Raphael Gualazzi, un jazzista nel mondo delle canzonette
Scritto da Simone Arminio
Mercoledì 09 Febbraio 2011 00:00
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Raphael Gualazzi su PopOn Intervista di Simone Arminio

Attivo sui palchi jazz italiani dal 2005, Raphael Gualazzi è il terzo dei giovani in gara a Sanremo che decidiamo di presentarvi. Già affacciatosi sul mercato discografico francese con una compilation e sui palchi americani, grazie al progetto "The History & Mystery of Jazz", Gualazzi pensa che Sanremo Giovani possa essere un ulteriore e importante momento della sua crescita artistica. Ecco come si presenta ai lettori di PopOn.

Raphael Gualazzi, cosa ci fa un musicista classico nel tempio della musica leggera?
Io credo che nella leggerezza di cui parli ci siano stati grandi momenti che hanno rappresentato la storia della canzone italiana, partendo da Modugno con la sua Nel blu dipindo di blu e arrivando a importanti ospiti internazionali che sono passati da Sanremo, penso a Stevie Wonder o Louis Armstrong, che cantarono addirittura in italiano. Credo perciò che per qualsiasi partecipante possa essere essere soltanto un onore, a prescindere dalla loro origine e dalla provenienza in termini artistici, prendere parte a un momento così importante dell'italianità musicale. Sanremo è uno dei pochi momenti degni di nota della storia musicale italiana in termini canori, per questo è e deve continuare a essere così importante nella vita artistica del paese.

Del brano che porti in gara, Follia d'amore, sei l'autore sia del testo che della musica. Tu però sei un musicistca: quale dei due aspetti ha avuto più peso nella scrittura?
Nella maggiorparte dei miei brani testo e musica nascono nello stesso momento. Quando ho scritto Follia d'amore, di ritorno di un festival jazz in Umbria, sentivo l'esigenza di far giocare l'arrangiamento con la composizione melodica e il testo. Per questo credo che testo e musica di questo brano siano entrambi due momenti necessari e imprescindibili. Poi ovviamente la mia formazione personale è partita da un percorso musicale. Ho cominciato a cantare dall'età di vent'anni, prima ero solo musicista, suonavo in piccole formazioni jazz e rock e studiavo pianoforte al concervatorio. Quando ho cominciato a scrivere canzoni ho scoperto che il mio stile si richiamava molto allo Straight Piano, il jazz pianistico che va dalla fine degli anni Dieci fino agli anni Quaranta inoltrati. Però non ho mai affrontato il genere in maniera filologica, piuttosto contaminandolo con altri generi e personalizzandolo un po' alla mia maniera. Ciò perché amo diversi tipi di musica e amo fondere molti elementi fra loro.

A ridosso del festival uscirà il anche il tuo secondo disco Reality and fantasy, su etichetta Sugar. Cosa ascolteremo?
E' un disco con importanti partecipazioni internazionali, che si muove fra diversi stili e rappresenta l'amore che ho per diversi tipi di musica. Conterà quattordici brani, e spero vivamente di poterlo vedere anch'io pubblicato al più presto. Ne sono curioso.

Negli ultimi anni è sempre più frequente vedere fra i big di Sanremo musicisti giovani senza esperienza live. Non pensi perciò che sia strano vedere fra i giovani chi, come te, ha già una lunga esperienza live e ha già calcato palchi importanti?
Non credo di avere le conoscenze oggettive dei meccanismi sui quali è strutturato questo concorso, in più non ho mai partecipato a un concorso in vita mia. Perciò non entro nel merito delle scelte fatte: di sicuro so che sarà un'esperienza molto positiva: si può sempre imparare e spero avvenga la stessa cosa per gli altri. Non da me, dall'esperienza sanremese.

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