Federica Fornabaio, piano solo e non solo
Scritto da Paola De Simone
Sabato 14 Novembre 2009 08:00
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Federica Fornabaio su PopOn Intervista di Paola De Simone

Lo scorso 18 settembre abbiamo assistito all’esordio discografico di Federica Fornabaio. In molti la ricorderete a dirigere l’orchestra nell’ultima edizione del Festival di Sanremo, lavoro che le è valso anche il titolo di ‘porta fortuna’, avendo affiancato Marco Carta e Arisa, entrambi risultati vincitori delle due categorie in gara. Il suo album omonimo, e di piano solo, ci ha destato più di una curiosità, tanto da cercarne l’incontro. E’ andata così che Federica ci ha parlato di sé.

Andiamo per ordine, dal palco di Sanremo al mondo discografico, com’è avvenuto il passaggio?
Il passaggio è stato molto breve, anche perché prima ancora di avere la splendida notizia che avrei affiancato Marco e Arisa nell’avventura sanremese, già qualche mese prima si parlava di questo disco. Poi, visto che nel mio curriculum c’era anche l’aver seguito dei corsi di direzione d’orchestra e arrangiamento, hanno deciso felicemente di darmi quest’opportunità.

A comporre il tuo disco sono nove composizioni originali e due omaggi: uno a Sakamoto e l’altro a Tiersen. Partiamo da questi ultimi, hai scelto di omaggiare le composizioni o i compositori?
In un certo senso tutti e due. Sakamoto e Tiersen sono per me innanzitutto due punti di riferimento importantissimi, perché li trovo terribilmente originali nel creare delle melodie spiazzanti. E soprattutto sono entrambi compositori di colonne sonore, che quindi lavorano a stretto contatto con le immagini, che è un po’ il lavoro che mi rispecchia. Per cui mi sento vicina a loro, ma soprattutto cerco di raggiungere le loro vette, che per me sono molto importanti.

Trattandosi di sole composizioni pianistiche, noi i testi non li possiamo sentire, proprio perché apparentemente non ci sono, ma credo che nella tua mente siano chiari. E’ così?
Sì, sì, è verissimo. Io parto indispensabilmente da delle sensazioni, da delle emozioni, che automaticamente trasformo in immagini, come se fossero dei cortometraggi che corrono nella mia mente. E cerco di tradurli immediatamente in note. Quello che arriva all’ascoltatore è esattamente il processo opposto, per cui arrivano delle note che evocano delle immagini.

Federica Fornabaio su PopOn La produzione è del Maestro Bruno Santori, essendo il tuo primo disco ti sei affidata completamente a lui?
La cosa bellissima del rapporto che ho con Bruno è proprio la fiducia totale nelle capacità l’uno dell’altro. Lui è stato carinissimo nei miei confronti, perché mi ha lasciato piena libertà di esprimermi completamente, per come sentivo di voler fare. Per cui il suo intervento è stato molto limitato all’interno di questo disco, anzi, è stato davvero delicato, perché si è limitato semplicemente a darmi dei consigli. Nel momento in cui ha sentito che volevo esprimere qualcosa, ma non ci riuscivo in pienezza, mi ha dato dei consigli importanti, proprio per riuscire a raggiungere questi obiettivi.

Nel tuo curriculum trova spazio un progetto chiamato “Lafé du Café”, ce ne parli?
Sì, è un progetto al quale sono terribilmente legata e che spero di poter riportare in auge a breve. E’ un’idea di teatro canzone, ma in realtà io la chiamo ‘canzone teatrale’, perché si compone di una serie di canzoni in cui si mescolano dei generi di base, ovvero dal punto di vista musicale lo swing, soprattutto quello degli anni ‘40 e ‘50 italiani, e il teatro, che è la passione principale di Laura Siracusa, che è la mia compagna d’avventura in questo gioco, attrice teatrale meravigliosa. Quindi nella fusione di questi due generi abbiamo creato “Lafé du Café”, che ha avuto un grande seguito finché siamo stati sulle scene romane, e poi mi ha portato fortuna, perché grazie a un concorso per band emergenti con il quale ho partecipato con questo progetto, ho conosciuto il mio produttore Bruno Santori.

Ci sarà ancora posto per questo progetto nel tuo futuro?
Sono sicura di sì. Io non ho davvero nessuna intenzione di abbandonarlo, anche perché quello che ho scritto e ho dato con questo progetto è parte complementare del mio pianismo, che si ritrova all’interno di questo disco. E’ la parte spensierata della mia musica ed è giusto che venga fuori anch’essa.

Hai dichiarato di avere “una predisposizione naturale per le colonne sonore”, quale regista vorresti ti chiamasse a comporre per lui?
Da nazionalista e patriottica quale sono, mi piacerebbe lavorare con un italiano e, tra gli italiani, sicuramente prediligo Paolo Sorrentino, che ha un’anima molto visionaria e piena di colori di contrasti. E’ noto che ha questa capacità di raccontare quello che c’è al di là del visibile, con appunto delle metafore visive. Lo vedo un regista dalle note molto profonde.

Federica Fornabaio su PopOn Deve essere anche abbastanza difficile comporre per un regista così visionario, come ben lo hai definito tu. Possiamo immaginare che non ti spaventino i lavori impegnativi.
No, non mi spaventano affatto, e l’esperienza di Sanremo ne è la riprova.

Sul comunicato stampa che ha accompagnato il tuo disco c’è scritto che, oltre la musica, le tue passioni sono molteplici: la fotografia, la moda, il disegno, i fornelli… gli hobby ispirano la tua creatività musicale?
Assolutamente sì, è successo anche che una volta, mentre cucinavo, è venuto fuori il tema di Orientango (composizione presente nel disco, ndr), chissà come questa cosa si è sposata con il soffrittino di cipolle che stavo facendo (ride, ndr). Succede davvero che queste passioni si mescolino, succede quando vedo una fotografia particolare o mentre guardo un film. Insomma, sono i sensi, le immagini, gli odori e le sensazioni che mi suggeriscono delle melodie.

Attualmente sei ancora impegnata nella presentazione del disco e il 19 novembre sarai alla Fnac di Torino (alle 18). Suonerai e interagirai con il pubblico...
…certo, sarà indispensabile per conoscere anche me, oltre la mia musica.

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