Intervista di Vyncent Valo“È la prima volta che vado in un'enoteca e mi danno da bere l'acqua!”. Effettivamente Omar Pedrini non ha tutti i torti. La cornice scelta per presentare il disco La capanna dello zio rock è una nota casa del vino in quel di Milano, non solo per assecondare una della sue passioni, quanto per sottolineare un'importante – e insolita – collaborazione. Il disco, una collection di diciotto brani con uno sguardo al passato con i Timoria e al suo presente da solista (più due inediti: Zio rock e Figlio del vento), avrà una limited edition molto particolare. Abbinato al cd, infatti, una versione Magnum della Barbera Monterbruna dell'azienda Braida. “Me l'hanno chiesto loro – dice - e prima di me l'hanno fatto Bruno Lauzi, Giorgio Faletti e Roby Facchinetti dei Pooh. Il vino è fonte d'ispirazione per molte citazioni colte, i più grandi insegnamenti li ho ricevuti proprio da grandi viticoltori”. Proprio il vino, a un certo punto, riempie i calici e le bocche, rendendo le parole più morbide, i ricordi paradossalmente più nitidi. Pedrini è un fiume (rosso?) in piena e sorso dopo sorso snocciola dal passato un'idea di futuro vivo. Che per uno che ha rischiato di salutare tutti e tutto nel maggio del 2004 per un aneurisma aortico non è affatto un pensiero scontato. Il ricordo di quel momento pesa ancora? A volte sì. Io con la musica ho sempre dato da mangiare a mio figlio (Pablo, dodici anni, ndr) e quando i medici mi hanno detto che non avrei più potuto cantare non sapevo che fare. Ero in ospedale, completamente immobilizzato, con il solo uso degli occhi. L'unica consolazione erano le infermiere che mi giravano attorno... Di mutande ne ho sbirciate un bel po'! Da lì nacquero Shock e altri brani che hanno poi fatto parte di Pane, burro & medicine, il mio ultimo album di studio. Quella e altre canzoni fanno parte della tracklist de La capanna dello zio rock, il tuo primo best of. Come hai guardato al passato? Con curiosità. Per un 40enne come me il lavoro è stato tanto: sedici album, più di duecento canzoni pubblicate. L'ho ascoltato, osservato e ho ripensato a me, a quel ragazzo che esordiva negli anni 90 e che voleva cantare il rock in italiano. Potevo sembrare velleitario, poco simpatico, persino presuntuosetto. Mettevo sul piatto sapere e bravura e non ero compreso. Ora il mio pubblico mi capisce, oltre a cantare mi chiede addirittura di leggere libri per loro. La vera trasgressione per una rockstar è quella, non calarsi i pantaloni sul palco.
Tu, però, i pantaloni li hai tirati giù per davvero, per uno shooting di una nota rivista.Ti racconto una cosa. Dopo 64 anni di vita mia madre è andata a coltivare i suoi amati fiori altrove. Era una vera hippie, ricordo da piccolo i concerti dei Nomadi, di De Andrè, lei con i sandali e un forte odore di marijuana. Girare nudi lì era una cosa normalissima, così come fare un bagno senza vestiti tutti insieme al lago. Quando mi hanno chiesto di posare come lei mi aveva fatto ho accettato e, visto che non conosco il grigio, se nudo doveva essere allora che fosse integrale. Quella foto, tra l'altro, è arrivata in un momento difficile. Quale? Avevo appena perso mia madre, e mia moglie per altri motivi. Mi ero rinchiuso in un monastero per evadere da tutto quello. Con quel gesto ho rivendicato la voglia di fare il cretino. Una cazzata all'anno me la concedo. Ho chiesto persino il permesso a mio figlio, ha riso, ma poi ha accettato... Pablo ha la stessa passione del papà? L'altro giorno ho visto che ha messo su un disco dei Pink Floyd. Aveva lo sguardo estatico. Ma i tempi sono cambiati. Quand'ero giovane io la parola giusta era condividere, un album lo si ascoltava con gli amici. Ci si passava la copertina, i testi delle canzoni, si ascoltava traccia per traccia a ripetizione. Oggi sono tutti soli, con le loro cuffiette. Per i suoi amici sarai un mito. Sì, ma non perché faccio rock. Semplicemente perché vado in tv. Vogliono tutti fare i calciatori, così possono farsi le veline. Oppure vogliono il tatuaggio, perché ce l'ha Corona. Ho partecipato con un brano (Figlio del vento, ndr) e un cameo all'ultimo film di Pupi Avati, Il figlio più piccolo, e il protagonista è questo ragazzo talmente ingenuo che rasenta la stupidità. Eppure è un buono, un puro. Spero che in giro ce ne siano ancora. Nella musica di oggi ce ne sono? Non lo so. Per questo best of ho registrato dall'inizio alla fine tutti i brani, anche quelli dei Timoria. E non perché non mi piacesse la voce di Francesco (Renga, ex cantante del gruppo, ndr) ma perché volevo cantarli io, con la mia. Con uno sforzo incredibile, mantenendo la tonalità originale. Non sono bravo, sono uno istintivo, credo che questo arrivi. Purtroppo vedo che intorno escono solo piccoli Renga e piccole Giorgia. Tanta tecnica, ma...
Inutile studiare, quindi?No, non giustifico gli incapaci. I Sex Pistols, con la loro filosofia del non saper suonare nulla e farlo lo stesso, hanno sbagliato alla grande. Prendi Kurt Cobain, però: secondo me cantava da Dio, seppur non avesse estensione. Graffiava la schiena quando lo sentivi. Ho pianto quando è morto. X Factor. Sarai uno dei giudici, come dicono le voci di corridoio? Sono dipendente Rai, faccio l'autore e il conduttore, quindi era scontato che mi venisse chiesto, a maggior ragione che sono cantautore. Purtroppo io non ho mai parlato con Magnolia, che produce il programma, e sono loro che decidono. Una cosa così, però, mi spaventerebbe, non so se la farei. Sei contro i talent show? Non concepisco il riciclo continuo e senza sosta. L'anno scorso Carta ha vinto Sanremo, quest'anno Scanu. Giusy Ferreri mi piace, ha un bel timbro, ma cosa le fanno cantare? Robaccia. Oggi più di prima un bravo artista ha la possibilità di venir fuori, anche attraverso Internet. In tempo di crisi, poi, escono i veri geni. Ma chi c'è dietro questo genere di programmi dovrebbe essere meno superficiale. Tu lo sei mai stato? Fortunatamente no. Quando ho avuto l'aneurisma, l'attimo prima di chiudere gli occhi ho pensato davvero alla mia vita e mi sono accorto di non avere conti in sospeso. Confondiamo sempre ciò che è urgente con ciò che è davvero importante. Facciamo dieci cose su tredici e tralasciamo proprio quelle alle quali teniamo di più. Andate da vostra madre, da vostra sorella. Parlate, dite le cose che avete sempre voluto dire. Non aspettate di entrare in coma. O in cOmar (ride, ndr). Vai alla pagina di Omar Pedrini Vai alle altre Interviste Condividi |
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Scritto da Vyncent Valo
Martedì 29 Giugno 2010 00:00
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Intervista di Vyncent Valo
Tu, però, i pantaloni li hai tirati giù per davvero, per uno shooting di una nota rivista.
Inutile studiare, quindi?