Malika Ayane e la parabola dei cannelloni
Scritto da Vyncent Valo
Giovedì 18 Marzo 2010 08:00
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Malika Ayane su Popon Intervista di Vyncent Valo

E’ passato ormai un mese dal Festival di Sanremo, e delle vittorie mancate e dell'ondata di polemiche è rimasta solo l'annosa battaglia nella classifica di vendite. Grovigli, capitolo numero due della discografia di Malika Ayane, s'insinua forte dietro le prevedibili prime posizioni dei dischi di Valerio Scanu e Marco Mengoni. Questo nuovo album dell’artista italo-marocchina è un intreccio melodico degno successore di quel disco omonimo uscito in sordina nel settembre 2008 ed esploso grazie alla spinta di Come foglie, brano rivelazione – sempre targato Sanremo - dell'anno successivo. Ricomincio da qui, l'acclamato inno alla rinascita portato in questo 2010 all'Ariston, sembra, però, quasi entrare in collisione col titolo dell'album. "Ho scelto una parola come grovigli perché era una delle mie ultime composizioni, esclusa dalla scaletta all'ultimo momento".

Di cosa parla?
Della consapevolezza che l'amore ti farà bruciare, e tantissimo.

Love will tear us apart, l'amore ci distruggerà. Una citazione dei Joy Division che hai trasformato in tatuaggio, sul tuo collo.
L'ho fatto da poco. È un messaggio vero, ma la passione ha sempre la sua importanza. Ricomincio da qui mi sembra la sua esatta continuazione.

L'album parte proprio da lì, con una manifestazione d'intenti. E poi?
Poi abbiamo Sogna, che incoraggia l'altra persona a godersi il momento del benessere perché al risveglio io non ci sarò. L'altro pezzo del puzzle è Satisfy my soul, che potrebbe essere un punto di partenza ma anche d'arrivo. Canto del mio aver ripreso tutto nelle mie mani e che se mi farò nuovamente male, andrò avanti, comunque. Volevo che l'intero disco fosse una sorta di parabola sull'amore. O dei cannelloni.

Prego?
Sì perché c'è l'attesa del piatto di portata e quando arriva è bellissimo, lo assapori tutto. Poi, però, non rimangono che degli avanzi mangiucchiati e del parmigiano sulla tovaglia.

Malika Ayane su Popon Tutto senza rancore?
Il rancore è un sentimento inutile che fa male tanto a chi lo prova quanto a chi lo subisce. Io sono più per le relazioni zen, tanto si soffre comunque: quando si viene abbandonati, ma anche quando si va via.

Ultimamente ti sei di nuovo innamorata, e stavolta di un collega: Cesare Cremonini. Viste le tue esperienze parti leggermente prevenuta?
Tutto può finire da un momento all’altro, ma bisogna vivere le cose finché si può. Non è che se stai in paranoia durano di più, no?

Sei una che immagazzina le emozioni?
Sì, e mi faccio dei gran periodi di mal di stomaco. Ma ho capito che qualunque cosa capiti, a meno che non ti prenda una brutta malattia, ti s’incendi la casa o la tua bambina abbia seri problemi, si risolve in un attimo.

Ti arrabbi mai?
Certo, ma non lo do a vedere. Molti dicono che se ne accorgono dai miei sguardi, oppure da come muovo un semplice dito. Più che arrabbiarmi sono una che entra in crisi, sono troppo empatica. Ed è una fregatura pazzesca.

Hai dichiarato che "la rabbia fa diventare brutti". A conti fatti, quindi, come ti reputi?
Ah, sono favolosa (ride, ndr).

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