Tiziano Ferro, giovani artisti crescono
Scritto da Paola De Simone
Lunedì 24 Novembre 2008 00:00
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Tiziano Ferro su PopOn Intervista di Paola De Simone

Un quarto album, una nuova esperienza in veste di produttore, tante collaborazioni in dischi altrui: un periodo professionalmente fiorente e appagante per Tiziano Ferro che, con il sorriso sulle labbra, ha raccontato a PopOn i suoi stati d’animo e le sue esperienze recenti. La nostra chiacchierata con lui è stata lunga e corposa, ma se avrete la pazienza di seguirci, leggerete di come nascono ora le sue canzoni, di quella traccia fantasma che non è finita nel disco e di quando cedette alla passione per Giusy Ferreri. Buona lettura.

Alla mia età è il tuo quarto disco, tu sei una persona legata ai numeri…
Sì, è vero.

…e il quattro ti porta fortuna?
Il quattro secondo me è un numero molto strano, e quando stavo finendo il disco pensavo stupito: il quarto disco!!! Perché al primo album lavori tutta la vita anche senza un contratto discografico; il secondo va da sé, spinto dall’impulso del primo, e c’è ancora tanta incoscienza; il terzo per me è stato particolare, perché è arrivato da un periodo di squilibrio molto forte e quindi è stata la reazione naturale a quello che stavo vivendo. Con il quarto disco sei in mezzo al casino e non ci sono scuse (ride, ndr).

Ciò che, però, non è cambiato, dal primo al quarto disco, è che anche questa volta ci hai raccontato molto di te attraverso le tue canzoni.
Raccontarmi e mettermi a nudo è per me la cosa più importante nei dischi, le canzoni mi danno la possibilità di tirare fuori qualcosa che forse nel quotidiano non avrei le capacità di esprimere verbalmente. Credo di sapere per chi scrivo i dischi e sono fondamentalmente le persone che mi stanno accanto. Quando faccio ascoltare loro i nuovi album, man mano che li faccio, mi piace toccare l’aria che diventa tesa, perché mi rendo conto che nelle mie canzoni ascoltano per la prima volta alcune cose che magari non ho avuto mai la possibilità di dire loro, per timidezza o forse per timore o anche per paura. Quindi questo è l’ennesimo disco che va in quella direzione.

Quindi tu non parli come scrivi?
Sbaglierei se ti dicessi di no, io parlo assolutamente come scrivo, ma con me stesso. E’ con gli altri che faccio fatica a parlare, però quando parlo, parlo come scrivo.

Questo disco è uscito in quarantadue paesi, li conosci tutti?
Sì (ride, ndr). Ce ne sono tanti piccoli.

E hai cominciato ad avere qualche risposta dall’estero?
Sì, ma per ora il disco è uscito solamente in Italia e in Svizzera, e adesso è partito in radio in America Latina, poi a gennaio arriverà anche in Europa e nel resto del mondo. Tra l’altro qualche giorno fa mi è arrivato il messaggio di un mio amico che è in vacanza in Patagonia e mi diceva che nell’autobus che lo portava in gita ha sentito un paio di volte A mi edad, versione spagnola di Alla mia età. E penso che quando arrivi a sentire una canzone in vacanza in un altro paese, vuol dire che quella canzone arriva dove vanno le persone, quindi è un ottimo segnale.

Tiziano Ferro su PopOn Abbiamo letto molto in merito alle collaborazioni del tuo disco, in primis quelle con Ivano Fossati e Franco Battiato. Ma ci dici quanto è stato effettivamente il loro apporto?
Sia Battiato che Fossati sono dei grandi e lo sappiamo tutti, eppure sono stati quelli che meno hanno voluto apparire nel disco, quando invece secondo me il loro apporto è stato molto alto. Fossati ha sviluppato l’intero tema di una canzone in base a una frase soltanto e mi ha chiesto di firmare il meno possibile. Battiato ha fatto la stessa cosa, lui ha riorganizzato la melodia su un mio testo e per me doveva firmare metà della musica, e gliel’ho fatta firmare, ma c’è voluto molto. Questo per far carpire che in realtà loro si sentivano molto più felici di quello che avevano fatto, per l’esperienza stessa che avevano vissuto, piuttosto che per delle mere divisioni commercial discografiche. La verità è che la grandezza sta nella loro normalità assoluta.

Il brano che hai scritto con Ivano Fossati è presente anche in versione inglese come bonus track. A cantarla con te è Kelly Rowland, ho letto che è stata un’esecuzione improvvisata. E’ così?
Più che improvvisata è stata improvvisa, perché in realtà abbiamo registrato con calma, prendendoci i nostri tempi. Lei è un’artista molto analitica e critica con sé stessa e questa cosa mi ha spiazzato, perché la sua precisione nel canto e nell’intonazione è spaventosa, è davvero disarmante. Io ho fatto veramente tanta fatica a cantarle davanti, perché mi vergognavo (sorride, ndr), ma poi lei mi animava continuamente con la sua verve e la sua capacità. Comunque la cultura dei neri americani, che vengono dall’hip hop, in cui tutto si basa sulla collaborazione, è davvero tutta un’altra cultura rispetto alla nostra; noi viviamo dentro il nostro orticello, fatichiamo ad andare dagli altri, abbiamo paura di ricevere dei no, quindi non ci proviamo neanche. Questo è un po’ un problema nella musica italiana, che secondo me è conseguenza anche della crisi discografica, che ha intimidito molto le realtà, ha separato, ha creato etichette, e le etichette sono nemiche dello stimolo musicale, bisogna un po’ romperle. Per questo mi è sempre piaciuto collaborare con artisti che nessuno avrebbe mai immaginato che potessero cantare insieme a me e io insieme a loro.

Ma alla Rowland hai insegnato tu l’italiano? Nella canzone ha una pronuncia perfetta.
Le ho pronunciato la frase con il mio italiano impeccabile (ride, ndr) e lei l’ha ripetuta subito. Infatti le ho chiesto se aveva studiato opera da piccola, ma mi ha detto di no.

Ricordo di tracce fantasma dei tuoi dischi molto fuori dagli schemi, com’è successo che ora hai fatto una bonus track seria?
(ride, ndr) Ti svelo una chicca: l’idea della traccia fantasma c’era anche questa volta. Volevamo inserire tutta la telefonata che avevamo fatto con Franco Battiato, quando lui ebbe l’idea della melodia de Il tempo stesso. Battiato era a Londra a fare un corso di inglese quando ebbe questo lampo di genio, quindi io lo chiamai e registrai tutta la telefonata. La registrazione è durata una ventina di minuti e si sente lui che mette la base e poi canta.

E perché alla fine non l’hai messa nel disco?
Mi sembrava di chiedere troppo.

Secondo me avrebbe accettato.
Lo so, ma mi sono vergognato. Ho pensato che forse non era giusto.

Tiziano Ferro su PopOn Al disco ha collaborato anche Laura Pausini, ma nei comunicati stampa non se ne parla e così se n’è detto poco.
Forse perché ormai è diventata una cosa ovvia, abbiamo cantato così tante volte insieme in studio, negli stadi, lei nei miei concerti io nei suoi, che forse è la cosa che ha sorpreso meno. Lei è proprio una mia amica. Questa volta, però, la nostra collaborazione è stata strana, perché stavamo parlando al telefono e le ho detto: “Suggeriscimi un titolo e io ci scrivo una canzone”, così lei di colpo mi ha detto “La paura non esiste”. Io ci ho scritto una canzone e lei voleva regalarmi il titolo, ma io l’ho fatta firmare perché secondo me è un signor titolo e andava riconosciuto in quanto tale.

L’ascolto dell’intero album ci dice che sei cresciuto molto, Tiziano, hai acquisito maturità artistica e maggiore coscienza. E’ come se, forte delle esperienze fatte, ora avessi imparato a scrivere canzoni con arte e misura.
Spero sia vero. Ma l’unica cosa che so, e non me la può contestare nessuno, è che questo è un disco nato più che mai dalla passione, dalla voglia di fare musica che ho da sempre. E se c’è uno sprazzo di lucidità, che mi prendo il diritto di credere di aver avuto, è quello di aver usato sempre a mio vantaggio il successo, nel prendermi la libertà di fare quello che mi pare nei dischi. Ed è così bello alla fine, quando riascolti questi capitoli, che il resto non conta. Questo disco me lo sono goduto anche nei tempi, è stato tutto molto dilazionato, così mi sono preso la briga di entrare nei dettagli, ho avuto tempo di dare spazio alle collaborazioni, insomma mi sono proprio divertito a farlo.

Ma a questo punto del tuo percorso pensi sia intervenuto un po’ di mestiere?
Sì, l’esperienza aiuta molto, perché la cosa più difficile da raggiungere, che poi è l’obiettivo che mi prefiggo io, ma penso tutti quelli che fanno il mio mestiere, è il dono della sintesi, della misura. Non in quanto costrizione e restrizione, ma nella capacità di pesare e misurare i tentativi e di arrivare in poco tempo direttamente a quello che vuoi ottenere. E questo lo fai solo con l’esperienza. Prima magari scrivevo diciotto canzoni e da quelle ne ottenevo otto buone e poi, tagliando e cucendo, ne realizzavo altre due o tre, e tutto questo lavoro diventava un disco. Ora, invece, scrivo molto meno, perché le canzoni nascono esattamente come le sentite. Mi piace questo modo di lavorare, perché mi prendo anche i miei tempi e faccio quello che prima non facevo, a causa della tipica fretta dell’età giovane, cioè prima quando scrivevo una canzone la volevo finire subito, anche se di forte c’era solo una strofa o un inciso o la melodia, fino a che non la terminavo non ero contento e così la finivo un po’ per forza. Ora, invece, le canzoni le lascio riposare e lievitare, se mi viene una frase bella mi dico che troverà il suo momento, e per completare una canzone ci possono volere mesi o anche anni.

Ti concedi del tempo per scrivere le canzoni e in questo disco dici di aver goduto di tutto il tempo necessario. Praticamente un lusso per quelle che sono generalmente le scadenze nel tuo mondo?
Direi di sì, e Alla mia età è stato il primo disco per il quale ho avuto tempo in abbondanza. Siamo stati diversi mesi in studio, perché Michele Canova, che è il mio produttore e arrangiatore da sempre, ha comprato uno studio molto bello, quindi non siamo più in affitto, non paghiamo più a ore (ride, ndr) e ci siamo presi tutto il tempo che volevamo. Da gennaio man mano ho portato i provini e abbiamo avuto tutto il tempo di portare persone in studio, di convivere e di approfondire. E secondo me le collaborazioni si possono fare solo se si passa del tempo insieme, se ci si capisce, se ci si scopre. Con Battiato per esempio è nata proprio così, perché lui era in uno studio accanto, siamo andati spesso a pranzo e a cena insieme e ci siamo conosciuti. Lui è molto simpatico e aperto, passa dagli scritti del ‘700 all’ascolto della radio, lui sa tutto di ciò che succede musicalmente in Italia e nel mondo.

Tiziano Ferro su PopOn Ma in tema di collaborazioni tu sei anche molto disponibile verso gli altri. Nel disco di Fiorella Mannoia, per esempio, hai scritto per lei e hai anche duettato.
Sì, ma le cose non succedono mai a caso. Per far capire che le nostre sono collaborazioni genuine, ti faccio notare come il quadrilatero delle collaborazioni si ripete: io collaboro con Fiorella che collabora con Battiato che collabora con me… quindi la matrice delle persone che poi vanno d’accordo è vera, è reale, non è un caso che andiamo tutti d’accordi, perché nella diversità sia anagrafica che di generi musicali ci troviamo talmente bene che poi nascono delle cose genuine. Fiorella è una grande, è una persona con uno spirito e un’anima incredibili, con una visione del mondo ampissima, magari ce ne fossero così tante di persone in grado di prendersi la responsabilità di interpretare così bene delle canzoni d’altri.

A proposito di collaborazioni, è uscito il disco di Giusy Ferreri (Gaetana)…
Esperienza unica! Come tutte le cose veramente belle sarà difficile da ripetere, perché innanzitutto non sarà facile trovare una ragazza come Giusy, in grado di avere un peso così nella voce e nella comunicazione. Mi sono accorto che fosse una forte perché divideva le persone, innanzitutto ha diviso me, perché la prima volta che l’ho vista a me non piaceva, mi dava fastidio, ed è strano perché di solito io non sono uno polemico che si avventa contro le persone, se non mi piace una cosa cambio canale e lascio stare. Lei, invece, mi accanivo a guardarla, perché mi innervosiva. Così sono arrivato a capire che mi piaceva un casino, perché mi provocava dei sentimenti contrastati e contrastanti, che era da molto che non provavo. Da lì ho dovuto indagare in merito al mio sentimento, a quello che provavo per lei, per capire che in realtà era un’immensa passione.

E così sei andata a prendertela?
Sì, c’ho provato, avrebbe potuto dirmi di no. E’ stata una cosa alla quale io, però, ho dovuto cedere, non è stato facile, non ho lasciato spazio a nessun tipo di orgoglio, mi sono detto: “Ho avuto torto, e allora se deve essere amore che lo sia totale. Mi butto in questa follia”. Ci siamo incontrati, lei è stata felice ed è subito stata una cosa stimolante, mi ha portato dei pezzi, io le ho fatto ascoltare altre cose e poi ne ho scritte altre in funzione della sua capacità di comunicare. Viva Giusy, perché è stata una boccata d’aria, un’esperienza che mi ha fatto bene e ho scoperto quanto bello possa essere mettersi a disposizione di qualcuno senza entrare nel merito dei contenuti, ma soltanto sentendosi al servizio del talento. E lei ce l’ha.

Chiudiamo il capitolo collaborazioni con due parole su tuo fratello Flavio, che ha suonato la batteria nella canzone Assurdo pensare?
E’ stato promosso e questo era il premio. E’ stato bravo a cogliere un’occasione, visto che studia batteria e io gli avevo proposto di avere un approccio con una studio professionale di incisione, di provare a registrare. Però non era garantito che sarebbe finito nel disco, quello dipendeva da lui. Così alla fine ha portato a casa l’obiettivo e per questo sono molto orgoglioso di lui, al di là del fatto che abbia suonato bene, perché quella è una cosa che con lo studio raggiungi, ma quello che mi rende felice è che lui abbia capitalizzato un’occasione.

Tiziano Ferro su PopOn Il disco apre con un brano intitolato La tua vita non passerà. La prima strofa della canzone dice: “Parlano, parlano, parlano… e dicono che sanno però mentono, mentono”. Con chi ce l’hai?
Questa canzone è rivolta idealmente a una persona che sta considerando il suicidio. Penso che il mondo d’oggi ci porti a commettere tanti errori, tra i quali quelli di non seguire le nostre regole, i nostri tempi, le nostre velocità, rischiando a volte di affidarci alle verità degli altri e di trovarci scomodi nella vita che gli altri ci propongono. Mentre vivere a propria immagine e somiglianza è una delle cose più salutari che esistano. Per questo dico: “Parlano e dicono che sanno però mentono”, perché le uniche vere risposte alle esigenze quotidiane le abbiamo noi e, se cadiamo nell’errore di credere troppo a quello che ci dicono gli altri, anche di noi stessi, perdiamo il controllo della nostra vita. Io lo so bene, per questo mi sembrava giusto lanciare questo messaggio.

In più di una canzone questo disco mi è parso un inno alla vita…
Vero, vero!

…citi anche Dio, ma che rapporto hai con la spiritualità?
Ci sono tre cose di cui non parlo volentieri, e una di queste è la spiritualità. Non perché non voglia, ma perché penso sia una cosa talmente privata che quando la si espone, la si mortifica. Io vado molto in chiesa, vado da solo e lo faccio quando non c’è gente; se mi accompagna qualcuno, gli chiedo sempre di stare lontano da dove sto io, perché è un momento talmente privato, che riesco a metterlo solo in una canzone. E’ che nelle canzoni uno si prende la libertà di dire delle cose, lo fa anche con noncuranza e con una leggerezza che magari nella vita non ha, non so perché… Comunque tornando alla domanda, il mio rapporto con la spiritualità è molto profondo, però non ha regole.

E la tua voce ne ha?
Assolutamente no. Io sono al servizio della mia voce, a volte la sforzo non perché sono convinto di poter fare quello che voglio, ma perché mi piace giocarci, trovo che sia uno degli strumenti più divertenti. E siccome non ne conosciamo le potenzialità fino a quando non lo mettiamo in gioco, trovo sia bello usarlo. Cantare è un movimento che fa bene al proprio corpo e anche all’umore. Mi incuriosisce l’utilizzo della mia voce, però ascolto lei e vedo anche dove non può arrivare, e la rispetto. Io so che non prenderò mai un Do di petto, ma non lo voglio neanche prendere, perché il bello della voce non sta nell’arrivare in alto, anzi in questo disco mi son goduto ancora di più le note basse e baritonali, ma io me la godo in quanto mi sento schiavo della voce. Lei mi dà dei limiti e io li rispetto.

Salutiamoci con una battuta sul tour. Partirà ad aprile 2009 e ti ho sentito dire che sarà divertente, cosa intendi?
Lo scorso tour me lo sono goduto perché è stato il primo molto grande che ho fatto in Italia e ora ripercorrerò più o meno le stesse date. In quell’occasione, però, avevo utilizzato spazi ampi creando un paradosso con la scelta di una scenografia intimista, teatrale e molto soffusa. Adesso, invece, vorrei fare il contrario, cioé uno spettacolo solare, brillante, divertente, anche perché in repertorio di cose ballabili ne ho. E poi chiaramente ci saranno anche momenti profondi. Io lo vedo così.


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