Intervista di Paola De SimoneLontani ormai dall’uscita del suo disco Orchestra e voce e dall’annuncio del nuovo tour (a oggi concluso), abbiamo chiesto di poter intervistare Francesco Renga per accontentare i tanti di voi che lo desideravano. Renga è stato disponibile e solare e, oltre a concedersi alle nostre curiosità, ci ha anche dato qualche gustosa anticipazione su un nuovo disco in preparazione. Ah, ovviamente non abbiamo omesso di chiedergli lumi sulla proposta, in qualità di quarto giurato, fattagli dagli organizzatori di XFactor. Tiriamo le somme sul tour che si è appena concluso? E’ stato un vero successo e si è aggiunto alla grande soddisfazione raccolta con il disco Orchestra e voce. Un lavoro che non era stato pensato solo per il mercato italiano, ma per esportare Francesco Renga anche all’estero, la voce prima e poi tutto il resto. Quindi in realtà il tour è stato uno sfizio che mi sono voluto togliere, perché ho immediatamente capito l’impatto che aveva avuto l'album sulla gente. Come motivi il successo dell’album? In realtà, al di là delle mie aspettative, dei miei progetti e anche delle mie intenzioni, credo che Orchestra e voce abbia in qualche modo risposto a un’esigenza della mia generazione, quella dei 40enni, e non solo, che avevano evidentemente voglia di ritornare fanciulli attraverso queste che sono le canzoni dei nostri genitori. Canzoni che non abbiamo esattamente scelto, ma che in qualche modo ci hanno accompagnato nella fanciullezza. E credo che la chiave di lettura di quello che si può ormai decretare un successo anche italiano sia tutta qua. Un’esigenza per la tua generazione, quindi anche per te? Assolutamente sì, Orchestra e voce è un disco che ho voluto fare per me, per togliermi uno sfizio, ma anche per portare queste canzoni all’attenzione di gente che non le aveva mai sentite. Perché in realtà, tornando al tour, la vera sorpresa è stata l’eterogeneità del pubblico: 60enni, 50enni, 40enni, ma anche persone più giovani che poco hanno avuto a che fare con queste canzoni e che evidentemente, in qualche modo, sentivano latente l’esigenza di ascoltare grandi classici.
Ad accompagnarti c’è stata l’Ensamble Symphony Orchestra. Come cambia il palco con una scelta così affollata? Paradossalmente sei molto più solo cantando con un’orchestra che non con una band. Quindi la prima cosa che per me salta agli occhi, anzi alle orecchie, è proprio questa responsabilità grandissima di “dirigere” tutto un concerto da solo. E questo accade perché trattandosi di 45 elementi è difficile instaurare un rapporto sul palco, se non con il pianista Giacomo Loprieno o in qualche momento con il direttore dell’orchestra. In realtà l’orchestra è tale in quanto coro, tanti elementi che sono un solo elemento e paradossalmente non puoi interagire con nessuno di loro. Ma, detto questo, dal punto di vista tecnico è stata una grandissima sorpresa anche per me, proprio perché era la prima volta che mi cimentavo in uno spettacolo di questo tipo e all’inizio le paure erano tante. Non è assolutamente facile cantare su un’orchestra sinfonica, ma il lavoro di Celso Valli, arrangiatore e produttore, e anche la grandiosità di queste canzoni mi hanno aiutato moltissimo. Hai quindi finito con il sentirti a tuo agio? Sì, e in realtà anche i miei collaboratori più stretti, che mi conoscono bene e mi seguono da oltre vent’anni, mi hanno detto: “Non ti abbiamo mai visto così a fuoco, così preciso, così a tuo agio, così sensato come in questo spettacolo di Orchestra e voce”. Vista la difficoltà esecutiva dei brani, è stato vocalmente faticoso? Sì, e sulla tecnica sto lavorando da tempo, e non solo per questo progetto. Solo così ho acquisito la tranquillità tecnica e la maturità necessarie per affrontare questi grandi classici, e quindi il confronto con interpreti giganteschi. Stiamo parlando di Mina, di Del Monaco, di Demetrio Stratos… di interpreti assoluti, riferimenti artistici per me enormi. Il pericolo, quindi, era di sbagliare, di scimmiottare questi grandi artisti o ancor peggio di uscirne con le ossa rotte. E io, dal basso della mia incoscienza (ride, ndr), ho voluto semplicemente fare un omaggio a questi classici e ai loro grandi interpreti, però vocalmente sono tutte canzoni molto difficili. Attraverso YouTube ho visto che, con questo tour, hai collezionato parecchie standing ovation. E a proposito di YouTube, quella di essere ripreso e ‘condiviso’ è una moda che ti disturba? No, a me non disturba tanto. Quando le cose vanno bene, non disturba mai. YouTube è un’arma a doppio taglio, nel senso che ormai si sa che un quarto d’ora dopo un’esibizione sei in Rete, ma questo vuol dire che tutti quanti possono godere, sì, del tuo successo, ma anche ridere della tua figuraccia. Certo è che quando le cose vanno bene, ti diverte molto e non dispiace che la gente si appassioni a te o, come in questo caso, a questo spettacolo. Io credo che tutte le cose che hanno postato, e che concernono Orchestra e voce, hanno dato qualcosa a questo progetto.
Viste le soddisfazioni incassate, stai pensando a un seguito di Orchestra e voce? Questa è un’esperienza che, in maniera abbastanza sorprendente, è arrivata a soddisfare un’esigenza personale, che poi ho voluto condividere con il pubblico, ma non ti nascondo che sono tantissime le canzoni rimaste fuori, tantissimi autori e interpreti che in qualche modo comunque hanno segnato il mio percorso artistico. Quindi non escludo il ritorno. Però in questo momento sono concentrato su un disco di inediti che, nelle mie intenzioni, dovrebbe vedere la luce entro la fine di quest’anno, per cui in questo momento sono concentrato soprattutto sulle canzoni nuove. Addio estate, allora? Sicuramente quest’estate vacanze non se ne fanno (ride, ndr). In realtà vorrei anche mettere su una piccola ‘coda’ estiva di questo tour, magari nei posti che non sono riuscito a toccare questo inverno. Poi ci sarà probabilmente un grande evento a Settembre, per chiudere questo percorso, e immediatamente dopo credo che ci sarà l’uscita del disco di inediti, che a questo punto dovrò riuscire a realizzare nei ritagli di tempo. Per fortuna sono già a buon punto a livello di scrittura e composizione, ma c’è ancora da fare tutto il lavoro di arrangiamento e di produzione. Dobbiamo aspettarci ancora qualcosa al sapor di orchestra? Non credo, anzi te lo posso già anticipare in maniera decisa, non sarà un prosieguo di Orchestra e voce, anche perché secondo me sarebbe sbagliato usare l’orchestra sinfonica per un disco di inediti pop, che deve parlare a un mercato come quello che stiamo vivendo adesso. Non dimentichiamoci che la grandissima sorpresa di Orchestra e voce è stata vedere un progetto basato su un’orchestra sinfonica, su una voce e su grandi classici spopolare nella radio. E’ stato un risultato incredibile che nessuno si aspettava. Radio Deejay e RTL che passano L’immensità o Un amore così grande rappresentano per me la vera rivoluzione. Ora, però, non si deve avere l’arroganza di fare un disco di inediti e trattarlo come queste grandi canzoni classiche. Il tuo nome è nella rosa del possibile quarto giurato di XFactor, ti è stata realmente fatta una proposta? Assolutamente sì. Anche se in realtà non è stata proprio una proposta, sono stato convocato da amici, quindi persone che stimo e alle quali voglio molto bene, per discutere di XFactor e io ho raccontato quello che penso. Ho palesato la mia visione in merito a questo sistema e ho detto quale potrebbe essere il mio personale apporto a una trasmissione di quel tipo. Poi, però, non c’è stato un riscontro o un ritorno. In realtà credo che sia stato solamente un modo per sondare una mia volontà di partecipazione a quella trasmissione.
E quale potrebbe essere il tuo personale apporto a una trasmissione di quel tipo? Io credo che queste trasmissioni stiano in qualche modo cambiando il sistema in maniera sbagliata, sbilanciando troppo il mercato discografico verso la potenza mediatica della televisione. Questo secondo me è l’errore di fondo. Detto questo, non sono un talebano e capisco che il sistema è cambiato. La cosa che, però, mi sarebbe piaciuta fare - e lo dico senza nessuna dietrologia - è dare una mano a questi ragazzi che vengono sbattuti in un sistema che rischia di sgretolarli; un sistema in grado di fare un buon servizio a qualche casa discografica, ma non certamente a loro e nemmeno al mercato. Questo io lo dico da tempo non sospetto e credo che il vero problema sia lasciare questi ragazzi in balia di un successo improvviso e gigantesco, per quelli che sono ormai i numeri del mercato del 2010. In qualche modo vengono sfruttati sull’onda di una notorietà televisiva imponente e poi abbandonati a se stessi, senza dargli la possibilità di risalire la china in alcun modo. E la soluzione quale sarebbe per te? Io ce l’avrei ma non te la dico! (ride, ndr) Credo che i ragazzi vadano allertati, devono capire che quello che stanno facendo è televisione e il successo che verrà, per il 90%, è frutto di quella televisione. E quindi in realtà hanno costruito ben poco, anche se poi i numeri danno ragione al sistema. Ma questo vuol dire solo che si stia facendo del gran bene a certe case discografiche che pareggiano i conti grazie a questi ragazzi, ma la stagionalità di queste meteore fa male a tutti, al mercato e soprattutto a loro. E’ importante, quindi, che loro sappiano quello che stanno facendo in maniera consapevole e razionale. Speriamo di vederti in giuria, a questo punto. No, ormai (ride, ndr)! Non ho più sentito nessuno e sto lavorando al disco nuovo, se me lo chiedessero in questo momento, sarei in difficoltà. Grazie a Ginevra Gulinelli per la disponibilità. Vai alla pagina di Francesco Renga Vai alle altre Interviste Condividi |
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Scritto da Paola De Simone
Venerdì 28 Maggio 2010 00:00
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Intervista di Paola De Simone
Ad accompagnarti c’è stata l’Ensamble Symphony Orchestra. Come cambia il palco con una scelta così affollata?
Viste le soddisfazioni incassate, stai pensando a un seguito di Orchestra e voce?
E quale potrebbe essere il tuo personale apporto a una trasmissione di quel tipo?