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Umberto Tozzi

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F.S. come Federico Stragà e Frank Sinatra Stampa E-mail
Scritto da Paola De Simone   
Lunedì 01 Settembre 2008 08:00
Federico Stragà su PopOn “L’amore è un astronauta pa pa/La vita è un’astronauta pa pa/Mia nonna è un’astronauta pa pa”… lo abbiamo conosciuto grazie al tormento di questo ritornello nell’estate del 2000 e in molti di noi è rimasta negli anni un’idea di leggerezza artistica legata al nome di Federico Stragà. Ma a distanza di cinque anni dal suo ultimo Festival di Sanremo, il cantante veneto è tornato con un disco che spiazza per la distanza artistica considerevole compiuta rispetto al punto di partenza. Dal pop allo swing, per un omaggio a The Voice, con un disco intitolato Federico Stragà canta Frank Sinatra. PopOn lo ha raggiunto perché era davvero il caso di saperne di più.

Ti abbiamo lasciato nel 2003 al Festival di Sanremo in coppia con Anna Tatangelo, ti ritroviamo ora con un disco di cover di Frank Sinatra. Ci racconti quale tragitto artistico hai percorso tra queste due tappe?
Sono due tappe che in realtà ho percorso parallelamente per un bel po’ di tempo e che tuttora camminano in parallelo. Risale, infatti, al 2001 l’idea di proporre questo progetto su Sinatra a quello che al tempo era il mio bassista e che in questo caso è diventato il contrabbassista del gruppo. Perché sentivo la necessità e la voglia di evadere da quella realtà musicale che continuavo comunque a vivere. Tutt’oggi, facendo questo tipo di repertorio swing, avverto un po’ la sensazione di essere fuori dal normale circuito musicale radiofonico che ho frequentato dal 2000 in poi. Quindi la scelta di dedicarmi a questo genere musicale è stata dettata semplicemente dalla voglia di tornare alla musica suonata, non finalizzata al tentativo di vendere dischi, ma al divertimento.

In te ci sono quindi due anime artistiche?
Probabilmente per il genere di canzoni che ho cantato, io sono sempre stato etichettato come cantautore. In alcuni casi lo sono anche stato, ma in realtà mi sono sempre sentito, e tuttora mi sento all’80%, un interprete di canzoni e non un autore di canzoni. Se mi è capitato di essere autore è stato quasi un caso, nei due dischi che ho pubblicato ci sono, infatti, solo due o tre canzoni mie. In questa veste di crooner mi sento totalmente interprete e forse sono più a mio agio, proprio perché ho sempre dato in qualche modo, involontariamente e naturalmente, più importanza all’aspetto interpretativo, piuttosto che agli altri aspetti.

Visto che nella musica italiana si tende molto a etichettare gli artisti, ora che facciamo? Smettiamo di considerarti un cantante pop?
No, in realtà io continuo a fare concerti con le mie canzoni, tra l’altro a settembre farò soltanto serate come Stragà e non come “Sinatra” (sorride, ndr). Mi rendo conto che ogni tanto mi lascio trasportare dalle canzoni di Sinatra e mi viene quasi da pensare che in italiano non canterò più e non farò delle canzoni nuove, in realtà nel cassetto ci sono ormai da tempo dei provini e, chissà, forse un giorno si potranno trasformare in un disco, questo lo spero ma non lo so. Fortunatamente, però, quando riprendo, anche dopo qualche mese, a cantare le mie canzoni in italiano, a fare insomma delle serate pop, vedo che la passione verso questo genere musicale non è passata. Quindi sicuramente dentro di me c’è ancora la voglia di fare delle cose nuove, come ci sarebbe anche la voglia di partecipare nuovamente a Sanremo. Per cui la morale di questa storia è che la speranza è l’ultima a morire, forse.

Il tuo ultimo disco pop è stato Click here
…in realtà nel 2003, in occasione della mia partecipazione al Festival di Sanremo, è uscita una raccolta da me non voluta, perché mi faceva un po’ ridere pubblicare un greatest hits avendo solo due album all’attivo. Poi a dire il vero questo disco ha dato anche qualche soddisfazione, più di quanto non ci si aspettasse. Però, sì, quando penso al mio ultimo album, effettivamente penso a Click here, e quindi al 2001.

All’epoca di questo tuo secondo disco godevi di una discreta fama, non pensi che si poteva cavalcare meglio l’onda della popolarità?
La popolarità, chiamiamola così, è stata data dai due singoli che hanno preceduto l’album: L’astronauta, che è uscito a giugno del 2000, e Cigno macigno, che è uscito a novembre dello stesso anno. Poi ci sono altri pezzi che purtroppo si sono fatti conoscere limitatamente alle recensioni che del disco sono state fatte, fortunatamente in generale positive. Leggevo proprio l’altro giorno un dizionario di musica che concludeva così il commento su Click here: “Un album di qualità che però non ha avuto il riscontro che meritava”.

Se i singoli hanno successo e il disco no, di chi è la colpa, se di colpa si può parlare? E’ così che va il mercato?
In quel caso c’è stato sicuramente un episodio fondamentale e inaspettato: dopo un’estate come quella con L’astronauta e un autunno come quello con Cigno macigno, il mio discografico dava per scontata la partecipazione al Festival di Sanremo. Di conseguenza noi ci siamo presentati con un pezzo che si chiama La farfalla di seta, contenuto all’interno di Click here, sono arrivato tra i finalisti, ma non sono entrato nella rosa dei partecipanti. Quello forse è stato un motivo per cui l’album non ha avuto grande visibilità, anche perché dopo il rifiuto del Festlval, la discografica ha deciso di farlo uscire a gennaio che, tra l’altro, chi conosce un po’ l’ambiente discografico sa che è un mese abbastanza strano per fare uscire un disco. E quindi i risultati sono stati, credo, anche per questo non dei più fantastici.

Federico Stragà su PopOn Veniamo ai giorni nostri. Ci hai raccontato che questa tua passione per Frank Sinatra risale al 2001, come mai allora questo disco sei riuscito a realizzarlo solo oggi?
Innanzitutto ci tengo a dire che questo disco è stato fatto con un contributo dell’IMAIE, e qui si torna agli interpreti, perché l’IMAIE è proprio l’ente che salvaguarda la figura degli interpreti esecutori. Quando ho iniziato questo percorso parallelo con lo spettacolo dedicato agli standard e a Frank Sinatra, non avrei mai immaginato di fare un disco. Tant’è che questa decisione l’ho presa soltanto agli sgoccioli, quando dovevo entrare in studio, a un mese dalla registrazione del tutto. Anche perché inizialmente c’era l’idea di sfruttare questo contributo per realizzare un singolo nuovo, e quindi sto parlando di pop italiano, ma poi, non so neanch’io come, ho optato per quest’altra strada. E sento di aver fatto la cosa giusta, perché indipendentemente da come andrà il disco e dal tipo di riscontro che avrà, credo che sia importante per me pubblicizzare e promuovere questo spettacolo, che finora si è basato soltanto sul passaparola e penso che meriti di essere divulgato ancora di più.

Questo spettacolo lo stai portando in giro per l’Italia?
Sì e mi piacerebbe continuare. Sono stato da poco a Giovinazzo in Puglia, a febbraio sono stato a Ginosa, poi a Cavalese, a Fregene, insomma la voce si sta spargendo.

Il disco rappresenta il concerto che proponi?
Sì, il disco testimonia abbastanza fedelmente quello che vado a fare dal vivo e che mi piacerebbe continuare a fare. Non so che sorti avrà questo album e se ci sarà un seguito, ma sicuramente questo concerto continuerò a farlo, indipendentemente dai risultati del disco.

E l’aver toccato un mostro sacro come Sinatra non ti ha messo neanche un minimo di timore?
Mi mette sempre dei timori. Frank Sinatra è e rimane un mio punto di riferimento, ma sento che sto cercando pian piano, da autodidatta, di spaziare per non fissarmi troppo con Sinatra. Così sto ascoltando Ella Fitzgerald, piuttosto che Dean Martin e Tony Bennett, per cercare una mia piccola identità all’interno di questo genere. Il paragone con Sinatra non lo prendo neanche in considerazione, perché non mi farebbe dormire la notte, per me la sua voce e un po’ tutto il suo personaggio rimangono dei traguardi inarrivabili, ma sono di stimolo per migliorare all’interno di un genere che è lo swing e che ha bisogno di un certo tipo di studio e di passione, che sento fortunatamente di avere.

E a proposito di studio, c’è un’ottima pronuncia in questo disco e mi fa pensare che ti sia impegnato molto.
Sì, finora ho ricevuto anche da questo punto di vista delle critiche positive e penso che sia abbastanza strano considerando che non ho mai cantato in inglese prima di questa esperienza, perché non avevo mai sentito la voglia né il bisogno di farlo. Cerco di fare meno errori possibile, facendomi aiutare anche da mia sorella, che è la studiosa della famiglia ed è laureata in lingue. Forse, però, aveva ragione il mio professore di francese che, commentando i risultati alla fine del quadrimestre, diceva: “Stragà prende cinque allo scritto e, per un fattore puramente cromosomico, sette all’orale”. Certo mi piacerebbe molto avere la possibilità di andare in America per approfondire questo aspetto ma, avendo una bimba piccola, non so se riuscirò mai a farlo.

Federico Stragà su PopOn Parliamo delle canzoni. In tracklist hai riproposto alcuni brani del disco di Sinatra intitolato Live in Paris e pubblicato nel ‘62, quando non eri ancora nato. Perché ti sei basato proprio su questo riferimento live?
Penso spesso al fatto che queste canzoni che ascolto esistevano già venti o trent’anni prima di quella registrazione, e questo pensiero mi fa provare una sensazione abbastanza strana. Comunque ho scelto quell’album come punto di riferimento perché, nel momento in cui ho deciso di cimentarmi in questo repertorio, ho cercato di essere obiettivo e realista, quindi non potevo pensare di convocare trentacinque elementi per farne un’orchestra e di conseguenza uno spettacolo dedicato a Sinatra. Così mi venne in mente questo disco, perché in quella tournée del ‘62 Sinatra era accompagnato da un sestetto e quindi gli arrangiamenti erano fatti appositamente per contrabbasso, batteria, pianoforte, sax e, in quel caso, anche vibrafono e chitarra. Io ho addirittura anche eliminato vibrafono e chitarra e ho messo su il quartetto che mi accompagna ormai da sei anni, li cito: Paolo Vianello al piano, Edu Hebling al contrabbasso, Mauro Beggio alla batteria e Marco Castelli al sax. La cosa bella di questo genere musicale è proprio il fatto che si presta a essere arrangiato e quindi anche eseguito non necessariamente dalle grandi orchestre, se c’è un buon arrangiamento può essere fatto con altrettanto gusto da pochi strumenti, tant’è che a volte faccio spettacoli solo con piano e voce.

Nessun discografico o impresario si è fatto sentire?
No, ho avuto proposte in linea con quello che mi aspettavo: dall’orchestra che suona con gli arrangiamenti di Sinatra a organizzatori di festival jazz per eventuali partecipazioni. Da quello che sento, però, mi dicono che sia per il momento storico musicale che stiamo vivendo sia per il genere di cui si parla, devo ritenermi fortunato anche ad aver trovato una distribuzione come l’Egea, visto che non era scontato che per questo album la trovassi.

Chi volesse contattarti dove ti trova?
Io sono molto lieto di rispondere alle persone che vorranno scrivermi attraverso il mio indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo . Ho anche il sito: www.straga.it, e la mia brava paginetta su MySpace dedicata a questo spettacolo. Invito tutti i lettori a venire ad ascoltarmi, se capito nei loro paraggi, perché quella che propongo è, sì, musica per gli appassionati, ma è anche facile appassionarsi nel momento in cui non la si conosce e la sia ascolta per la prima volta.


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