, prediligo la musica alla parola e i nostri pezzi nascono proprio da lunghe chiacchierate, davanti a un tè caldo. Gimmi ha una grande proprietà di linguaggio. E la tua musica, è cambiata? Direi che quella resta uguale, piuttosto è diversa la manualità nel processo creativo. Sono come un cuoco che fa la stessa pasta da anni, ma che col tempo ha imparato a combinarla con il sugo, perché non basta semplicemente rovesciarlo sopra. Solo così diventa addirittura un'opera d'arte.
Cerchi la perfezione?No, anzi. Cerco di mantenere spontaneità e imprecisioni, oggi abbiamo tutti la fissa del correggere gli errori. È diventata una psicosi, tanto che alla fine cambia pure la percezione della musica stessa. Bisogna imparare a riconoscere nuovamente la bontà della semplice espressione. Dalla canzone Storie crudeli (non c'è ragione per raccontare), capiamo che non apprezzi particolarmente quella della televisione per bambini. È vero, credo che i Teletubbies siano degli stronzetti. Con quei quattro colori e relativi simboli rappresentano una sentenza per il genere umano. Spiego. Il triangolo rovesciato è la Terra, il cerchio vuol dire “non intelligente”, l'obelisco è “forme di vita” e la spirale si traduce in attivazione. Quindi il tutto suona come “attivare forme di vita non intelligenti sulla Terra”. In pratica dicono ai nostri figli di diventare dei robot. Quelli sono dei veri e propri mostri nucleari. Quindi è tutta colpa della tivù? No, per carità. Prima era la religione a dirci cosa fare o non fare. E poi anche Walt Disney ne ha fatte di stronzate, con i suoi nani minatori e nasi di legno che si allungano. Non sono istruttivi, i bambini non hanno bisogno del drammatico, perché se immaginano un mondo crudele, allora lo vorranno così. Sta piuttosto nel mio dovere di genitore metterli in guardia dalla finzione e di fronte ad una realtà soggettiva, senza che questa entri in contrasto con quella oggettiva. Ai tuoi figli – Samuele, Bianca ed Emily – cosa fai vedere, allora? Io? L'esorcista, Halloween... (ride, ndr) Vai alla pagina di Max Gazzé Vai alle altre Notizie Condividi |
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Scritto da Vyncent Valo
Venerdì 07 Maggio 2010 00:00
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Cerchi la perfezione?