Camaleontici Velvet
Scritto da Gerardo Larosa
Domenica 31 Maggio 2009 11:39
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Velvet su PopOn Dopo anni passati sotto le ali protettive e, a volte, oppressive delle grandi major, i Velvet sono ritornati con Nella lista delle cattive abitudini, album indipendente che segna un cambiamento di rotta rispetto ai lavori precedenti e denota il raggiungimento di una maturità artistica. Poteva PopOn mancare all'appuntamento? E così abbiamo fatto quattro chiacchiere con il bassista della band, Pierfrancesco Bazzoffi, detto Poffy. Si è parlato della loro “svolta” elettronica, dell'incontro cruciale con Ale Bavo di Casasonica, dei testi delle loro canzoni, oggi più che mai attenti alla cruda realtà che ci circonda, della creazione di una casa discografica tutta loro (Cosecomuni) e di tanto altro ancora.

Nell'ultimo album possiamo riscontrare un cambiamento netto di sonorità rispetto ai lavori precedenti. A che cosa è dovuto?
Risponde a una necessità artistica che noi “consumiamo” da quando siamo nati, ancor prima di diventare i Velvet. Non ci piace ripeterci. In questo caso è andata così: stavamo registrando a Monterotondo le session di questo disco, ma c'era qualcosa che non andava. I brani erano potenzialmente molto belli e forti, però un po' troppo rock e, avendo già dato sotto questo punto di vista, avevamo voglia di sperimentare. A un certo punto la prima canzone del disco, I nuovi emergenti, ci ha messi in difficoltà e ci siamo detti: “Perché non ci fermiamo un attimo e non chiamiamo una persona esterna, che non conosciamo e che quasi non sa niente di noi, per capire come sbloccare la produzione?”. E così abbiamo pensato ad Ale Bavo di Casasonica, con cui avevamo già collaborato per una canzone di Gatto Ciliegia contro il grande freddo, ottima band di Torino. L'abbiamo invitato da noi e durante le prove ha letteralmente scombinato il brano, ha cominciato ad assemblare tutti i suoni che noi volevamo per quel disco e allora abbiamo deciso di continuare così.

Un'evoluzione la si percepisce anche nei testi, più attenti al sociale e alle vicende del nostro Paese. Un altro gruppo, gli Afterhours, ha trattato le stesse tematiche recentemente al Festival di Sanremo. Condividete il loro pensiero e quello di altri artisti, soprattutto negli ultimi tempi?
Ci sentiamo vicini perché viviamo la stessa situazione e prima di essere dei musicisti, siamo delle persone. Capiamo, leggiamo, anzi leggevamo i quotidiani, perché riportano cose non sempre vere. Ci troviamo in una situazione di “caos calmo”, riprendendo il titolo del film, e non dovrebbe essere così. È stato quindi facile e quasi necessario da parte di Pierluigi e Alessandro (rispettivamente leader e chitarrista dei Velvet, ndr) scrivere quei testi, e l'avremmo fatto anch'io e Giancarlo (il batterista, ndr), se fossimo stati in loro. La nostra non è una denuncia sui partiti politici, ma la constatazione che le cose vanno tutt'altro che bene in Italia. Noi come musicisti ora abbiamo avuto la fortuna di poterlo scrivere ed è strano, perché finora avevamo sempre fatto canzoni che parlavano di noi stessi. Se siamo arrivati a questo punto, evidentemente c'è qualcosa che non va nel nostro Paese e in generale in tutto il mondo. Ma in Italia, soprattutto, la gente non ha la forza di reagire ed è adagiata sulle comodità.

Velvet su PopOn Mi ha colpito molto la copertina dell'album, che raffigura una bambina, vestita da adulta con una cicatrice sul braccio. Qual è il significato di quest'immagine così inquietante?
Abbiamo fatto una cernita tra le copertine che alcuni grafici ci mandavano. A un certo punto, Marco Micelli di Torino (Noize Concept), ci ha inviato questa copertina che ci ha lasciati allibiti perché sembrava parlasse del nostro disco. Si vede questa bambina, l'espressione più innocente dell'essere umano, già cicatrizzata, con delle ferite esteriori e anche interiori. Infatti, dà l'impressione di andare avanti senza stimoli e il suo viso è completamente privo di emozioni. Quando abbiamo chiamato Marco, pensavamo che avesse ascoltato il disco, invece per creare la copertina si è basato semplicemente sul titolo dell'album. Per lui una delle cattive abitudini del nostro tempo è quella che i bambini incomincino, fin da piccoli, a “farsi delle cicatrici”. Ci siamo trovati, insomma, sulla stessa lunghezza d'onda e siamo rimasti molto entusiasti.

Dopo anni passati sotto contratto con importanti major della musica, come ci si sente a essere “indipendenti”?
È stata una conseguenza naturale. Durante la preparazione del disco, abbiamo fatto ascoltare le canzoni anche alle major, però dopo circa dieci anni di carriera e dopo aver visto che quello che puoi dare poi non lo ricevi, abbiamo pensato di rimboccarci le maniche e fare tutto da soli. Anche perché le case discografiche stanno morendo piano piano e ormai non hanno più la concezione del progetto a lungo termine. Tant'è vero che adesso preferiscono puntare sui talent show come XFactor e Amici. Certo, chissà quanto durerà questa scia positiva... Le major investono tantissimi soldi su questo e non sulla carriera di un artista, come avveniva negli anni Sessanta: allora si faceva la gavetta in giro per i locali e poi avevi la possibilità di sfondare dal punto di vista discografico, come è successo a Lucio Battisti e a tanti altri. La nostra decisione è stata, perciò, fortemente voluta: abbiamo investito quei pochi soldi che avevamo e abbiamo creato una nostra casa discografica, una nostra società editoriale e uno studio di registrazione a Monterotondo, che servirà per produrre anche altri artisti, com'è già successo con Beatrice Antolini, grande artista del nostro panorama musicale.

Crollasse pure il mondo, scritta da Pierluigi Ferrantini, descrive le contraddizioni del nostro mondo dal punto di vista di un padre, che tenta di spiegarle al figlio appena nato. Da poco tempo anche tu, come lui, sei diventato padre. Come ti rapporti a questo testo?
Quando ho sentito Pierluigi accennare questa canzone durante i provini sono rimasto a bocca aperta. La mia compagna in quel periodo era già incinta di nostro figlio e io gli avrei detto le stesse cose contenute in quel testo. Tutto quello che noi genitori possiamo lasciare ai nostri figli sono gli insegnamenti, però sono loro che dovranno andare avanti e affrontare la vita. Nonostante questo, noi gli staremo vicini nel bene e nel male, crollasse pure il mondo, come ha scritto Pier. Oggi è molto difficile crescere un figlio. A volte, parlando con alcuni miei amici, mi sento dire che forse è meglio non farli i figli, perché vivranno in un mondo devastato. Io spontaneamente rispondo loro, dicendo che forse una piccola grande rivoluzione è proprio quella di concepirli i figli: solo così potremo rendere migliore la terra, insegnando l'onestà e tutta la nostra esperienza. Solo così agli uomini di domani non si potrà negare la possibilità di cambiare questo mondo, scusa il termine, “di merda”.

Velvet su PopOn Tutto l'album è pervaso da un forte realismo a tinte cupe. Come bassista della band, dal punto di vista della tecnica del tuo strumento, hai trovato più stimolante lavorare su questo progetto, così diverso dai precedenti?
Sono proprio contento che mi fai questa domanda. Ho sempre pensato che il basso fosse uno strumento che accompagnasse la batteria e non fosse predominante, tranne che in alcuni riff. L'arrivo di Ale Bavo, invece, mi ha stravolto: all'inizio sono rimasto un attimo scioccato perché lui lavorava principalmente sui riff di basso. Nel ritornello de I nuovi emergenti, noi andavamo sempre dritti, mentre lui, cosa che io non avrei mai fatto o comunque non mi sarebbe mai venuta in mente, stoppava il basso, cioè gli dava una ritmica completamente diversa dalla mia e così per gli altri brani del disco. Di questo gliene sarò sempre grato, perché anche in queste sonorità ho ritrovato quella parte di Joy Division e Peter Hook, che io amo di più, ma anche la loro modernizzazione, che si può ritrovare nei Clacson e in generale in quelle band che lavorano molto sulla ritmica del basso e batteria. Sono soddisfatto della riuscita del suono. È un piacere per l'ascolto e poi riesco a riprodurlo fedelmente dal vivo; diciamo al 99%. L'un per cento rimasto me lo riservo per il prossimo disco (ride, ndr).

Nell'album successivo seguirete la stessa scia di questo?
Vedremo. Chissà che non ci venga voglia di fare un disco acustico. Noi siamo un po' matti: non riusciamo a essere costanti e io lo trovo un bene. Però, in questo momento, forse abbiamo trovato la nostra dimensione artistica.

Mi viene in mente una cosa un po' folle. Data la profondità dei testi e le atmosfere così intime, questo disco potrebbe essere rifatto unplugged?
Io credo proprio di sì, a parte forse alcune canzoni che sarebbe troppo difficile riprodurre in chiave acustica. C'è anche da dire, però, che ci siamo esibiti in alcuni showcase acustici e il risultato è stato soddisfacente. Una canzone come Il torto dei beati, per esempio, riesce in maniera fantastica. Inoltre, adesso abbiamo aggiunto anche un tastierista, che ci aiuta a fare il salto da un elettro-pop-rock a un super-acustico, e il risultato è molto bello.

Come mai avete deciso di prendere parte alla colonna sonora della campagna di sensibilizzazione sull’endometriosi con Se non parli mai?
Originariamente, il brano non era destinato al cortometraggio sull'endometriosi, ma è stato scritto da Pierluigi qualche tempo fa durante le proteste di alcuni studenti italiani. Questi ragazzi, uniti sulla carta dallo stesso obiettivo, e cioè quello di protestare contro una legge che li sfavoriva, hanno finito per scontrarsi tra loro, in nome di ideologie ormai morte. Il Governo ha così deciso di non concedere loro il diritto di replica. Se si fossero uniti, magari, avrebbero ottenuto un risultato concreto, come spesso accade in Francia e in Inghilterra, al di là dell'essere orientati a destra o a sinistra.

Poi, però, la canzone è stata scelta per questa importante iniziativa...
Sì, è successo che i creativi del cortometraggio avevano montato il filmato mettendoci come colonna sonora un nostro brano, nello specifico Dovevo dirti molte cose. Per varie vicissitudini burocratiche, alimentate dalla nostra ex casa discografica, la cosa non è andata più in porto. Così ci siamo proposti con questa nuova canzone. I creativi sono rimasti entusiasti, anche perché le canzoni vengono scritte per determinate situazioni ma alla fine possono essere vissute come le si vuole e assumere diversi significati, e questa è una di quelle. Siamo molto contenti di aver dato il nostro contributo, perché siamo molto colpiti da questa malattia. L'obiettivo di questa campagna è spingere le donne a non lasciarsi intimorire dall'insorgere di determinati sintomi e ad andarli ad approfondire per evitare problemi futuri, come l'infertilità. A volte, anche un piccolo dolore mestruale ripetuto nel tempo può nascondere insidie, perciò mai prendere sotto gamba certe cose.

Parlando sempre di aspetto visivo, per Tutti a casa, il primo singolo di questo nuovo lavoro, avete realizzato una sorta di seguito ideale del videoclip di Funzioni primarie.
Sì, abbiamo chiamato lo stesso regista di Funzioni primarie, Giangi Magnoni, con il quale desideravamo ritornare a collaborare, perché aveva realizzato il nostro videoclip più bello. Anche l'attore, Mattia, è lo stesso e recita un ruolo molto simile: nel primo video era uno spaventapasseri che fuggiva dalla propria realtà, cercando di vivere una vita sociale normale; in quest'ultimo è un pazzo che si crea un mondo tutto suo, ritagliando solo articoli di giornale che gli fanno comodo. È una denuncia al potere dei media, che possono manipolare la realtà, anche solo cambiando una virgola.

Avete anche realizzato un'edizione in vinile. Siete dei nostalgici?
Siamo cresciuti con il vinile (sorride, ndr) e abbiamo deciso di stampare queste uniche 999 copie, che verranno vendute ai concerti e nei negozi. Solo che, per l'occasione, abbiamo deciso di cambiare la scaletta rispetto alla versione in Cd. E così nel 33 giri ci saranno tre nuove canzoni: una è una collaborazione con i Cor Veleno (Io Sto Bene, ndr), con cui abbiamo suonato recentemente a Roma trovandoci molto a nostro agio; l'altra è una cover degli Elastica (band anni '90 del genere brit-pop, ndr), cantata insieme a Beatrice Antolini; la terza è una rivisitazione di un brano di Gatto Ciliegia contro il grande freddo.

Potremo ascoltarvi dal vivo nei prossimi mesi?
Certo! Quest'estate saremo sempre in tour, siamo a calendario aperto e non ci fermeremo mai, finché gli altri non ci diranno basta (ride, ndr).

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