Luca Carboni, il ribelle della musica
Scritto da Simone Arminio
Domenica 15 Febbraio 2009 00:00
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Luca Carboni su PopOn Intervista di Simone Arminio

Luca Carboni non ha molti dubbi sullo stato attuale della musica italiana: quello che arriva in radio ed in tv è pop da intrattenimento. Per questo il cantautore bolognese, messa da parte per un attimo l’idea di un nuovo album di inediti, ha deciso di intraprendere una direzione alternativa: Musiche ribelli è un album di cover che raccoglie il meglio del cantautorato di protesta degli anni Settanta. Popon lo ha raggiunto telefonicamente durante le prove del tour che a partire dal 2 marzo (Teatro filarmonico di Verona) porterà nelle città italiane la sua musica ribelle, con non poche sorprese…

Luca, perché scegliere di ricantare oggi delle canzoni ribelli?
L’idea mi stimolava da qualche tempo come una sorta di provocazione: perché non buttare un’altra volta nelle radio e nella situazione musicale contemporanea, quelle canzoni piene di contenuti e ormai dimenticate? Molte di queste ormai non girano più da tempo dentro i canali ufficiali. Dall’altro lato avevo voglia io stesso di fare un percorso musicale diverso da quello che poteva portarmi a un nuovo disco di inediti. La cosa può peccare un pochino di originalità, visto che in questo momento in tanti stanno uscendo con dischi che ripropongono canzoni di altri, ma io ne avevo davvero voglia.

La tua è una scelta in controtendenza, almeno per quanto riguarda la selezione di canzoni. Ma qual è stato il tuo criterio di scelta?
Pensavo che mi potesse arricchire un omaggio alle mie radici musicali, così mi sono rivolto a quelle canzoni che in qualche modo sono state determinanti per la mia formazione: è attraverso questi brani che, da adolescente o poco più che bambino, ho scoperto la forma canzone, e ho trovato gli stimoli giusti per cominciare a sognare di diventare a mia volta uno che potesse scrivere canzoni.

Possiamo quindi dire che i cantanti che omaggi in Musiche ribelli sono quelli che hanno più influenzato il tuo percorso artistico?
Si, sono gli artisti che mi hanno più segnato, insieme a Battisti… ma volevo che questo fosse un album concettualmente pieno, fatto di canzoni che avevano un certo tipo di cose da dire. Mi sono concentrato sui cantautori, le canzoni e gli album di quel periodo [gli anni Settanta, ndr], perché sono quelli che per primi mi hanno rivelato la forza dell’unione delle parole con la musica. Considera che io all’epoca ero uno che studiava pianoforte classico: con ognuno di questi brani ho capito per la prima volta che potevo usare la musica per lavorarci insieme alle parole.

Luca Carboni su PopOn D’altro canto, oggi si fa sempre meno musica di questo tipo. In questo senso la tua scelta ha anche una motivazione culturale e politica?
Sicuramente. Ho pensato di fare questo percorso per stimolare prima di tutto me stesso e poi, spero, anche altri a riprendere in considerazione temi che negli ultimi anni è molto più difficile inserire nelle canzoni.

A cosa riconduci questa difficoltà?
Credo ci sia ancora tanta gente che fa canzoni di questo tipo e che tocca in musica determinati temi, anche se poi magari queste canzoni non riescono ad aprire tutta una serie di porte, in primo luogo quella della discografia, ma anche di radio o della televisione. Perciò non è detto che non ci sia ancora nell’aria la voglia di scrivere canzoni diverse da quelle che stiamo subendo in questi anni, e che considero essenzialmente una specie di pop intrattenimento. Però oggettivamente c’è un blocco in uscita. E allora la mia provocazione ideale con questo disco consiste nel provare a sbloccare qualcosa, se non nella musica italiana almeno prima di tutto nella mia testa!

Fra i brani che proponi a quale ti senti più legato?
(Ci pensa, ndr) Non ce n’è una preferita sulle altre. Perlomeno non c’era all’epoca in cui le ascoltavo. Ce ne sono due, invece, che forse preferisco oggi. Intanto mi piace l’idea di aver tirato fuori dall’oblio una canzone come Ho visto anche anche degli zingari felici, che fra le canzoni presenti in questo album, oggi forse è la meno conosciuta. Mi dà molto orgoglio aver tirato fuori questa canzone, e con lei - anche con il video - aver riportato all’attenzione del pubblico Claudio Lolli, che è un grande cantautore.

E l’altra?
L’altra è Vincenzina e la fabbrica, di Enzo Jannacci, perché è una canzone stilisticamente molto lontana da me, e perciò avevo quasi paura di non riuscire a cantarla. Perciò mi emoziona molto e mi dà soddisfazione esserci riuscito e risentirla oggi.

Hai sentito qualcuno degli autori originali per raccogliere commenti sulle tue versioni?
Si, li ho sentiti praticamente tutti per avere un parere da loro. Ho avuto una reazione veramente molto commuovente da Enzo Jannacci, che era felicissimo della mia scelta. Oltretutto, aveva appena fatto uscire una raccolta delle sue canzoni senza includere Vincenzina e la fabbrica. Mi ha scherzosamente ringraziato per avergliela ricordata...

Luca Carboni su PopOn Ed Eugenio Finardi, dal cui brano hai preso spunto anche per il titolo del disco?
Anche lui era molto felice. La mia versione di Musica ribelle, essendo più soft dell’originale, forse rischia di scontentare i suoi fan, che magari possono trovarla - e giustamente - un po’ troppo intimista e meno energica della sua. Però lui per primo mi ha raccontato che quella canzone era nata abbastanza intima, quasi country, per crescere poi in intensità pian piano, suonandola fino a diventare quella che tutti conosciamo, ma che in origine non era.

E Bennato cosa pensa della sua Venderò che tu rifai in chiave reggae?
Gli è piaciuta, anche se è un genere musicale diverso dal suo… voglio dire lui non la farebbe così, gliel’ho un po’ stravolta (ride, ndr). Però mi sembra che abbia apprezzato. E anche Battiato sembrava contento di come ho riletto Patriots to arms. Poi ovviamente ho sentito Claudio Lolli, che conosco personalmente e con cui condivido anche una vicinanza geografica che mi dà un certo orgoglio, visto che è anche lui bolognese. La cover di Ho visto anche degli zingari felici è stata l’occasione per ritornare in contatto con lui dopo un po’ che non ci vedevamo da un po’, e spero anche di riuscire a portarlo sul palco con me in qualche data del tour.

Oltre a Lolli, nel tuo album ci sono altri due bolognesi: Lucio Dalla e Francesco Guccini, modenese d’origine ma bolognese d’adozione. Sembra che l’impulso verso una musica impegnata sia partito proprio dalla tua città.
Beh, non solo: negli anni Settanta, oltre a quella emiliana anche la scuola romana - con De Gregori e tanti altri - è stata centrale. Poi c’è l’impulso genovese - con De André - che è stato molto importante. E c’è la scuola milanese di Finardi, Vecchioni, Jannacci, che affonda le sue radici nel rock n’ roll di Celentano, e che perciò rappresenta un po’ la genesi di questo tipo di musica.

Però ammetterai che queste città, negli ultimi anni, hanno un po’ perso per strada questo fermento musicale…
Magari non l’hanno perso sul serio, ma solo in apparenza. Come dicevo prima, magari ci sono ancora giovani cantautori anche se, per i motivi detti prima, fanno fatica a venir fuori. C’è un dato oggettivo: in superficie non esiste più questo tipo di musica impegnata. Però non credo che non esista a livello sotterraneo.

Luca Carboni su PopOn Forse dipende anche da un modo diverso di gestire le città rispetto agli anni Settanta. In quegli anni era culturalmente importante la piazza, e tu stesso nel video di Ho visto anche degli zingari felici ti sei immaginato come un musicista di strada in Piazza Maggiore. Beh, nella realtà attuale avresti preso una bella multa, perché oggi suonare in strada non è più concesso!
(ride) Si, si, però non si può senza permesso. Ed io per girare il video avevo chiesto un permesso. Anzi, mi ricordo che quel giorno abbiamo dovuto aspettare un po’, perché c’erano altre tre band che suonavano in piazza! Magari anche loro avevano avuto il permesso di farlo. Però si, di media non si può più fare.

Credi che riportare a galla queste canzoni possa risvegliare un nuovo fermento culturale nella vita delle nostre città?
Speriamo. Una delle motivazioni per cui ho fatto questo disco era la speranza che potesse riaccendere cose di questo tipo. Poi vediamo…

Riccardo Senigallia, molto presente nel disco, sarà con te anche nel tour?
Si. Stiamo facendo le prove proprio in questi giorni. Faremo un concerto un po’ speciale, fuori anche dagli schemi del mio classico concerto, perché oltre alla mia band, e oltre al fatto che ci saranno le canzoni dell’album e quelle del mio repertorio, la sua presenza farà sì che vengano fuori altre cose un po’ particolari: ci saranno dei duetti, e cose fatte insieme anche sulle mie canzoni. Sarà un concerto abbastanza unico per la mia storia musicale.

Dicevi che speri anche nell’intervento di Lolli e di altri autori di queste musiche ribelli…
Infatti. Stiamo verificando la possibilità di riuscire ad avere un po’ di questi protagonisti sul palco, vedere se hanno voglia di venire a raccontarci delle cose e prendere parte al concerto. Sarebbe molto bello.

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