Simona Molinari, jazz inside
Scritto da Gerardo Larosa
Venerdì 16 Luglio 2010 00:00
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Simona Molinari su PopOn L'ultimo anno e mezzo è stato ricchissimo di soddisfazioni per Simona Molinari: dalla partecipazione al Festival di Sanremo alla tournée in Cina, senza tralasciare premi e attestati di stima per il suo disco d'esordio. Da poco è uscito, invece, il suo secondo album, Croce e delizia, trainato dal singolo Amore a prima vista, in cui la cantante aquilana d'adozione duetta con Ornella Vanoni. Le affinità elettive con una delle signore della musica italiana, le altre collaborazioni e le sue considerazioni sull'Abruzzo dopo il tragico terremoto del 2009 sono alcuni degli argomenti della nostra intervista, realizzata in collegamento da New York, dove Simona si sta ricaricando prima di ripartire il 22 luglio da Monopoli (Ba) per una tournée che durerà fino a settembre.

L'anno scorso al Festival di Sanremo avevi duettato con Ornella Vanoni in Egocentrica e ora siete nuovamente in coppia. Hai fatto breccia nel suo cuore...
Ho scritto questa canzone pensando proprio a lei e le ho chiesto di eseguirla insieme. Mi ha risposto che avrebbe voluto prima ascoltarla. Ero terrorizzata perché Ornella è una persona molto schietta e se deve dire un no, lo fa. Dopo qualche giorno mi ha chiamato, dicendomi che il brano le era piaciuto e che potevamo registrarlo. Puoi immaginare la mia felicità. Non smetterò mai di ringraziarla.

Come si è comportata nei tuoi confronti?
È stata sempre molto umana con me. È nato un rapporto vero, di stima reciproca, al di là della musica. Ora ci sentiamo a cadenze fisse.

Quest'anno non sei stata invitata al Festival di Sanremo. Ci sei rimasta male o te l'aspettavi?
Avevamo presentato un brano ed era anche piaciuto alla commissione però non ce l'abbiamo fatta. Lì per lì mi sarebbe piaciuto ritornare su quel palco ma forse è stato meglio così, perché altrimenti non sarei potuta partire per l'Asia e sinceramente, dovendo scegliere tra le due cose (ride, ndr), avrei preferito la tournée all'estero. Chiusa una porta, si apre un portone.

Quale brano avevate presentato alla commissione di Sanremo?
Questo veramente non lo posso dire (imbarazzata, ndr). Non è nel disco però.

Hai accennato al tuo tour in Estremo Oriente. Nel disco hai inserito anche un brano live (How insensitive, ndr), registrato proprio a Hong Kong. Com'è stata quest'esperienza all'estero?
Fantastica. Non ero mai stata prima d'ora in Asia e la gente mi ha accolta con calore. Tutto lo staff mi ha seguito con attenzione. Hanno parlato di me sui giornali e c'è stata una bella rassegna stampa. Le persone lì sono aperte nei confronti degli artisti stranieri, senza pregiudizi di sorta. Abbiamo fatto il tutto esaurito, quindi a ottobre torneremo a Hong Kong, facendo tappa, questa volta, anche a Tokio. Cantare in Giappone è un altro sogno che si realizza.

Il jazz prende piede anche in Asia, quindi...
Finalmente, piano piano, questo genere si sta spargendo per il mondo. In Cina, infatti, non mi aspettavo questo riscontro ma mi hanno confermato che anche lì si stanno aprendo un sacco di strade per il jazz.

Parliamo del nuovo disco. In Croce e delizia la tua vena cantautorale emerge maggiormente rispetto a Egocentrica. Hai desiderato avere più voce in capitolo in questo progetto?
Simona Molinari su PopOn Sicuramente questo disco è curato più da me. Gli arrangiamenti partono da una mia idea e poi sono stati lavorati con la Mosca Jazz Band e Raffaele Pallozzi, con il quale ho firmato diversi brani. Il lavoro di squadra, comunque, è sempre fondamentale per me.

La tua collaborazione artistica con Fabrizio Bosso si è rinnovata anche in questo disco. L'hai corteggiato tu o si è proposto lui?
Dopo Sanremo, Fabrizio ha partecipato a molte mie serate live. È stato un grande onore per me e la mia band. Con lui si è creato un bel clima e abbiamo formato una grande famiglia. Quando abbiamo registrato il disco, è stato naturale che facesse parte di questo progetto.

Portate gli uomini è tratta dalla versione italiana del musical “Jekyll & Hyde”. Eri nel cast di quello spettacolo con Gio’ Di Tonno. Pensi di riproporti ancora nelle vesti di cantante-attrice?
Ho una grande passione per il musical. Anche durante questo mio soggiorno newyorkese ne ho approfittato per andarne a vedere uno. Per il momento mi dedicherò solo alla carriera da solista e alla scrittura. Non escludo, però, in futuro di poter recitare una parte, perché è un'esperienza bellissima.

Mettici più verve è scritta interamente da Roberta Giallo, cantautrice esordiente. Come mai questa scelta?
È una cosa stranissima perché io e Roberta ci siamo conosciute circa sette anni fa all'Accademia di Sanremo. Già allora mi piaceva la sua voce e il suo modo di scrivere. Poi è passato del tempo e ci siamo perse di vista, fino a quando i miei editori mi hanno fatto ascoltare la sua canzone, arrangiata piano e voce. L'ho subito riconosciuta e ho voluto fortemente inserire il pezzo nel mio disco.

Parlando di giovani artiste mi viene in mente Silvia Aprile, recentemente passata nella tua etichetta discografica (Isola degli Artisti, ndr). Collaborazione all'orizzonte?
Mi piacerebbe. Adesso Silvia sta preparando un disco con il mio produttore (Carlo Avarello, ndr) ma non so di preciso quando uscirà. Una collaborazione tra di noi non la escludo. Io sono a favore degli incontri musicali perché credo che si crei sempre qualcosa di speciale.

Il brano che chiude il disco, Tutto il rumore del mondo, è stato scritto in seguito al sisma che ha colpito L'Aquila. Tu sei abruzzese d'adozione. Com'è la situazione in quei luoghi, dopo le recenti polemiche?
C'è tanta amarezza. Dopo un anno, si tirano le somme e il bilancio non è certo positivo. Nella fase dell'emergenza è stato fatto tanto. Nel momento della ricostruzione, invece, non si vede ancora niente e la gente comincia a scalpitare. I giovani vanno via e L'Aquila sembra proprio una città fantasma. Quando torno, non trovo più i miei punti di riferimento, perché i miei amici sono tutti fuori. È dura per me e immagino che lo sia ancora di più per chi ci vive. L'Aquila ha ancora bisogno di aiuto.

Simona Molinari su PopOn Passiamo ad argomenti meno tristi. La copertina di Croce e delizia ti rappresenta quasi in versione avatar. Un altro approccio rispetto alla spontaneità della cover del primo disco. Come mai questa foto ritoccata al computer?
Ho avuto l'occasione di realizzare un servizio fotografico con Marco Glaviano, un grande fotografo. Alla fine, per la copertina abbiamo scelto proprio quella foto, nonostante sia consapevole che non mi rappresenti appieno. Ci sono anche dei motivi logistici sotto. L'uscita del disco era prevista inizialmente a settembre e poi è stata anticipata, così abbiamo dovuto fare tutto un po' di corsa. Mettiamola così: inconsapevolmente abbiamo cavalcato anche noi l'onda del film “Avatar” (ride, ndr).

E per finire una curiosità. Come mai la tua band si chiama Mosca Jazz Band?
Nei concerti e nelle ospitate televisive non potevo e non volevo proprio fare a meno della mia band. Dato che la Molinari (sambuca, ndr) si beve sempre con la mosca, ci siamo detti: “Se vuoi la Molinari, devi prendere anche la Mosca” (ride, ndr).

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