Di creatività Niccolò Agliardi ne ha da vendere: cantautore (ha pubblicato a gennaio il suo secondo album intitolato Da casa a casa), ma anche scrittore di romanzi, speaker radiofonico e autore per star come Eros Ramazzotti e Laura Pausini. Un artista a tutto tondo, che PopOn ha incontrato per parlare di dischi, libri e canzoni.Niccolò, a distanza di qualche mese dalla sua uscita, come racconteresti Da casa a casa? Mi sono approcciato a questo album con onestà e schiettezza, sapendo che il tipo di comunicazione musicale che utilizzo io non è così semplice. Non mi sono mai schierato dalla parte commerciale, e non ho mai pensato di provare a fare un disco che fosse adatto per tutte le stagioni. Quando ho iniziato a lavorare a Da casa a casa, ancor prima di sapere se qualche etichetta mi avrebbe firmato, mi sono detto: “Ho delle cose da dire, non mi interessa pensare in questo momento che cosa diventerò. Mi interessa fissare quelle ansie, quel disagio, quei sorrisi”. Non mi sono preoccupato che quella radio mi potesse passare o no. Il mio produttore, Simone Bertolotti, ha creduto in questo progetto ancor prima di sapere se ci sarebbe stata una casa discografica. Questo è un album schietto, un album che sorvola. Magari non vola a quattromila metri, però non precipita. In Fratello pop, canzone contenuta nel tuo precedente album 1009 giorni, cantavi: “Il mondo non è solo una vetrina pop”. E Da casa a casa può essere definito un disco pop? Questo è un disco che ha sonorità pop in alcuni tratti, nelle parole può anche essere molto rock, molto lirico, molto classico… Parlando della canzone che hai citato, io credo che valga la pena chiedere: “Come stai?” e ascoltare la risposta. Quando ascolti le risposte delle persone che ami, allora è meraviglioso, perché puoi apprendere dagli altri i sentimenti e le emozioni, che poi puoi riversare in quello che fai. Puoi andare cinque centimetri sotto la superficialità.
Cinque centimetri sotto la superficialità? Sì. Quando si va sotto il livello del mare, tutto è più freddo, più pericoloso, più cupo, però magari si trovano dei coralli. Mi ricordo che, quando ho realizzato 1009 giorni, sono fioccate una serie di critiche da parte degli ascoltatori più “colti”. Ma non è detto che le parole importanti debbano sempre essere sostenute da giri armonici importanti o colti. A proposito di parole importanti, tu quest’anno sei stato premiato al Lunezia… È il premio che avrei desiderato di più insieme al Tenco. È stata molto suggestiva la serata nella quale il premio mi è stato consegnato, perché ho avuto modo di suonare le mie canzoni di fronte a un pubblico molto attento. Già questo era un grande privilegio. Un riconoscimento come quello del Lunezia è stato una piccola rivalsa, ma non nei confronti di qualcuno, semplicemente nei confronti della mia fatica. Il mio nuovo singolo, Da casa a casa, dice: “E chissà se esiste davvero un premio alla fine di questa attesa”. In un certo senso, si può dire che avevo previsto questo momento! (sorride, ndr). Hai citato il singolo Da casa a casa, com’è nata questa canzone? È una piccola riflessione fatta in circonvallazione a Milano mentre guidavo. Quella è la stessa strada che faccio quattro volte al giorno, e a volte gli automatismi più spietati portano in sé delle prese di coscienza. Da casa a casa esprime il bisogno necessario di chiedere scusa a una persona che si era vista investita dalle mie parole. Chiedere scusa senza bisogno di dover discutere. Quando mi è venuta l’idea di questa canzone, ero appena uscito dalla casa di quella persona.
Nel tuo nuovo disco ci sono due importanti collaborazioni: Pier Cortese e Simone Patrizi… Sono due collaborazioni che nascono da un legame molto forte. Con Simone Patrizi abbiamo fatto insieme due viaggi in Africa: un’esperienza importante da cui è scaturita Allegria sorvegliata. C’è una contraddizione incredibile che si percepisce non appena si tocca la terra africana: grandi colori, una grande allegria, che nasconde quella malinconia del non sapere come sarà il domani. Con Pier Cortese, invece, la collaborazione è nata in dieci minuti: avevo bisogno di una selezione musicale improvvisa, dovevo sviluppare l’inciso di Zazà e lui ha risolto il pezzo velocemente. Pier è un grandissimo musicista. Le collaborazioni devono sempre avere, come base iniziale, un rispetto reciproco, anche perché qui si parla di parole che poi devono essere gridate a tutto il mondo. Ci deve essere, quindi, un rapporto di fiducia. Continuiamo a parlare di collaborazioni: tu sei anche autore per Eros Ramazzotti e Laura Pausini. Scrivere per sé e per gli altri: due mestieri differenti? Assolutamente sì, ed è la cosa bella di questo mestiere: fare l’autore è ben diverso dal fare il cantautore. Entrare nella voce, nella testa, nel sangue di chi canta le cose, è un’esperienza stancante ma bellissima. Con Eros Ramazzotti ho scritto Ci parliamo da grandi. Lui aveva bisogno di raccontare l’abbandono ipotetico di sua figlia, nel momento in cui deciderà di uscire di casa. Eros ha provato a misurarsi con quel momento, anche se non l’ha mai vissuto, ma solo ipotizzato. È stato bello entrare nella sua testa di papà. È nato, poi, un rapporto di confidenza perché evidentemente avevo centrato ciò di cui lui voleva parlare. Ho collaborato con Laura Pausini, invece, per il suo nuovo disco Primavera in anticipo, che uscirà tra pochi giorni. Laura mi ha chiesto una canzone “in cui - mi ha detto - mi piacerebbe parlare di questa cosa”. Prima ne abbiamo parlato di fronte a un caffè. E poi ci siamo messi al lavoro. Non puoi dirci di più su questo pezzo? Di cosa tratta? Come si intitola? No, mi dispiace, non posso. Lo farà lei tra qualche giorno. Posso solo dire che questo sarà il singolo di lancio dell’album.
Nel cd della Pausini, però, ci sarà anche un’altra canzone firmata da te. Almeno di questa puoi parlarcene? Sì. L’altra canzone si chiama La geografia del mio cammino, è stata scritta insieme a Cheope ed è un’ammissione di responsabilità. C’è una cantante che dice, in maniera abbastanza rischiosa e provocatoria: “Tutto quello che ho, nel bene e nel male, è tutta farina del mio sacco”. Quel piccolo grammo di presunzione è, secondo me, una cosa positiva. È bello che, a un certo momento, chi fa il cantante si guardi e dica: “Questo è quello che ho”, come fa un contadino quando vede sbocciare il proprio ciliegio. Ecco, per me è giusto che, dopo quindici anni, lo faccia anche Laura. Come se non bastasse, qualche mese fa hai pubblicato, con Alessandro Cattelan di Mtv, Ma la vita è un’altra cosa, un libro in cui si narra dell’amicizia tra due ragazzi, che vanno a cercare i protagonisti di alcune note canzoni italiane e che mi sembra somiglino molto agli autori. Con Alessandro c’è un rapporto di amicizia sincera, antica, che non è stata senza incomprensioni e momenti accesi, soprattutto perché ci siamo conosciuti quando lui aveva vent’anni e io ventisei. Eravamo quindi molto giovani, e ci stavamo affacciando entrambi sul mondo in cui poi siamo andati ad abitare: lui la tv, io la musica. Entrambi avevamo bisogno di protezione, rassicurazioni. Siamo andati in giro per le nostre città, divertendoci, e a un certo punto abbiamo pensato che quell’amicizia valeva la pena raccontarla. Questo libro, dunque, è la storia di un’amicizia, che però poteva anche non interessare. E allora mi sono inventato questo pretesto di Matteo e Christian, che in effetti sono il nostro alter ego e che vanno a cercare i personaggi di alcune canzoni e danno loro modo di parlare di un sacco di cose. In fondo Sally potrebbe essere diversa da come l’ha raccontata Vasco, Chicco e Spillo forse non sono morti… E chissà se Anna e Marco si amano ancora. Vai alla pagina di Niccolò Agliardi Vai alle altre Interviste |
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Scritto da Massimo Giuliano
Lunedì 13 Ottobre 2008 00:00
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Di creatività Niccolò Agliardi ne ha da vendere: cantautore (ha pubblicato a gennaio il suo secondo album intitolato Da casa a casa), ma anche scrittore di romanzi, speaker radiofonico e autore per star come Eros Ramazzotti e Laura Pausini. Un artista a tutto tondo, che PopOn ha incontrato per parlare di dischi, libri e canzoni.
Cinque centimetri sotto la superficialità?
Nel tuo nuovo disco ci sono due importanti collaborazioni: Pier Cortese e Simone Patrizi…
Nel cd della Pausini, però, ci sarà anche un’altra canzone firmata da te. Almeno di questa puoi parlarcene?