Intervista di Paola De SimoneCambia d’abito quasi a ogni canzone, recita, canta, accenna passi di ballo, Milva si dà completamente nel dvd Milva canta Brecht, di fresca pubblicazione. Un recital e molto di più, con immagini di guerra e un palco dal quale la pantera di Goro canta di figli, schiavitù e donne. La firma dei brani è quella di Bertolt Brecht, con le traduzioni di Giorgio Strehler ed Helena Janaczek. Un recital fitto, con una lunga storia, ma un’anima sola: quella di Milva. Milva canta Brecht è da tanto uno spettacolo apprezzato, quando è nata l’idea del dvd? Di Milva canta Brecht ne ho fatti una decina, dai primi con Strehler, che erano molto semplici e in cui lui recitava le poesie e io cantavo, fino a Milva canta un nuovo Brecht. Ogni concerto brechtiano che ho fatto è diverso dall’altro, per cui Milva canta Brecht non è sempre lo stesso recital. Solo adesso, però, abbiamo deciso di fare un dvd, che nasce autonomo due anni fa al Teatro Strehler, per festeggiare tre anniversari: i cinquant’anni dalla nascita del Piccolo Teatro, dall’inizio del lavoro di Strehler al Piccolo e dalla morte di Brecht. Questo recital del dvd è uno spettacolo totalmente nuovo, anche nella regia, affidata questa volta a Cristina Pezzoli. Questo non è il Brecht di sempre, ma è stato l’ultimo, che riprenderò tra due settimane a Cracovia. Ha definito il contenuto del dvd un ‘florilegio’, un’antologia di tutte le versioni conosciute di questo spettacolo… …questa parola non l’ho scelta io, l’hanno scelta al Piccolo Teatro. Comunque sì, è un antologia, è fuor di dubbio. E’, quindi, come fosse un best dei suoi recital brechtiani? Questo io non lo posso dire. Anzi, credo che uno dei più bei spettacoli brecthiani che ho fatto sia stato quello con la regia di Strehler, prima che lui morisse, si intitolava “Non sempre splende la luna” e c’erano le canzoni meno famose di Brecht. Quello per me era un grande spettacolo, un grande Brecht, quello più sconosciuto. Questa è un’altra cosa, bisogna vederlo, perché ci sono anche dei filmati di Strehler, filmati miei, ci sono immagini della guerra in Cecenia, dei bambini di Beslav… è molto coinvolgente ed è molto diverso da tutto quello che avevamo fatto fino ad allora.
E’ lo spettacolo riproposto fedelmente? Sì, assolutamente. Lei ha sempre lavorato a diversi progetti contemporaneamente, cosa sta affiancando allo spettacolo brechtiano? Come dicevo, porterò presto il recital su Brecht a Cracovia, ma intanto sto per cominciare le prove dello spettacolo di Maurensig, che è l’autore del libro intitolato “La variante di Luneburg”, da cui ha preso vita lo spettacolo. L’anno scorso abbiamo avuto talmente un grande successo quando lo abbiamo presentato a Milano, che abbiamo deciso di riprenderlo, e quest’anno saremo a Roma e in altre grandi città. Ce ne parla? E’ uno spettacolo molto interessante, parla della shoah e di una partita a scacchi, la variante è proprio un movimento della scacchiera. Anche “La variante di Luneburg” fa, dunque, parte del mio repertorio e in ogni città in cui mi sposto devo sempre avere uno spettacolo sotto mano che sia diverso da quello della sera prima. Se Dio vuole, però, in questo periodo ci dedichiamo a Maurensig, con un’eccezione per Cracovia, dove c’è il festival brechtiano, che conosco molto bene. Sono stata a Cracovia almeno una decina di volte, pensi che ci sono un centinaio di teatri, così come ci sono un’ottantina di chiese. Si respira una grande passione per il teatro in quella città magnifica e, siccome c’è il festival, mi hanno chiesto per favore di interrompere l’altro spettacolo. Questo è stato possibile anche per il resto della compagnia, visto che siamo in pochi. Poi andrò lì anche per fare due MasterClass. Sono incontri? Sì, verranno circa cinquanta persone tra studenti e insegnanti di teatro e io racconterò loro Strehler, quello che lui ha ottenuto da me, quello che io ho avuto da lui… Sono incontri molto interessanti ed è la prima volta che li faccio.
Discograficamente con lei siamo fermi al 2007, quando ha pubblicato il disco In territorio nemico, scritto da Giorgio Faletti. Ha in cantiere un altro album? Sì, sto preparando un disco, lo abbiamo cominciato o meglio ho cominciato a fare dei provini per poter lasciare del materiale in sala di incisione. Lo riprenderemo verso maggio, mentre mi dedicherò a uno spettacolo che farò a Vienna la prossima estate e che sto già studiando, perché sarà tutto in lingua tedesca. E’ una pièce teatrale di Dürrenmatt. Io lavoro sempre a dieci cose contemporaneamente, mi sono abituata così ed è faticoso, però è anche molto interessante. L’album sarà di inediti? No, sarà un disco di canzoni già edite. Del mio repertorio hanno stra-abusato, sono usciti tantissimi cd, tutte copie delle copie, i miei vecchi dischi sono stati rimessi spesso sul mercato, ma io non li ho mai incisi nuovamente. Così ho pensato di ricantare alcuni vecchi brani, che considero ancora molto belli ed efficaci e che canto in alcuni concerti che si intitolano “Milva ieri e oggi”. Nel disco ci sarà, poi, una canzone nuova e anche grandi successi di un repertorio che è molto vanoniano, visto che la Vanoni si è sempre occupata dei cantautori, invece io molto meno. Allora ho fatto delle scelte: ci sarà una canzone di Paoli, una di Endrigo, una di Bindi… canzoni che sarebbero state perfette per la mia voce, ma alle quali non mi sono mai avvicinata e adesso vediamo di farlo. Ha citato la Vanoni, che come Mina festeggia i suoi cinquant’anni di carriera… …e non solo Mina e la Vanoni festeggiano questo traguardo, purtroppo (sorride, ndr). E’ una cosa bella, ma è anche un po’ triste che festeggiamo i cinquant’anni da quando abbiamo iniziato a fare questo mestiere. Anche se, allo stesso tempo, è un traguardo colmo di soddisfazioni, perché io ne ho avute tantissime da quando ho vinto il concorso nel ’59. Ed eccoci ai cinquant’anni. Cosa pensa del duetto tra Mina e Ornella Vanoni? Non ho sentito il brano e, finché non sento, non mi esprimo.
Che idea ha, allora, in merito alla moda di duettare, che vede coinvolti molti suoi colleghi? La definirei un’abitudine, più che una moda. A me non piace tanto, se trovo che sia indispensabile duettare, lo faccio, ma se non lo è… Per il mio nuovo disco non abbiamo deciso per nessun duetto. Ci saranno credo diciassette brani, anche perché al diciassette io sono molto affezionata. Sono nata il giorno diciassette e in collegio, quando avevo nove anni, tutta la mia biancheria era segnata da questo numero, che poi mi ha accompagnata praticamente tutta la vita. Sta seguendo le vicende del Festival di Sanremo? Nel 2009 lo condurrà Paolo Bonolis, posso chiederle cosa ne pensa? Ho letto che vorrebbe svecchiarlo, lo diceva già nel suo primo anno di conduzione e ha avuto alti riscontri di pubblico, ma questo non vuol dire che il gradimento fosse più alto delle edizioni presentate da Baudo. Il gradimento non esiste più in televisione, esiste solo la quantità di persone che guardano, che poi gradiscano quello che guardano non importa a nessuno. Va bene parlare di un Sanremo futuribile, mi sembra anche giusto, ma il Festival fa parte di una storia che non potrà avere un futuro molto diverso. I cantanti saranno sempre i cantanti, le eliminazioni ci sono sempre state e ci saranno, per cui non riesco a capire ancora in che cosa si possa cambiarlo. Nella sua precedente edizione Bonolis aveva chiamato Tyson, il pugile, e non mi è parsa una magnifica idea. Comunque lui è una persona intelligente e preparata, ha fatto anche cose molto belle e vediamo cosa ci proporrà. Se le chiedesse di partecipare, andrebbe? Io sono assolutamente occupata in quel periodo, quindi non credo proprio. Ma mai dire mai. Vai alla pagina di Milva Vai alle altre Interviste |
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Scritto da Paola De Simone
Lunedì 03 Novembre 2008 00:00
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Intervista di Paola De Simone
E’ lo spettacolo riproposto fedelmente?
Discograficamente con lei siamo fermi al 2007, quando ha pubblicato il disco In territorio nemico, scritto da Giorgio Faletti. Ha in cantiere un altro album?
Che idea ha, allora, in merito alla moda di duettare, che vede coinvolti molti suoi colleghi?