Mango, l'acchiappacuori
Scritto da Paola De Simone
Lunedì 06 Ottobre 2008 00:00
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Mango su PopOn Intervista di Paola De Simone

Per molti artisti è diventata una moda realizzare un disco di cover con brani di colleghi stimati, italiani e internazionali che siano. E anche Mango non ha resistito alla tentazione di confezionarne uno, ma a differenza di alcuni, il cantante di Lei verrà ha messo abbondantemente del suo, dando alle canzoni scelte nuova e inconfondibile vita. Il disco si intitola Acchiappanuvole e non chiamatelo karaoke.

Partiamo dal dipinto che vediamo in copertina, come lo hai scelto?
E’ un dipinto di Marcello Jori che trovo incantevole. Conosco Marcello da tanto tempo ed era sempre stata nostra intenzione riuscire a mettere insieme le nostre dimensioni artistiche, così gli ho rubato questa idea e lui è stato felice. Questo dipinto è in un museo e per averlo ho dovuto chiedere l’autorizzazione.

Sai anche cosa sta a rappresentare?
No, ma sono sicuro che è un acchiappanuvole e questa è la cosa che mi interessava.

Perché in questo momento della tua carriera hai scelto di incidere un disco di cover?
Sono almeno quindici anni che provo a fare un disco di cover, ma non ci sono mai riuscito, perché non c’è mai stata la possibilità né il tempo né la dimensione giusta per farlo. Fare un disco di cover per me è stato molto important,e perché è un po’ un ritorno alle origini, a quando avevo sette, otto anni e cantavo con mio fratello Michele, di dieci anni più grande di me, e la sua cover band. Facevano brani di Aretha Franklin, Deep Purple, Led Zeppelin… Io ho sempre cantato, poi intorno ai quindici anni ho cominciato a comporre e più avanti a scrivere canzoni. Da allora ho cantato tutto quello che ho scritto, mai qualcosa di un altro, se non raramente negli ultimi album, in cui ho fatto un pezzo dei Beatles, un pezzo napoletano bellissimo, poi uno dei Soulwax, però erano episodi isolati. Il disco di cover, invece, impone un’altra forma mentis, devi proprio ragionare in un altro modo, a partire dalla scelta che avviene tra una miriade di canzoni.

E la tua com’è avvenuta?
Abbiamo lavorato intorno a cinquanta canzoni per poi sceglierne quattordici, tentando di dare a tutte un’identità precisa e un filo logico che le unisse. Il discorso è, quindi, più complicato che fare un disco di inediti, nel quale lavori con la tua testa e ti confronti solo con lei. In questo caso ho avuto il confronto con qualcosa di eccezionale, quattordici successi immensi fatti da personaggi straordinari.

Mango su PopOn E questo confronto non ti ha fatto anche un po’ paura?
No! (Fa una pausa lunga, ndr) Ho amato e amo tanto gli originali di queste canzoni, ma io non ho fatto altro che scrollarmeli di dosso, il paragone non mi interessava più, io avevo bisogno di cogliere un’altra sfumatura, un cuore assolutamente diverso. Vedi, io penso che ognuna di queste canzoni abbia un cuore pazzesco, con un suo battito ben preciso. Dall’originale ho cercato di cogliere quel cuore, per poi rubarlo e dargli una nuova linfa completamente diversa, per farlo battere con un altro tempo. Se riesci a fare questo, il confronto non c’entra più niente. Ora è come se questi brani fossero quattordici originali. Io continuerò ad amare sempre Amore bello di Claudio Baglioni oppure La stagione dell’amore di Franco Battiato, che sono dei capolavori, ma la mia versione non ha niente a che vedere con la loro.

Secondo te a De André la tua versione de La canzone dell’amore perduto sarebbe piaciuta?
Molto (pausa, ndr), moltissimo (pausa, ndr), sono sicuro di questo..

Cosa te lo fa pensare?
Me lo fa pensare una cosa che mi è passata per la mente qualche settimana fa, forse non dovrei dirla però… (ci pensa, poi sorride, ndr) Non te la leggo perché non è giusto, ma ho scritto una cosa per Fabrizio, sulla straordinarietà di questa canzone, sulla sua bellezza e su come io l’ho recepita, cioè come una delle canzoni più belle che siano mai state scritte. E allora se Fabrizio, con questa sua voce meravigliosa e soltanto con la chitarra, ha fatto questa poesia bellissima, perché un altro non deve avere la possibilità di cogliere questo cuore e di renderlo completamente diverso? Prendere una canzone di quarant’anni fa e avvicinarla ai Coldplay, per esempio, secondo me a Fabrizio sarebbe piaciuta da pazzi come idea.

A me, invece, farebbe un po’ paura toccare le canzoni di Fabrizio De André.
Perché? Io voglio avere questa possibilità. Quando i Neri per Caso mi hanno proposto di fare Bella d’estate mi è sembrata una cosa bellissima e non c’è mai stato il paragone con l’originale. O no?

Mango su PopOn Ma sappiamo quali sono le atmosfere di De André, e la distanza si sente, io lo trovo coraggioso da parte tua.
Sì, certo. Ma sono sicuro che la mia versione gli sarebbe piaciuta molto, perché era uno che andava oltre, che cercava di guardare anche le diverse angolazioni di ogni cosa. Per me questo è fondamentale e spero di poter fare così anch’io un domani con le mie canzoni. Una volta un gruppo di ragazzi punk mi ha fatto sentire una versione di Oro allucinante, ma io ho fatto i salti di gioia, perché mi sono detto ‘pensa che meraviglia aver fatto qualcosa che in altre persone ha scatenato un altro universo che non è il mio’. Il mio l’ho già fatto io. Non è importante fare il paragone, ma che non si tema il confronto, perché il confronto non ci deve essere, bisogna vedere la cosa da due lati completamente diversi, ma che si sorridano.

Qualcuno degli artisti che hai omaggiato in questo disco si è fatto sentire?
No, ma magari non l’hanno ancora ascoltato. Fatta eccezione per quelli che lo hanno sentito prima, Ivano (Fossati, ndr) è rimasto entusiasta: “Questo è un capolavoro”, ha detto. Lo stesso Franco (Battiato, ndr), Claudio (Baglioni, ndr)… insomma, chi ha avuto modo di sentire ha detto cose meravigliose.

Ho notato che la canzone Dio mio no di Lucio Battisti è molto vicina al tuo stile.
Secondo me Dio mio no è una delle canzoni più belle di Battisti, solo che è poco conosciuta perché all’epoca c’era la censura. Io ricordo che tornavo da scuola per sentire l’hit parade e ogni volta dicevano: “Nuovo singolo di Lucio Battisti, Dio mio no”, e poi passavano a un altro pezzo. Ci rimanevo malissimo, perché ancora non avevo comprato il disco. Poi, ascoltandolo, ebbi modo di capire la censura per certi versi, anche se era dovuta più ai ridolini di Lucio e a un certo tipo di espressioni del testo. Mi rimaneva un po’ difficile capire perché Mogol avesse scritto un testo così strano, in cui un lui ha imbarazzo nell’aspettare una lei, poi attende il macellaio che gli deve portare la carne e pure il caviale, poi mangiano insieme e, dopo aver mangiato la frutta, lei va di là e si mette il pigiama, e comincia ad attirarlo nella rete. Un testo particolarissimo e quando ho avuto modo di lavorare con Giulio (Mogol, ndr), allora gli ho chiesto di cosa stesse parlando in quella canzone e lui mi ha detto: “Io in quel testo non ho descritto assolutamente un lui e una lei. Si parla di una persona che conosco e che ha dei seri problemi di comunicazione, un po’ schizzofrenico, e quella dimensione del rapporto con la donna la vive da solo”. Ecco perché Lucio faceva questi urlettini! Giulio dice che Lucio era bravissimo, un mostro, assimilava un testo nel giro di due ore e non lo dimenticava più, l’esatto contrario mio (sorride, ndr). Lui faceva diventare suo completamente il testo, come se lo stesse vivendo in quel momento ed era pazzesco, bellissimo.

Mango su PopOn Perché per i duetti hai scelto Battiato e Baglioni e non Oxa e Zero, per esempio?
Di chiamare gli altri non mi è passato neanche per l’anticamera del cervello e lo dico in senso buono. E’ che in loro due ho visto, chi per un verso chi per un altro, le due teste di diamante della musica, a parte quelli che purtroppo non ci sono più. Così ho fatto il pezzo, ho finito anche il canto e poi ho chiesto loro se erano interessati a fare un duetto. Hanno giustamente voluto sentire la canzone prima e dopo hanno accettato di farlo immediatamente.

Quindi agli altri non l’hai proprio chiesta una collaborazione?
No, assolutamente. A nessuno. Beh, Rocco Petruzzi voleva chiedere una partecipazione come musicista a Ivano Fossati, così gli ha fatto sentire la mia versione de La disciplina della terra e lui ha detto una cosa meravigliosa, tanto che ci sono rimasto un po’ sconvolto: “E’ talmente bello quello che ha fatto Pino, che non oserei entrare in questa cosa neanche con una piuma, perché andrei a rovinarla”. Ecco, l’unico è stato lui.

Sappiamo che hai in cantiere due progetti editoriali…
Sì, un terzo libro di poesie e soprattutto un romanzo. E’ una cosa che mi sta prendendo molto, trovo che quel tipo di scrittura abbia un fascino incredibile. Ci ho pensato non so quanti anni prima di iniziare a scrivere un romanzo, perché non è la stessa cosa che scrivere una canzone o una poesia, sono linguaggi molto diversi. La cosa fondamentale per poter scrivere un libro è cominciare, adesso che ho iniziato potrei scriverne cinquecento. Mi ricordo la prima pagina che ho scritto, ho detto: “Cazzo, dopo anni ci sono riuscito!“ (ride, ndr).

A che punto sei?
Sono a un terzo, quasi a metà.

Quando esce?
A questo punto credo l’anno prossimo.

Di che parla?
E’ un romanzo d’amore. Ci sono tanti amori che si intersecano ed è ambientato nel ‘600. Ci sono anche momenti crudi e violenti e altri di grande sensualità. Ma visto sempre con grande poesia, perché non si può prescindere dalla poesia.

Quando inizia la tournée?
Si parte da gennaio e si prosegue fino a marzo, faremo tappa in tutti i teatri più grossi d’Italia e porterò dal vivo questo disco.

Scusa ma non ho potuto fare a meno di notare l’anello che porti al dito, c’è ritratto Che Guevara…
Viene dal Brasile e sono dispiaciuto perché si sta spaccando e non so per quale motivo. Sai, io sono uno di sinistra, lo dico tranquillamente e apertamente. Non sono un fanatico di Che Guevara, ma sicuramente lo considero un eroe, una persona che ha fatto molto per l’essere umano e credo che chiunque abbia avuto questa possibilità o questa necessità è uno da prendere in considerazione.


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