Niccolò Fabi si cimenta nei panni di produttore nel nuovo progetto Violenza 124, che lo vede collaborare con diversi artisti della scena musicale italiana e non. Un esperimento scaturito dalla voglia di trovare nuove dimensioni musicali, dando completa libertà ad artisti come Mokadelic, Olivia Salvadori & Sandro Mussida, Boosta, Roberto Angelini, gli Gnu Quartet e la Artale Afro Percussion Band di elaborare il tema della violenza in musica.
Perché rappresentare la violenza in musica? L’esigenza di partenza era quella prettamente musicale di provare a fare un esperimento, ovvero far elaborare in totale libertà, da sei gruppi che stimo, un tema da me proposto, per poi darmi la possibilità, in un secondo momento, di missare insieme le loro versioni, come potrebbe fare un dj, con lo scopo di creare degli accostamenti musicali inusuali. Ho chiesto ai vari artisti di rappresentare la violenza, perché penso sia una pulsione collettiva e umana, che possa offrire la possibilità di utilizzare tutte le chiavi espressive. La violenza la vedo come un buon collante per rappresentare al meglio questi stili musicali e quindi diventa un viaggio fra le diverse sfaccettature che quest’ultima può assumere. Così hai dato ampia libertà agli artisti… Si, la condizione importante era che seguissero tre parametri di base: la violenza come principio ispiratore, i 124 bpm e la tonalità in RE minore; in modo che in seguito si potessero mettere in comunicazione l’uno con l’altro. Pur lasciandoli completamente liberi di sviluppare su queste tre regole quello che volevano. La prevalenza strumentale, quindi, non è un caso. No, infatti. Non mi piaceva che, oltre alle musiche, ci fossero dei testi sulla violenza, poiché la retorica era dietro l’angolo, mentre dal punto di vista strumentale tutto può essere più emotivo e può proiettare chi ascolta nell’immaginifico. Diventa un fatto più emotivo che razionale.
Com’è stata questa nuova esperienza in veste di produttore?Bella, anche perché è una cosa che in qualche modo ho sempre fatto da un punto di vista di atteggiamento nei confronti della musica, infatti mi sento molto più musicista e produttore che cantante. Nella musica che faccio mi interessa molto l’equilibrio che si crea fra i vari musicisti, indubbiamente non avevo mai lavorato in maniera così esplicita, con musicisti dagli stili cosi diversi. E’ stato un mettersi alla prova, ma allo stesso tempo è stata anche una cosa molto naturale. E’ bello da parte tua questo mettersi in gioco e sperimentare, è importante per l’evoluzione della musica. Certo, quando si inizia a suonare è sempre un gioco, il problema è che quando uno lo fa di mestiere, come in tutti i mestieri, rischia di perdere questa dimensione ludica di grande passione. Per me questo progetto è stato una sorta di “giocattolone” e, in maniera assolutamente indipendente, tramite il sito www.violenza124.com cerchiamo semplicemente di raccontare una storia e non principalmente di vendere un disco. Il concetto base è una condivisione musicale. Quanto tempo avete dedicato alla realizzazione di questo nuovo progetto? Il periodo è stato lunghissimo, perché ho consegnato agli artisti questo tema-cellula nel marzo del 2007 e le tempistiche di realizzazione sono state per alcuni brevi e per altri più lunghe. Di conseguenza, dopo sei mesi, ho potuto sviluppare la seconda fase di orchestrazione e di missaggio, che è durata altri quattro mesi, cercando di capire i vari sviluppi e utilizzi artistici dell’intera opera. E gli artisti che hanno realizzato insieme a te il progetto sono rimasti contenti del lavoro finale? Bella domanda! Ho avuto reazioni di tutti i tipi, poiché sono prima di tutto persone oltre che musicisti molto diversi, quindi hanno tutti reagito e partecipato in maniera differente. C’è chi era incredibilmente entusiasta e chi anche un po’ sospettoso, ma comunque erano tutti affascinati nel trovarsi di fronte a contesti molto lontani dal proprio. E dell’attuale crisi del mercato discografico cosa pensi? Il fatto che adesso la tecnologia permetta di bypassare completamente il mercato discografico, facendo sì che si possa accedere gratuitamente alla musica, ha scaturito la perdita di molti posti di lavoro. Personalmente mi preoccupo del fatto che, al di là delle grandi star già consolidate, tutti gli altri musicisti vorrebbero semplicemente non doversi cercare un altro lavoro e vivere della propria arte ed è indubbio che non poter guadagnare dalla vendita della propria musica rappresenta un rischio. Vedremo nei prossimi anni cosa succederà, però credo che l’aspetto positivo è che una crisi come questa dia stimoli ai musicisti per sviluppare idee nuove, poiché dalle crisi si esce sempre con l’aiuto della creatività. Vai alla pagina di Niccolò Fabi Vai alle altre Interviste |
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Scritto da Andrea Liotta
Lunedì 10 Novembre 2008 00:00
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Niccolò Fabi si cimenta nei panni di produttore nel nuovo progetto Violenza 124, che lo vede collaborare con diversi artisti della scena musicale italiana e non. Un esperimento scaturito dalla voglia di trovare nuove dimensioni musicali, dando completa libertà ad artisti come Mokadelic, Olivia Salvadori & Sandro Mussida, Boosta, Roberto Angelini, gli Gnu Quartet e la Artale Afro Percussion Band di elaborare il tema della violenza in musica.
Com’è stata questa nuova esperienza in veste di produttore?