2008: le Interviste!
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Il 2008 è stato per PopOn un anno particolarmente intenso: l’anno della nascita e dei primi passi. Nonostante la novità e le ovvie incognite, che avrebbero giustificato una titubanza da parte di artisti e uffici stampa, noi della redazione di PopOn abbiamo trovato ovunque grande disponibilità ed entusiasmo, e di questo vogliamo rendere grazie a tutti. Per questo abbiamo pensato di concludere l’anno proponendo le frasi più significative pronunciate dagli artisti che hanno popolato lo spazio Interviste. Vuole essere il segno della nostra soddisfazione e soprattutto un gesto di gratitudine verso chi ci ha concesso fiducia, rendendo possibile la loro presenza nelle nostre pagine. Grazie, dunque, a tutti questi artisti che trovate citati di seguito e ai loro infaticabili uffici stampa. All’anno prossimo!

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Pino Daniele su PopOn Pino Daniele: “Io non ho mai voluto pubblicizzare la mia amicizia e il mio affetto per Massimo Troisi, non ho mai voluto mostrarlo perché è un sentimento mio, io sono molto geloso dei miei affetti e delle persone che amo. Però sono arrivato a un momento della mia vita in cui ho capito che la mia amicizia con Massimo era importante non solo da un punto di vista umano, ma anche artistico. Nel momento in cui è venuto a mancare, ho perso una parte di me”.

Sergio Caputo su PopOn Sergio Caputo: “Tutto sommato a me Sanremo non ha riservato grossi vantaggi, anzi mi ha portato ad essere guardato con diffidenza dal mio pubblico più tradizionale. Certo sarebbe interessante poterlo rifare, ma oggi lo rifarei con uno spirito completamente diverso, essendo quasi uno straniero”.


Luca Dirisio su PopOn Luca Dirisio: “Credo che i figli siano la cosa più bella che possa capitare a una coppia che si vuole bene, credo che debbano arrivare solamente lì dove c’è veramente amore e voglia di averne e non, come succede a volte, in certe famiglie sciagurate dove i bambini vengono lasciati alla mercé del caso e della fatalità. Il mio primo mestiere è stato fare il babysitter per poche lire, a Vasto, lo facevo per i figli dei colleghi di mia madre e non è stato mai un peso, ma sempre un piacere”.

llaria su PopOn Ilaria: “Molta gente è portata a dire: ‘Ah, quella ha fatto una trasmissione televisiva, allora non è un’artista’, non è vero, è che in Italia ci sono poche chance per fare musica, allora si tentano anche queste vie”.



Gio’ Di Tonno su PopOn Gio’ Di Tonno: “Sono attaccato alla mia terra, nel senso più pieno del vivere la mia gente. Ho fatto tesoro delle mie esperienze. La vita a Santafè non era facile; ora il quartiere s’è rivalutato, c’è voglia di rivalsa. E’ lì che ho cominciato a scrivere canzoni, sognando di diventare un cantante famoso. Avevo 13 anni. Ho rotto le scatole a tutto il vicinato cantando a squarciagola a ogni ora”.

Giusy Ferreri su PopOn Giusy Ferreri: “Mi è stato concesso un anno di aspettativa, per cui in teoria io potrei riprendere a lavorare nel giugno 2009. E’ il periodo perfetto per poter capire e valutare bene che tipo di posizione io possa prendere all’interno del mondo musicale. E secondo me è stata la scelta migliore, perché bisogna considerare che sono sempre un’artista emergente, nonostante il grande successo, e tutti sappiamo che il mondo della musica è molto complesso e nulla è mai dato per scontato”.

Bluvertigo su PopOn Bluvertigo: “Una serie di coincidenze ci ha portato a risuonare insieme ed è molto divertente, ognuno di noi è più rigenerato, non dico ringiovanito, ma rigenerato sì. Poter ripercorrere il proprio repertorio e il divertimento che si prova a farlo insieme ci fa pensare che sia stata proprio una bella scelta”.


Petra Magoni&Ferruccio Spinetti su PopOn Petra Magoni&Ferruccio Spinetti: “Ci sono un sacco di cose che dobbiamo ancora fare, c’è tanta gente che non sa della nostra esistenza, quindi c’è ancora un margine per ingrandirci ed esplorare nuovi Stati, nuovi territori e far conoscere la nostra idea in giro. Ma anche se rimanesse tutto così, andremmo comunque avanti”.


Aram Quartet su PopOn Aram Quartet: “Noi quattro abbiamo sentito l’esigenza di esprimerci con la musica sin da bambini e quindi pensiamo che alla base ci sia una sorta di urgenza istintiva, quindi innata. Però per essere precisi in questa attività musicale, sin da ragazzini abbiamo ritenuto opportuno studiare e renderci all’altezza di una situazione professionale, quale avrebbe potuto essere e nella quale ci stiamo ritrovando”.

PFM su PopOn PFM: “All’epoca si chiamava progressive perché era una progressione rispetto al rock più classico, all’Elvis Presley degli anni Cinquanta, al rock country delle ballad e all’hard rock. Ciò che era oltre tutto questo si chiamava appunto progressive, cioè progressivo. Adesso se rifai quello, è regressive!”.


Marco Carta su PopOn Marco Carta: “Se il Festival di Sanremo non si facesse sarei molto triste, ma anche se non dovessi prendervi parte, perché adoro guardarlo in televisione. Secondo me è una grandissima manifestazione, quindi, a prescindere da una mia eventuale partecipazione, mi dispiacerebbe”.



Pilar su PopOn Pilar: “Ognuno di noi ha una vocazione, un posto dove si sente a casa. Il mio non è un merito né una capacità, in questo caso posso dire che è un dono, così quando sento un disco o ascolto una canzone che mi piace, automaticamente so che ci sono dentro anche io. Il lavoro dell’interprete non è solo quello di aprire bocca e dar fiato a una sola canzone, questo lo sanno fare tutti, ma è quello di avere la direzione artistica di un progetto, dai colori alle tematiche, fino alle sonorità”.

Lola Ponce su PopOn Lola Ponce: “La gente è in grado di valutare quelle che sono le cose più importanti: la tua voce, la tua interpretazione... è questo ciò che interessa al pubblico. Il gossip è solo una conseguenza della popolarità”.



Federico Stragà su PopOn Federico Stragà: “Non ho mai cantato in inglese prima di questa esperienza, perché non avevo mai sentito la voglia né il bisogno di farlo. Cerco di fare meno errori possibile, facendomi aiutare anche da mia sorella, che è la studiosa della famiglia ed è laureata in lingue. Forse, però, aveva ragione il mio professore di francese che, commentando i risultati alla fine del quadrimestre, diceva: ‘Stragà prende cinque allo scritto e, per un fattore puramente cromosomico, sette all’orale’”.

Eugenio Finardi su PopOn Eugenio Finardi: “Il primo libro che parlava di me iniziava con la frase: ‘Io non faccio il mestiere di Guccini e Gino Paoli, faccio il mestiere di Rod Stewart’. Questo è il mio manifesto, come dire: io non faccio accademia, faccio l’impressionista. Quindi se qualcuno ama la musica d’autore, non credo possa amare me. Io per esempio non la amo per niente, cioè io sono nato come un anti-cantautore, un cantante rock che diceva pane al pane e vino al vino, senza tante fregnacce. Il cantautorato per me è un sottogenere e chi può sopportare certi cantautori non può apprezzare me. Io privilegio il discorso musicale ed è troppo evidente la mancanza di musica in tanta canzone d’autore, per cui chi ha la passione dei cantautori di solito non capisce un cazzo di musica”.

Bandabardò su PopOn Bandabardò: “E' tanta la voglia di parlare d’amore, oggi che se ne parla poco e male. Abbiamo soprattutto voglia di dire che ci sono due mondi separati: uno che spera ancora di costruirsi e progredire basandosi sui rapporti umani, sull’amicizia, sull’amore e sui sentimenti forti, e un altro che invece va avanti dalla parte opposta”.


Umberto Tozzi su PopOn Umberto Tozzi: “Ho avuto nella mia carriera la fortuna di essere numero 1, mumero 10, numero 50, numero 100, poi di nuovo numero 1 ecc. ecc. che dire, oggi per il mio passato, sono cosciente che il mio repertorio è tra i repertori italiani considerati numero 1. Non importa se nelle Hit di oggi non sei più un numero 1. Per uno come me è fondamentale scrivere e cantare quello che mi piace e mi emoziona. Non devo più necessariamente vincere i 100 metri come Bolt”.

Garbo su PopOn Garbo: “Siamo nati per imparare a morire. E dobbiamo farlo nel migliore dei modi, vivere e morire”.





Edoardo Vianello su PopOn Edoardo Vianello: “Il mio successo quasi cinquantennale è dovuto soprattutto alle canzoni che ho scritto. E siccome io sono di passaggio, come tutti, mentre le canzoni rimarranno nel tempo, il fatto che siano esse le protagoniste della mia carriera mi consola facendomi credere che qualcosa di me rimarrà sempre”.


Raf su PopOn Raf: “Ognuno di noi è preso dalla vita frenetica, dai propri interessi. Se rimaniamo un attimo fermi in mezzo a un prato, non ci accorgiamo che in quel momento è in atto una continua metamorfosi. E poi ho voglia di credere che tutto non sia limitato all’arco di una vita così come lo intendiamo noi: nascita e morte, ma sia qualcosa di molto più grande, di immenso, qualcosa che continua, come se la vita stessa fosse parte di una grande metamorfosi”.

Mango su PopOn Mango: “Sono uno di sinistra, lo dico tranquillamente e apertamente. Non sono un fanatico di Che Guevara, ma sicuramente lo considero un eroe, una persona che ha fatto molto per l’essere umano e credo che chiunque abbia avuto questa possibilità o questa necessità è uno da prendere in considerazione”.


Niccolò Agliardi su PopOn Niccolò Agliardi: “Ancor prima di sapere se qualche etichetta mi avrebbe firmato, mi sono detto: ‘Ho delle cose da dire, non mi interessa pensare in questo momento che cosa diventerò. Mi interessa fissare quelle ansie, quel disagio, quei sorrisi’”.



Giovanni Allevi su PopOn Giovanni Allevi: “Che tu possa vedere il mondo con gli occhi della mia musica, e quindi scoprire l’incanto nascosto tra le pieghe della quotidianità, o le straordinarie potenzialità che si agitano nel tuo cuore, è un regalo troppo grande per la mia capacità di comprensione!”.


Nicola Conte su PopOn Nicola Conte: “Da parte mia c’è probabilmente un atteggiamento romantico. Quello di chi si trova un po’ a disagio nell’epoca in cui vive, perché non vi si riconosce, e va a cercare se stesso in altri periodi attraverso l’arte. E’ un percorso puramente intellettuale. Io ho trovato la mia dimensione nel jazz”.


Milva su PopOn Milva: “E’ una cosa bella, ma è anche un po’ triste che festeggiamo i cinquant’anni da quando abbiamo iniziato a fare questo mestiere. Anche se, allo stesso tempo, è un traguardo colmo di soddisfazioni, perché io ne ho avute tantissime da quando ho vinto il concorso nel ’59. Ed eccoci ai cinquant’anni”.


Niccolò Fabi su PopOn Niccolò Fabi: “Personalmente mi preoccupo del fatto che, al di là delle grandi star già consolidate, tutti gli altri musicisti vorrebbero semplicemente non doversi cercare un altro lavoro e vivere della propria arte ed è indubbio che non poter guadagnare dalla vendita della propria musica rappresenta un rischio. Vedremo nei prossimi anni cosa succederà, però credo che l’aspetto positivo è che una crisi come questa dia stimoli ai musicisti per sviluppare idee nuove, poiché dalle crisi si esce sempre con l’aiuto della creatività”.

Mario Venuti su PopOn Mario Venuti: “Mi sembra che, paradossalmente, pur essendo una persona piuttosto curiosa e anche disposta al cambiamento e al rimettere tutto in discussione, poi alla fine, riguardandomi indietro, mi accorgo di rimanere fedele a me stesso, fedele a un certo modo di vedere le cose, che è rimasto sempre quello”.


Tiziano Ferro su PopOn Tiziano Ferro: “Ci sono tre cose di cui non parlo volentieri, e una di queste è la spiritualità. Non perché non voglia, ma perché penso sia una cosa talmente privata che quando la si espone, la si mortifica. Io vado molto in chiesa, vado da solo e lo faccio quando non c’è gente; se mi accompagna qualcuno, gli chiedo sempre di stare lontano da dove sto io, perché è un momento talmente privato, che riesco a metterlo solo in una canzone”.

Ornella Vanoni su PopOn Ornella Vanoni: “Quando la gente sta per ore e ore a guardare l’Isola dei Famosi non può apprezzare un pezzo di Carlo Fava intitolato Una bellissima ragazza e così vendi pochi dischi. La superficialità impera e la gente che non sa recitare recita”.



Irene Grandi su PopOn Irene Grandi: “Per me il Natale è un ideale. Non c'è un'ispirazione religiosa, ma spirituale sì: la riscoperta di alcuni valori, dello stare insieme, ha bisogno di una colonna sonora”.




Massimo Ice Ghiacci su PopOn Massimo “Ice” Ghiacci: “In un certo senso il progresso, la società, il modo di vivere attuale premia la velocità e di conseguenza la superficialità nelle cose che si fanno e che si dicono. Io sento un po' la mancanza di profondità nelle cose e nei rapporti con gli altri, profondità nel confronto con la propria coscienza e con quelli che sono i propri sogni”.


 

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