Afterhours, alieni alla conquista della terra
Scritto da Michele Monina
Lunedì 23 Febbraio 2009 00:00
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Afterhours su PopOn Intervista di Michele Monina

Manuel Agnelli (anima degli Afterhours) è vestito di nero, con un cappotto con il collo di pelo. Sta buttato su un divano vintage dell'Hotel Miramare di Sanremo, con la faccia stanca di chi ha dormito davvero troppo poco. La mia stessa faccia. I giochi ormai sono stati fatti, e gli Afterhours sono fuori dalla gara (la vittoria al Premio della Critica, è ancora un'ipotesi che diventerà realtà nelle ore successive a questa intervista). Niente di sorprendente, perché loro, qui al Festival della Canzone italiana, erano davvero delle mosche bianche. E proprio dall'esclusione dalla gara e dal loro essere palesemente fuori contesto parte questa nostra chiacchierata.

Manuel, raccontaci perché avete deciso, dopo tanti anni di onorata carriera di calcare le assi del teatro Ariston.
Il motivo per cui siamo venuti qui, in gara alla cinquantanovesima edizione del Festival della Canzone Italiana non è stata sicuramente la gara, questo spero sia chiaro per tutti. Noi siamo venuti qui perché volevamo avere la possibilità di far sapere al maggior numero di giornalisti e di pubblico a quale progetto stiamo lavorando. Volevamo la visibilità che solo il palco di Sanremo sembra avere in Italia, e quando Bonolis ci ha invitato, garantendoci la possibilità di avere la più totale libertà artistica, abbiamo deciso di prenderci i nostri rischi e siamo venuti.

Fermati un attimo, parliamo proprio dell'invito di Bonolis. Avete preso in considerazione, accettando di venire, il rischio di passare per il giochetto esotico del presentatore, che del resto ha più volte dichiarato pubblicamente di essere un vostro sostenitore? Quelli bravi ma fuori contesto...
Certo che l'abbiamo preso in considerazione. E' sempre rischioso per chi come noi, e in questo noi ci metto anche te che ci stai intervistando, che facciamo parte di un mondo completamente diverso da questo decide di mettersi in gioco in un contesto del genere. Ma viste le garanzie che Bonolis ci aveva dato, e visto che avevamo un progetto importante da presentare, abbiamo reputato che poteva andare bene anche passare da foglia di fico del presentatore. Sapevamo che certa gente avrebbe potuto pensare che lui, Bonolis, si sarebbe nascosto dietro di noi per distogliere l'attenzione dal resto dei Big in gara, non esattamente di qualità. Ma viste le finalità della nostra partecipazione ci sembrava un male minore.

In questo il duetto che non abbiamo visto era un po' la dimostrazione di una scelta di campo, però...
Infatti. Anche a noi dispiace di non poter duettare con Cristiano Godano dei Marlene Kuntz e Antonio Rezza, ma già il fatto che la notizia di questa ipotetica collaborazione sia uscita sui giornali, ha reso l'incontro un dato di fatto. Volevamo che si capisse che il nostro non era un episodio isolato, e volevamo anche dimostrare che almeno stavolta noi, che siamo parte di una nicchia, volevamo in maniera compatta affacciarci fuori dal ghetto dentro il quale, per costituzione, la scena alternativa si è ciclicamente rinchiusa, come tutta la controcultura, sin dagli anni sessanta.

Afterhours su PopOn Parlaci di questo progetto, allora, visto che siete venuti in mezzo a questo circo apposta.
Come saprai, negli ultimi anni abbiamo cambiato tre case discografiche, lasciando prima la Mescal, poi la Emi-Virgin e proprio recentemente la Universal. Abbiamo lasciato tre case discografiche con tutto quello che un gesto del genere comporta, anche da un punto di vista di sicurezza economica. Ma siamo nel mondo della musica da un sacco di tempo, e abbiamo pensato che ne valesse la pena. Allora siamo entrati in contatto prima con Casasonica, che ci segue nel management e ora stiamo collaborando con la Fnac per questo lavoro collettivo che porta il titolo della canzone che abbiamo presentato a Sanremo, e che non uscirà in nessun altro lavoro che in questa antologia. Lo stesso vale anche per le altre canzoni, tutte scritte appositamente per il progetto da artisti che, come noi, provengono dal così detto mondo dell'underground. Ci siamo noi e altri vecchietti, come Marco Parente e Paolo Benvegnù, realtà più giovani come Beatrice Antolini, ma anche realtà più sperimentali come gli Zen Circus o terroristiche come Il teatro degli orrori. Diciotto canzoni inedite di diciotto artisti del nostro mondo, per dimostrare l'esistenza di una scena. E noi siamo qui per mettere tutto questo sotto i riflettori.

Qualcosa che in qualche modo ricorda lo scopo del Tora! Tora!, il Festival che per un po' di anni hai diretto?
Simile. Anche perché il progetto non si fermerà alla sola uscita del disco, che verrà al momento distribuito nella catena Fnac, ma che potrebbe trovare anche strade, perché stiamo lavorando con loro anche a un’idea di distribuzione. Vorremmo pensare a degli eventi in giro per l'Italia, ma non necessariamente degli eventi grandi, come ai tempi del Tora! Tora!. Di eventi grandi ne faremo, ma saranno pochi, studiati bene.

Come mai avete scelto un brano "importante" come Il paese è reale, uno dei meno facili, specie se si pensa alla media degli altri brani presentati a Sanremo?
Non avevamo altra scelta. Se ci fossimo presentati con un brano più leggero avremmo rovinato tutto quanto. Noi siamo venuti per presentare un progetto, non dovevamo guardare alla gara. E poi, diciamocelo chiaramente, adesso che la gara per noi è davvero finita, credi davvero che qualcuno qui avrebbe considerato leggero un qualsiasi nostro brano? Noi qui siamo considerati degli alieni, estremi.

Ma almeno la critica vi è stata vicina, anche i così detti “tromboni”, che magari di solito non avrebbero recensito un vostro album...
Abbiamo ricevuto un trattamento di tutto rispetto, dimostrazione che i timori relativi alla scelta di Bonolis, almeno in sala stampa, non avevano ragione di esistere. Anzi, proprio quei nomi che di solito trattano male tutti, con noi sono stati molto larghi nei voti e buoni nei giudizi. Sapevamo di aver portato una canzone impegnativa, difficile, e sappiamo anche che le nostre esecuzioni non sono state perfette, perché suonare con una band in mezzo a un Festival che prevede l'esibizione di circa quaranta artisti è davvero difficile, se non impossibile. Ma la canzone è arrivata. Le radio la stanno passando, e non parlo solo di Radio Deejay, che di solito fa scelte autonome, indipendenti, imponendo un gusto agli ascoltatori, ma anche di realtà apparentemente distantissime da noi come Radio Italia, che ci ha praticamente adottato, ma anche RTL. Pensa, proprio ieri eravamo ospite della trasmissione di Federico l'Olandese Volante. Lui è stato carinissimo, ma mentre parlavamo, sul monitor passavano dei messaggi sms degli ascoltatori che ci dicevano di tutto. Chi sono questi pezzi di merda? Mandateli via. E roba del genere. La strada da fare è davvero tanta...

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