Serena Abrami: 'A Sanremo pensando ai miei nonni'
Scritto da Simone Arminio
Lunedì 07 Febbraio 2011 09:00
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Serena Abrami su PopOn Intervista di Simone Arminio

A una settimana dall'inizio del 61° Festival di Sanremo conosciamo meglio i giovani che si esibiranno sul palco dell'Ariston. La prima che vi presentiamo si chiama Serena Abrami, è marchigiana, ha venticinque anni e una laurea in urbanistica dietro l'angolo. Già reduce da X-Factor (dove Ivano Fossati le mostrò apprezzamento offrendole il suo aiuto nella realizzazione del disco), è ora in gara a Sanremo con il brano Lontano da tutto, scritto da un autore d'eccezione: Niccolò Fabi, che per caso ha incrociato la sua strada...

Serena, Niccolò Fabi non è solito scrivere canzoni ad altri: com'è nata la vostra collaborazione?
Nell'estate 2009 il mio manager, Michele Giardina, che lavorava anche con Niccolò Fabi, gli ha fatto ascoltare alcune canzoni del mio disco in uscita. Lui ha apprezzato molto ed io, contentissima, l'ho riferito al mio produttore. Quando poi anche Ivano Fossati, che aveva già scritto un brano per me, ha saputo dell'apprezzamento di Niccolò Fabi ha pensato di coinvolgerlo nel progetto. Lui ha accettato e ha deciso di scrivermi questa canzone. Io sono molto onorata di cantarla e portarla a Sanremo perché considero Niccolò Fabi uno degli artisti più interessanti degli ultimi quindici anni. Per me, però, era già tantissimo avere ricevuto un parere positivo sulle mie canzoni: consideravo già quella una vittoria! In più, ho apprezzato molto la sensibilità e la capacità empatica di Niccolò Fabi, che ha capito i miei gusti e mi ha cucito addosso una canzone che ho sentito subito mia.

La formula di Sanremo Giovani di quest'anno si avvicina molto al mondo televisivo, con le semifinali in diretta e il televoto per decidere i finalisti. Pensi sia stato un bene o un male?
Per noi partecipanti è stata una cosa positiva, perché in questo mese tutti i brani sono andati in radio e noi siamo stati visibili. La difficoltà più grande per un cantante emergente, infatti, è proprio quella di trovare lo spazio per farsi ascoltare. C'è da considerare, in più, che nella compilation di Sanremo Giovani ci saranno tutti i partecipanti, anche quelli che non hanno passato la fase finale. L'unica cosa negativa, semmai, è che la canzoni di Sanremo per tradizione sono inedite: una sorpresa che uno, da spettatore, non vede l'ora di ascoltare durante la prima sera. Questa formula, invece, fa sì che le canzoni siano già conosciute e risapute, togliendo la sorpresa. Anche il televoto, sul quale io non sono d'accordo, quest'anno credo sia migliorato, con un solo voto al giorno per utenza telefonica e il 50% determinato dalle radio durante le semifinali e dall'orchestra a Sanremo. E' un sistema molto più democratico rispetto a quello dell'anno scorso, quando i voti potevano essere una caterva per ogni numero telefonico, con tutti i problemi che ciò poi ha comportato. Per questi motivi credo che a Sanremo Giovani quest'anno ci sia stata più attenzione nei confronti della musica.

Serena Abrami su PopOn Nella serata dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia, tutti i big dovranno cantare un brano storico. Se la scelta fosse stata estesa anche ai giovani, tu che pezzo aversti scelto?
Avrei cantato il brano che è stato prima proposto poi eliminato: Bella Ciao! (ride, ndr). Sì, avrei portato quello, senza dubbio. Perché l'Italia è stata liberata tutta e non solo in parte, perciò Bella ciao ci rappresenta tutti. Per questo motivo ho trovato stupida e senza un fondamento storico all'altezza la polemica che ne è derivata. Oppure, in alternativa, mi sarei buttata su un brano divertente come Mamma mia dammi cento lire: qualcosa di allegro, perché i 150 anni d'Italia non necessariamete devono essere ricordati con una canzone strappalacrime. Il popolo italiano è sempre stato caratterizzato dalla capacità di ridere, e se penso ai miei nonni, che saranno davanti alla tv durante il Festival... beh, loro nel dopoguerra non vedevano l'ora di rinascere, anche umanamente. Per questo avrei scelto una canzone piena di vita.

Cosa ti aspetti da questo Festival?
Mi aspetto soprattutto una buona promozione per il mio disco, perché per me la cosa più importante rimane la musica, e perché per due anni sono rimasta in studio a registrare queste canzoni con Ivano Fossati e tutti gli altri. Dietro l'immagine mediatica c'è un'umanità preziosissima, fatta da persone che hanno lavorato con me per tutto questo tempo, e senza le quali io oggi non starei nemmeno parlando con te. Perciò da Sanremo mi aspetto prima di tutto la possibilità concreta di onorare il lavoro fatto da tutti. Poi, beh, il palco dell'Ariston è nel nostro background culturale fin da piccoli! Ha perciò un fascino altissimo. Infine, e molto più in piccolo, c'è di mezzo una piccola soddisfazione personale... Perché in italia se non passi da Sanremo è come se non cantassi. Per dire: quando mi vedranno sul palco dell'Ariston anche i miei nonni mi prenderanno finalmente sul serio (ride, nrd), e capiranno che non canto solo per hobby ma che cerco di farlo con tanto impegno e professionalità.

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