Intervista di Paola De SimoneMango è un artista su cui puoi fare affidamento: sai che a ogni intervista si racconterà con generosità, sai che sarà prodigo di particolari e che risponderà con entusiasmo e partecipazione a ogni domanda. Se lo volesse, potrebbe sorprendere, ma lui preferisce esserti familiare, e finisci con il dimenticarti che sei nel mezzo di un’intervista. Così anche questa volta ci siamo accomodati nel salottino di un albergo romano e ha lasciato che ci togliessimo qualche curiosità sul suo nuovo disco, Gli amori son finestre. Ci siamo lasciati con in copertina un dipinto di Jori e ci ritroviamo con un disco la cui immagine principale è firmata da Francesco Melzi. Che percorso c’è tra i due dipinti? Sono partito dal titolo Gli amori son finestre per arrivare a questo quadro. Quando ho immaginato questo titolo, ho immediatamente pensato al quadro di Melzi, questa Flora, questa donna meravigliosa, con un seno scoperto e con un gesto che è l’approssimazione di un qualcosa che lei sta vivendo. Forse è un bimbo o un amore, forse è un uomo poggiato su questo seno. Mi ha conquistato questa carnalità pulita, non c’è nulla di volgare in questo quadro, addirittura ci vedo qualcosa di ‘madonnale’. Tra le sue braccia riesco a immaginare anche uno strumento, un allattare il mondo attraverso la musica. Forse ho esagerato (sorride, ndr), ma mi affascina molto l’idea che la musica possa essere cibata e partorita di continuo. Questo tuo immaginare ‘oltre’ mi rimanda all’Infinito di Leopardi. Che rapporto hai con il concetto di infinito? Il concetto lo uso spesso nelle mie argomentazioni, ma la parola infinito mi disturba un po’, perché il pensare all’infinito è difficile per me, non so pensare a una cosa che non ha un tempo. Infinito significa non sapere dove appoggiare le mani. Io, invece, ho bisogno di sapere quali sono i miei limiti, qual è il mio giardino, è più rassicurante. Perché hai scelto di inserire una poesia in questo doppio live? Gli amori son finestre non è una poesia, è una canzone pronta da un anno e mezzo. Forse uscirà nel prossimo lavoro, non lo so, arriverà il suo momento. E un po’ lo è stato anche questo. Sono molto innamorato del titolo Gli amori son finestre, perché ogni canzone rappresenta un amore e ogni amore è una finestra dalla quale abbiamo la possibilità di affacciarci e guardare il mondo circostante con una passione diversa. Significa guardare le cose con l’intelligenza della serenità, legata a una leggera malinconia, che è quella che poi ci conduce a provare emozioni intense.
Il testo de Gli amori son finestre lo hai fatto recitare da Flavio Insinna. Perché? Io e Flavio non ci eravamo mai incontrati prima, ovviamente lui conosceva me e io conoscevo lui, ma non di persona. Avevo notato questa sua profondità vocale, questa sua corposità, che un po’ mi ricorda quelli della vecchia scuola: Gassman, Tognazzi, Alberto Sordi… e lui mi ha confermato di aver studiato con loro. Ha avuto la fortuna di fare dei tour teatrali di recitazione con Vittorio Gassman, che è una cosa fantastica e che io non conoscevo, eppure mi sono accorto subito di questa sua presenza vocale. Così l’ho contattato ed è stato felice, anche perché per lui era una novità. Abbiamo fatto questa registrazione, gli ho dato pochissime indicazioni ed è stato tutto molto bello. Ma se la musica de Gli amori son finestre c’è già, perché hai deciso di farci conosce intanto il testo? Perché mi piaceva l’idea di riuscire a inserire gli inediti senza disturbare il concerto. Molti mi avevano consigliato di mettere un inedito all’inizio del primo cd e uno all’inizio del secondo, ma non ero d’accordo, perché io immagino che l’ascoltatore si metta in poltrona, magari al buio, e senta prima questi due inediti. Poi ci doveva essere un’interruzione, un fermo, dove potersi concentrare su quello che stava per succedere. Così ho inserito questo testo e, dopo l’ultima parola di Flavio, ho pensato di far partire immediatamente Rocco Petruzzi con le tastiere. Fino a quando entro io e si capisce dall’applauso. E lì parti con Pride degli U2… …che secondo me è una delle canzoni più belle che siano mai state scritte. E io la propongo in una versione assolutamente nuova. Per farla ho preso spunto da quella di John Legend, anche lui l’ha fatta piano e voce. Il concerto è fedelmente riproposto nel disco? Totalmente! Con l’aggiunta di quattro canzoni che ho ripescato da altri concerti di due anni fa o dell’anno scorso, perché non erano in questo tour. E se non erano in questo tour, allora perché li hai voluti mettere nel cd? Perché mi piaceva l’idea di farne una specie di collezione. Molte canzoni mancano e alcuni fan non si capacitano, così mi chiedono ‘perché hai fatto Pride e non hai fatto Nella mia città?’.
E perché? Perché in questo momento Pride è più importante per me. Cioè per la mia vocalità è più importante questo tipo di espressione. In un concerto io sono un cantante, dimentico quasi di essere un cantautore, perché al primo posto metto la mia vocalità. Io sono un fan di Mick Jagger, di Prince, ma per me loro possono cantare anche la Divina Commedia, che diventa loro nel momento in cui la fanno. Quella versione di Pride è mia. E il fan dovrebbe essere contento di ascoltare qualcosa di nuovo. Anche il singolo Contro tutti i pronostici non ha la tua firma, ma il messaggio lo hai fatto tuo. Si parla di informazione falsata… …sì, ho trovato questa canzone geniale e l’ho sposata immediatamente. Mi piace com’è riuscita a sottolineare con tanta naturalezza quello che è il mondo di oggi, tutto un po’ falso, un po’ finto. Ascolto il TG1 e mi dice una cosa, il TG2 me ne dice un’altra, il TG3 un’altra ancora e così via, perché ognuno è legato a un’idea politica e a un modo diverso di pensare. Idem con i giornali. E io così la verità non la so mai! Nonostante questo, però, ho una grande fortuna: quella di poter parlare d’amore. E’ questo il concetto fondamentale della canzone. Contro tutti i pronostici non è un brano di protesta, ma di verità, che parte dal mondo assurdo che ci circonda e arriva al concetto che nonostante i pronostici, nonostante tutto, ci sei, sei presente, sei qui. Questa è una canzone di speranza, perché la possibilità che qualcosa domani cambi in positivo c’è. Quindi è così che vivi il mondo dell’informazione: ti rendi conto che tutto è falsato e gli dai le spalle? Assolutamente sì! Ecco la positività della canzone, se l’informazione è sbagliata, io devo arginare l’ostacolo e farlo diventare positivo. Io non credo nel fatto che possiamo cambiare canale. A casa mia ormai si vede “Quark”, “SuperQuark”, “Il meglio di SuperQuark”, “Report”, “Il meglio di Report”, “Annozero”… Però neanche può essere soltanto questa la verità, altrimenti finiamo per cadere in un altro errore: non si può stare solamente dalla parte di chi contesta, dobbiamo anche fare.
E il tuo fare in questo caso a cosa corrisponde? Parlare d’amore. Porca miseria, mi sembra la cosa più importante del mondo! Magari parlassimo tutti d’amore. Pensa cosa sarebbe parlare d’amore con Bin Laden… Chi sono i Rei Momo? Hanno scritto loro Contro tutti i pronostici e li stai anche producendo. Sì, sono ragazzi del beneventano. Ennio, il cantante, è laureato e insegna in tre università, ha 27 anni ed è lui il perno del gruppo, anche se a livello di suono sono importanti tutti. Come cantante Ennio non è la vocalità in assoluto, ma è uno che sa il fatto suo quando esprime un concetto, che poi riesce a tramutare in vocalità. Loro amano un certo tipo di musica: dagli U2 a Prince, a Peter Gabriel… e anche questo pezzo nasce da quel sound, io poi l’ho trasformato. Con Carlo De Bei e Rocco Petruzzi l’ho fatto diventare un po’ più viscerale e radiofonico. L’altro inedito, E poi di nuovo la notte, invece, è scritto interamente da te. Sarà il prossimo singolo? Sì. E’ una delle canzoni che ho scritto proprio per questo disco. Grazie a questo lavoro ci si ritrova spesso in albergo e la notte avresti voglia di vivere le tue passioni, i tuoi affetti, e di concentrarle tutte in un momento. Invece questa possibilità ci sfugge e ci resta solo la possibilità di guardare il soffitto. Quindi canto la notte che non è più amica, ma che ti propone tutti i suoi coltelli e te li fa vivere di volta in volta. Nella scorsa intervista ci hai parlato di un romanzo che stai scrivendo. A che punto è? Ho superato la metà, ma con tutto quello che ho avuto da fare, non mi ci sono potuto dedicare. E il terzo libro di poesie? E’ pronto, ma preferisco non accavallare le uscite. Vai alla pagina di Mango Vai alle altre Interviste |
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Scritto da Paola De Simone
Venerdì 02 Ottobre 2009 18:02
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Intervista di Paola De Simone
Il testo de Gli amori son finestre lo hai fatto recitare da Flavio Insinna. Perché?
E perché?
E il tuo fare in questo caso a cosa corrisponde?