Mango, emozioni dal vivo
Scritto da Simone Arminio
Domenica 25 Gennaio 2009 00:00
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Mango su PopOn Intervista di Simone Arminio

Per presentare dal vivo i brani del suo Acchiappanuvole, primo album di cover della sua carriera, Mango ha scelto l’atmosfera intimista dei teatri. Sedici date: partenza l’11 febbraio da Foligno per finire il 20 marzo a Potenza, nella sua Basilicata. Raggiunto telefonicamente da PopOn, ci ha parlato del tour, della scelta del terzo singolo (Dio mio no, di Lucio Battisti) estratto per l’occasione e del perché ha giurato che non salirà mai più sul palco del Festival di Sanremo.


Mango, il tour è quasi al via, come lo stai pensando?
Siamo ancora nel pieno delle prove, dire che l’abbiamo “già pensato” è una parola grossa. Per il momento la cosa essenziale di questo nuovo concerto è che sarà incentrato soprattutto su Acchiappanuvole.

Gli arrangiamenti saranno fedeli a quelli del disco o prevedi qualche sorpresa?
Alcuni brani non saranno necessariamente pieni, come si possono ascoltare sul disco: molti saranno eseguiti anche in versione unplugged, che è una cosa che mi piace e mi stimola molto negli ultimi tempi. Poi ci saranno anche i brani più importanti del repertorio.

Hai in mente qualcosa in particolare?
Beh (ride, ndr), molte cose che non si possono ancora dire, perché fanno parte della struttura dello spettacolo, della scaletta e di come si muoverà il tutto. Posso confermare che ci saranno delle sorprese notevoli, perlomeno lo spero. Soprattutto per quanto riguarda il tipo di sensibilità in gioco, e le emozioni che saremo in grado di vivere, quindi di comunicare al pubblico. È una dimensione nuova rispetto a quella dei concerti passati: ci sarà grande poesia sul palco, questo per me è fondamentale, davvero molto importante in questo periodo.

Il tour toccherà i teatri delle più importanti città d’Italia. La scelta dei teatri piuttosto che dei palasport risponde a quale esigenza?
Beh, il teatro è proprio un'altra dimensione. Nella mia carriera ho fatto stadi, piazze immense, posti all'aperto d'estate, soprattutto con davanti una marea di persone. Sono cose bellissime anche quelle. Ma in teatro la vera magia consiste nel riuscire a sentire le emozioni della gente, i battiti del cuore. Li vedi tutti, uno per uno, li guardi negli occhi, e loro guardano te. In piazza, davanti a cinquantamila persone, non vedi il pubblico, piuttosto lo senti, quando finisce il pezzo, o quando cantano con te canzoni storiche come La rondine oppure Oro. In teatro è esattamente il contrario. Lì la cosa che conta di più è il silenzio e l'attenzione, non lo spettacolo che si fa insieme al pubblico, quando si canta insieme. È come se il teatro diventasse un tutt’uno fatto di palcoscenico-platea, non senti più la differenza e non si capisce qual è l'artista, se è sul palco o se, invece, sta in platea. Per questo il teatro è per molti versi il vero tempio della musica, un luogo dove ogni elemento diventa importante, testo, espressività, movimenti, emozioni, poiché tutto quello che fai sul palcoscenico diventa un fatto rilevante.

Mango su PopOn E fra questi, quale sarà l’elemento più rilevante per te?
L'emozione (fa una pausa, ndr). L'emozione per me è alla base, preferisco di gran lunga cercare un'emozione forte sul palco per trasmetterla e comunicare al pubblico. Altrimenti è inutile, che suoni a fare?

Perché la scelta del singolo Dio mio no di Lucio Battisti per l’anticipazione del tour?
L’ho scelto soprattutto per una mia particolare affezione, non so, da quando l'avrò cantato da ragazzino, accompagnandomi con la chitarra. Perciò appena ho avuto la possibilità di fare un disco di cover, volendo inserire un brano di Battisti ho subito scelto questo, che mi è sempre sembrato il suo brano principe. Ci sono canzoni ancora più conosciute, ma tutte ormai già sentite, forse troppo. Questa invece è ancora vergine e intoccata sotto questo aspetto. E poi volevo cantarla anche in modo particolare. La cosa, forse, più interessante è che in questo brano, in un acuto che faceva anche Lucio, nella parte più alta io prendo un bicordo con la voce.

Una cosa difficilissima e piuttosto rara.
Si tratta di riuscire a prendere, con un’unica emissione di fiato, una nota e anche il controcanto. Entrambi. In studio di registrazione ho fatto quasi impazzire il fonico, che sentiva chiaramente due tracce di voce ma sul mixer ne vedeva una sola…

Beh, cose del genere giustificano la scelta dei teatri: come dare altrimenti al pubblico la possibilità di cogliere tali finezze?
Esatto. Sono cose che altrimenti perdi. Non puoi puntare su aspetti di questo tipo davanti a cinquantamila persone. Forse non ti viene neanche di farle, bisogna cogliere il momento giusto per fare queste cose. Avere invece questa possibilità a teatro mi sembra una cosa davvero molto interessante.

Hai novità riguardo alla formazione che verrà con te sul palco?
È più o meno la solita. Sono musicisti con cui lavoro da tanto tempo, quindi sanno e condividono con me ogni sfumatura, riescono a entrare in ogni piccolo particolare della mia esecuzione, e questo è veramente importante per un musicista, soprattutto in un'avventura particolare e intimista come questa. Sono sicuro con loro sul palco: ho Carlo De Bei alle chitarre, e non ho il minimo problema, perché Carlo è stato al mio fianco fin dalla pre-produzione. Poi ci sarà l'altro chitarrista, Carlo Fimiani, ci sarà Rocco Petruzzi… anche lui lavora con me da più di vent'anni e ormai è diventato un genio degli arrangiamenti. Lo stesso vale per Nello Giudice al basso, per Giancarlo Ippolito alla batteria e Rosa Lengo, gente che lavora col sottoscritto davvero da un bel po’.

Mango su PopOn Ci sarà nel corso del tour la possibilità di ospitare qualcuno degli autori dei brani di Acchiappanuvole quando passerai nelle loro città? Penso ad esempio a quelli con cui hai duettato nel disco, quindi Baglioni nella data di Roma e Battiato a Catania.
No, non credo, non ora almeno, sono quelle cose che vanno un po' improvvisate e non fanno parte del programma iniziale. Noi ci stiamo preparando sul nostro spettacolo. Potrà capitare, certo, ma non la considero una cosa fondamentale al momento.

Ci saranno poi città dove il peso di chi non c’è più sarà più forte. Ad esempio andrai a Genova, nell’anno del decennale della morte di Fabrizio De André, a cantare una delle sue canzoni più belle (Canzone dell’amore perduto). Come pensi che vivrai quel momento?
Sarà sicuramente un’emozione molto bella. Io considero Canzone dell’amore perduto uno dei brani più belli in assoluto di De André, anche se per molti non è così e non so per quale motivo. La gente preferisce Bocca di rosa o altri pezzi più classici. Io invece ho sempre amato questa canzone, perciò ho voluto darle un'altra possibilità. Poi soprattutto in questa piuttosto che in altre canzoni dell’album, più che pensare all’interpretazione ho cercato davvero di rubare il cuore del brano, un sentimento preesistente, messo lì dall’autore originario. È come cercare di carpire il sentimento di un altro e farlo proprio, dare al cuore della canzone un altro battito. Così è successo con Canzone dell'amore perduto o con I migliori anni della nostra vita, in cui ho chiesto a Carlo (De Bei, ndr): secondo te Robert Plant e Jimmy Page come l'avrebbero fatta con voce e chitarra? Lui ha detto: ecco, io suono, tu seguimi. Abbiamo fatto così, e quella è rimasta la versione finale. Ecco cosa intendo quando parlo di cogliere il cuore di un brano.

L’ultima data del tour è nella tua regione, e leggo nella scheda di presentazione che le emozioni di questo ultimo disco sono state maturate “immerso nella natura di Lagonegro”. Com’è a oggi il rapporto con la tua città e la tua terra?
Ma attenzione: io ho fatto solo la pre-produzione a Lagonegro, poi ho fatto due mesi in studio di registrazione a Grottaferrata e un altro mese e mezzo di missaggio a Milano. Certo, l'ispirazione non la trovi in studio, ma nel posto dove lavori. Tutta questa fase iniziale, durata un anno, è stata fatta a Lagonegro come avviene per tutti i miei dischi. Il mio rapporto con la città è quello che ognuno può avere con la propria terra. Ci abito, ci sono nato e ci sono sempre vissuto, la amo per l'aria che respiro e per l'acqua che bevo dal rubinetto senza bisogno di comprarla. E’ un posto ancora tranquillo, dove si vive bene, senza le preoccupazioni che si possono avere in una città o in un posto più grande. È questo il bello di una regione come la Basilicata, talmente piccola che la gente a volte non sa nemmeno che esiste, o fa confusione. Dall’altro lato pero, non credo che sia molto importante il luogo dove si abita o in cui si è nati, per poter lavorare. Io nella fase di elaborazione di un disco mi estraneo talmente dal posto in cui sono che in quel momento potrebbe essere Roma, Milano o New York... Non esco in giardino a cercare ispirazione. Quella ce l'ho nel momento in cui mi vedo con Carlo o con Rocco e ci mettiamo lavorare sulle nostre idee.

Mango su PopOn Un'ultima domanda che non può che riguardare il Festival di Sanremo, visto che tu ci sei stato tantissime volte…
Troppe volte! E per quanto mi riguarda, non ci andrò mai più. Avevo già deciso undici anni fa di non andarci più, poi l'insistenza di Baudo, due anni fa mi ha convinto. Non ho visto il Festival come una gara, piuttosto come una vetrina importante. Da molti anni, però, ha perso anche questa caratteristica. Oggi è diventato una pacchianata, una cosa che non m'interessa. D’altronde anche alla gente a casa non interessa più: il Festival non fa vendere i dischi, è diventato solo uno spettacolo televisivo come tanti altri, non si punta sulle canzoni. Mi spiace dirlo, ma basta guardare le scalette per accorgersene: non c’è niente della musica che oggi interessa alla gente.

Non ti aspetti niente di interessante da nessuno dei partecipanti, quindi?
Assolutamente no (pausa, ndr). Certo, poi magari uscirà fuori la canzone carina… ma da quanti anni non viene fuori qualcuno di interessante da Sanremo? È un vero peccato perché il Festival è stato letteralmente massacrato negli anni. Si è sempre pensato troppo a chi lo presenta, chi saranno le veline di contorno, come saranno vestite e da chi. Questo è l'interesse, si punta su questo e non sulla canzone d'autore! Per questo motivo penso che non lo guarderò affatto.

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