Saverio Grandi è uno degli autori più prolifici del panorama musicale italiano con circa 250 brani all'attivo. Un repertorio che spingerebbe chiunque a trarne vantaggio a livello di immagine, ma lui continua a vivere dietro le quinte finché sente l'esigenza di farci ascoltare le sue canzoni più intime. L'abbiamo intervistato in occasione dell'uscita del suo secondo album da solista Pattinando sul ghiaccio sottile, dodici brani che esprimono l'altra faccia di un cantautore che siamo abituati a conoscere attraverso le voci di Vasco Rossi,
Stadio, Raf, Laura Pausini e tanti altri.Pattinando sul ghiaccio sottile, un titolo che lascia con il fiato sospeso. Nasce dalla consapevolezza che ci sono dei rischi nel vivere e nell'innamorarsi. È una riflessione sulla stanchezza di correre. Descrive una situazione in bilico, provvisoria. Un titolo non banale, visto che è sempre difficile trovarne. Ho avuto l'impressione che la donna, in alcuni brani, sia vista come una figura a volte meschina... Direi di no. Anzi ci sono canzoni positive verso la figura femminile come Vieni come sei e Il tesoro. Certo mi piace raccontare storie d'amore tormentate, quelle semplici le vivo e basta. Ho una grande stima delle donne e sono stato fortunato, avendone incontrate di belle e intelligenti. Dedichi una canzone alla figura del doppiatore. E' un mestiere che ti affascina? Sì, mi ha affascinato fin da bambino grazie a mio padre, che mi spiegava come Pino Locchi, Ferruccio Amendola, Pino Colizzi fossero degli attori a tutti gli effetti. In seguito, ho notato dei punti di contatto con la figura dell'autore di canzoni: entrambi vengono citati poco, se ne parla di rado ma sono importanti nel processo creativo. Nella canzone rivendico il fatto che nei testi c'è la mia vita, non solo quella del cantante che li esegue. Il doppiatore è cantata a due voci con Raf. Cosa vi lega? Raf è forse il più bravo cantante italiano, mi piace molto il suono della sua voce. Dà un peso importantissimo a ogni sillaba che canta. Avendo collaborato con lui in passato, gli ho chiesto di duettare in questo brano e lui è stato molto gentile a farlo. Ha una grande sensibilità. Per usare un gioco di parole, è uno dei numeri uno in Italia.
Vieni come sei è presente nel disco anche in versione strumentale con il titolo Paris, France. Perché questa doppia versione?È il mio brano preferito. Nasce come canzone ma ascoltando la base ho pensato che sarebbe stata una colonna sonora ideale per chi si prepara a fare un viaggio. È stata scritta a Parigi e mi piaceva sentirla anche senza la parte vocale, sostituita dalla tromba del bravissimo Maurizio Piancastelli. Sei ispirato da Parigi e dalla Francia a livello musicale? Seguo poco la musica francese, a parte qualche cantante alternativa come Camille. Parigi mi piace come luogo d'arte e i francesi sono persone attente, più degli italiani. Qui da noi, per esempio, può succedere di tutto e non se ne accorge nessuno. I francesi non si fanno prendere in giro facilmente, cercano di capire il perché delle cose. Gli italiani sicuramente sono più creativi ma ultimamente questo pregio si sta perdendo, anche musicalmente. È difficile riuscire a rimanere originali quando si è autori di canzoni? Negli ultimi tempi una delle mie preoccupazioni è di non ripetermi. Avendo scritto tanto, subentra il meccanismo del “già detto”. Anche quando qualcuno vuole collaborare con me e mi invia dei testi, io chiedo sempre di cercare di emozionarmi, altrimenti è impossibile realizzare un bel brano. È un mio limite, perché ci sono autori che si mettono a tavolino e scrivono qualcosa che funziona. Quando hai iniziato, avresti mai pensato di diventare un autore di canzoni o aspiravi ad una carriera da cantautore? Agli esordi sognavo di diventare un cantautore ma per varie circostanze non è successo. Quando mi sono ritrovato ad avere un mio gruppo, i Taglia 42 con cui abbiamo venduto anche parecchi dischi, mi sono reso conto che non si trattava del massimo della vita. Ho capito di divertirmi di più a scrivere piuttosto che ad andare in tournée o suonare. Non baratterei mai la mia attività di autore con quella di cantante di successo. Io voglio fare l'autore di successo (sorride, ndr) e poi, come con questo disco, raccogliere canzoni molto personali, che difficilmente qualcun altro avrebbe potuto cantare. Se ti fosse capitato di cedere uno dei brani del disco, quale avresti scelto e per chi sarebbe stato questo regalo? Sicuramente Vieni come sei. Mi sarebbe piaciuto che a cantarla fosse stata Mina. Di solito ho uno stile pop-rock ma questo disco potrei definirlo colto, forse più vicino alle corde di una grande artista come lei.
Hai alle spalle una lunga collaborazione con gli Stadio, di cui sei diventato da dieci anni anche co-produttore. Pensi di avere dato il meglio con loro dal punto di vista della scrittura?Non lo so. Penso che il meglio dipenda dai momenti storici. Con gli Stadio c'è un percorso importante. Gaetano (Curreri, ndr) è stato il primo a darmi fiducia e lo ringrazio ancora oggi per questo. Sono partito come autore dei testi e poi ora mi occupo della parte musicale. Ho scritto cose importanti per loro e loro sono stati importanti per me però credo di aver dato il meglio anche con altri artisti. Potremmo dire che le mie voglie le ho quasi tutte soddisfatte. Ora sogno di scrivere per Venditti e per la Nannini. È impossibile non citare la tua collaborazione con Vasco Rossi. Con lui e Gaetano Curreri hai scritto canzoni come Un senso, Buoni o cattivi, Ti prendo e ti porto via. Come si lavora in tre e soprattutto con Vasco? Non è mai chiaro cosa si andrà a fare ma questo non costituisce un problema. A volte si lavora in fasi diverse, a volte insieme. Non è una questione di spazi e luoghi: dev'essere molto chiaro dove la canzone vuole portarci. Vasco, poi, è talmente lucido e bravo che non ci si trova mai di fronte a delle difficoltà. Io e Gaetano abbiamo sempre lavorato per realizzare cose molto forti e nel 99% dei casi ci riusciamo. È un onore ma anche una responsabilità lavorare con e per lui. È un tipo molto esigente? Esigentissimo, perché lui è il primo critico di se stesso. Una cosa che ho imparato da Vasco è che non bisogna mai far sentire brani di cui non si è convinti. Ogni tanto, però, sgarro perché penso che potrebbe piacere lo stesso. Di solito, però, non faccio sentire a nessuno qualcosa di cui sono incerto, anche nel provino. Oggi con i cantanti bisogna dare sempre il meglio di sé. Qual è lo scoglio più duro da superare per un autore? Sai, la difficoltà per un autore sta nello scrivere brani di successo, non pezzi da album che nessuno ricorderà. In Italia, ci sono diversi autori bravi: Bungaro, Antonio Galbiati, Luca Chiaravalli, Emiliano Cecere, tanto per citarne alcuni. Loro riescono benissimo a scrivere dei singoli e secondo me è la cosa più complicata da fare. Sei arrivato al secondo disco da solista, soddisfatto dal punto di vista vocale? Sono diventato bravo; lo dico da solo ma anche altri me l'hanno fatto notare. Ho lavorato molto, cercando di mettermi nei panni degli ascoltatori. È una questione mentale, non solo di voce. Risentendo il mio primo disco, faccio un paragone con quello che sono oggi. Ci sono canzoni di allora che trovo inascoltabili. Certo, non sono bravo come la Mannoia (ride, ndr).
Hai scritto per Valerio Scanu, Alessandra Amoroso e Marco Mengoni. Cosa ne pensi delle nuove leve della musica leggera italiana?Conosco bene Valerio e posso dire che è bravissimo, un grande cantante e con un bell'aspetto, il che non guasta. È un ragazzo intelligente e ha tutte le caratteristiche per sfondare anche all'estero. Se mantiene i piedi per terra, ce la può fare. Glielo auguro perché gli voglio bene. Potrebbe essere mio figlio. La Amoroso è bravissima e Mengoni anche. E dei talent show più in generale cosa pensi? Mi piace molto la fase preparatoria, scolastica perché è molto utile. Mi piace molto meno la fase della spettacolarizzazione televisiva, dove gli insegnanti litigano e i discografici vanno per farsi vedere. È una cosa un po' triste. La discografia non dovrebbe andare lì a esibirsi. Si può fare ma sempre con un certo senso della misura. La discografia non si sta concentrando troppo sui giovani trascurando cantautori come Bungaro, che hai citato prima? La discografia con i talent show ha trovato una miniera d'oro perché non deve spendere molto in promozione. I giovani cantanti che provengono da questi programmi sono già famosi nel momento in cui realizzano il loro primo disco. La colpa della discografia, per me, è quella di non fare più musica dal punto di vista artistico. C'è solo mercato in questo momento ma questo non dipende da Scanu o Mengoni. Si cerca di fare fatturato, solo che una volta ci si riusciva con Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Bisognerebbe affiancare ai giovani che abbiamo citato degli artisti veri e non da talent show. Poi, dove sono finiti i gruppi? A parte i Baustelle, non vedo nulla all'orizzonte. E sul tuo orizzonte cosa vedi? Tante canzoni e poi vedremo chi avrà voglia di cantarle. Nel frattempo ho iniziato a scrivere un romanzo sulla storia di una donna e sul suo percorso. È una nuova esperienza. Vedremo se riuscirò a pubblicarlo. Vai alla pagina di Saverio Grandi Vai alle altre Notizie |
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Scritto da Gerardo Larosa
Lunedì 12 Aprile 2010 08:00
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Saverio Grandi è uno degli autori più prolifici del panorama musicale italiano con circa 250 brani all'attivo. Un repertorio che spingerebbe chiunque a trarne vantaggio a livello di immagine, ma lui continua a vivere dietro le quinte finché sente l'esigenza di farci ascoltare le sue canzoni più intime. L'abbiamo intervistato in occasione dell'uscita del suo secondo album da solista Pattinando sul ghiaccio sottile, dodici brani che esprimono l'altra faccia di un cantautore che siamo abituati a conoscere attraverso le voci di Vasco Rossi,
Stadio, Raf, Laura Pausini e tanti altri.
Vieni come sei è presente nel disco anche in versione strumentale con il titolo Paris, France. Perché questa doppia versione?
Hai alle spalle una lunga collaborazione con gli Stadio, di cui sei diventato da dieci anni anche co-produttore. Pensi di avere dato il meglio con loro dal punto di vista della scrittura?
Hai scritto per Valerio Scanu, Alessandra Amoroso e Marco Mengoni. Cosa ne pensi delle nuove leve della musica leggera italiana?