Un’altra direzione è il nuovo e decimo album di Nek, uscito lo scorso 30 gennaio. Proposto al pubblico in due versioni (di cui una con meno canzoni e in vendita a minor prezzo), questo lavoro segna il ritorno dell’artista di Sassuolo a distanza di due anni dal precedente album Nella stanza 26. Ed è proprio dal paragone tra questi due dischi che è partita la nostra chiacchierata con lui, nella quale ha raccontato di vita sociale e privata, di stati d’animo e umori, nell’attesa di vivere un nuovo viaggio musicale dal vivo.Un’altra direzione quanto dista da Nella stanza 26? Sono due dischi che non si possono paragonare, sono molto diversi e li amo entrambi ma penso che l’ultimo sia più bello, per svariate ragioni. Per realizzarlo ci ho messo un anno, ed è stato un periodo di tempo vissutissimo. A queste canzoni ho voluto dare vari colori e determinate direzioni, diverse dal passato perché uno cerca sempre di migliorarsi. All’interno di questo cd ci sono concetti che mi piacciono molto. Quali sono questi colori musicali di cui parli? Sono piccole pennellate sfumate, le chiamerei sensazioni, diverse in ogni canzone: si va da incursioni elettroniche ai violini, poi c’è del rock, tocchi dark, qualche ripescaggio anni Ottanta. Mi piace mescolare vari spunti. Per quanto riguarda i temi, quali affronti in queste nuove canzoni? C’è un piano personale e un livello che definirei sociale. Io vivo, vedo, e automaticamente scrivo. Per esempio, il brano Tira su il volume è uno spaccato della società: oggi in tanti non sono contenti. Cosa fai per farti sentire? Alzi la voce. Il mio è un manifesto contro l’indifferenza, il male più incurabile del mondo di oggi.
Nel filone personale certamente rientra Quante cose sei, canzone che hai scritto per tua moglie Patrizia: com’è scrivere un testo che riguarda la tua vita privata, sapendo che poi diverrà pubblico? Per me questo è il modo più semplice di esprimermi. Io metto la mia vita nei miei dischi, qualcosa di più dettagliato su di me c’è per forza. Questo brano l’ho scritto per mia moglie, è vero, ma poi chiunque la ascolta la trasferisce nella sua vita e se ne appropria. Quindi, no, non è un problema per me scrivere di cose così private, e nello specifico dire ancora una volta grazie a Patrizia tramite una canzone. Il tuo album sarà disponibile in due formati: una versione standard contenente dodici brani inediti e Walking away in duetto con Craig David, e una versione speciale con sei brani venduta a un minor prezzo. Perché hai fatto questa scelta? La versione con sei canzoni mantiene intatta l’essenza dell’album. L’ho fatta visto il momento di difficoltà economica e anche contro il fenomeno della pirateria. Questa versione ridotta comune è identica a quella standard, solo con meno brani. A proposito di Craig David, ci racconti com’è andata? E’ stata una bellissima occasione e mi sono anche molto divertito. Quando lui ha avuto questa idea, gli ho mandato un mio testo che gli è piaciuto. Io l’ho sempre stimato, il suo twostep fin dall’inizio era qualcosa di diverso: mi piaceva, anche se io ascolto il rock. Da questa collaborazione è nata un’amicizia, c’è una bella intesa fra noi e ci farebbe piacere riuscire a collaborare ancora.
Hai fatto anche una versione spagnola del disco? Sì. E’ stato giusto farla, perché voglio essere vicino al mio pubblico, anche quello che mi segue dall’estero. Quando ti vedremo in tour? A partire da marzo, nei teatri. Mi manca come dimensione, non ci suono dal 2003. Per me questi spazi sono il posto migliore per la musica, mi piace che si senta bene. E’ innegabile che i palasport siano affascinanti per le vibrazioni che regalano le grandi masse. Per ora parto così, poi proseguirò in estate e spero di continuare fino a fine anno. Andrò anche nei paesi latini per la promozione del disco. Scalpito, non vedo l’ora di poter dire qualcosa di nuovo sul palco. Come affronti i concerti, da artista navigato quale sei? Innanzi tutto, non ricordo i testi delle mie canzoni (ride, ndr) e poi è una grande emozione che si rinnova ogni volta: il contatto con il pubblico è sempre un momento incredibile. Si parla già da tempo di un libro che avevi intenzione di scrivere: che fine ha fatto? I romanzi, in realtà, sono due. Uno l’ho finito e aspetto il momento opportuno per pubblicarlo. Un paio di anni fa molti cantanti hanno pubblicato libri e non volevo sembrare quello che si accodava alla tendenza; lo farò quando non ci sarà sovraffollamento in libreria di cantautori-scrittori. Il secondo lo sto scrivendo: è una storia di ambientazione medievale, per cui sto facendo una ricerca pazzesca su una leggenda di un paese che si trova a milleseicento metri sull’Appennino. Sarà un lavoro a lungo termine.
Il primo romanzo di cosa parla? Innanzi tutto, ci ho impiegato un anno e mezzo a scriverlo. Idee ne avevo, ma non sapevo come svilupparle. Il mio metodo era buttare giù appunti come faccio per le canzoni. Inizialmente doveva essere una storia fantastica, oggi è un thriller di vita comune. Tutto diverso da come l’avevo pensato al principio! Cosa rappresentano i libri per te? Sono un modo alternativo per esprimermi. E’ vero che stai già radunando le idee per un nuovo album? Sì, ma perché io prendo appunti e butto giù idee in continuazione. Già quando componevo questo disco ho preso nota di alcuni spunti interessanti. Quando compongo sono assorbito dal lavoro, e non ci sono per nessuno, però un 15% di me si mette a scrivere nero su bianco idee per altre cose, le prendo e le metto da parte per usarle al momento buono. Cioè, per il prossimo cd. Comporre cose nuove è un discorso che non finisce mai. Adesso però sono concentrato su Un’altra direzione: mi dedico a questo e poi al tour. Vai alla pagina di Nek Vai alle altre Interviste |
|
Scritto da Francesca Binfaré
Lunedì 02 Febbraio 2009 00:00
|



Un’altra direzione è il nuovo e decimo album di Nek, uscito lo scorso 30 gennaio. Proposto al pubblico in due versioni (di cui una con meno canzoni e in vendita a minor prezzo), questo lavoro segna il ritorno dell’artista di Sassuolo a distanza di due anni dal precedente album Nella stanza 26. Ed è proprio dal paragone tra questi due dischi che è partita la nostra chiacchierata con lui, nella quale ha raccontato di vita sociale e privata, di stati d’animo e umori, nell’attesa di vivere un nuovo viaggio musicale dal vivo.
Nel filone personale certamente rientra Quante cose sei, canzone che hai scritto per tua moglie Patrizia: com’è scrivere un testo che riguarda la tua vita privata, sapendo che poi diverrà pubblico?
Hai fatto anche una versione spagnola del disco?
Il primo romanzo di cosa parla?