Intervista di Simone ArminioIo Grido, il primo disco solista di Grido dei Gemelli Diversi, è più di uno sfogo ma qualcosa di opposto a un addio. Un esito ben diverso da quello del fratello maggiore J-Ax, che qualche anno fa lasciò gli Articolo 31 per intraprendere la via del Rap ‘n’ Roll. E nonostante sia stato proprio Ax “il primo a mettermi la pulce nell’orecchio”, il suo, specifica Grido, è un progetto del tutto interno alla famiglia dei Gemelli Diversi. Tanto più che "siamo già in studio di registrazione il nuovo disco”. Chiarito ciò non resta che conoscere più da vicino, con l’aiuto dello stesso Grido, la storia di questo disco. Grido, i Gemelli Diversi per sua stessa ammissione sono in perfetta forma. Dove nasce allora la sua voglia di un percorso da solista? Saranno almeno sei anni, dopo altrettanti passati con i Gemelli Diversi, che in molti hanno cominciato a mettermi la pulce nell’orecchio. Dagli stessi fan, che vorrebbero un progetto singolo da ognuno di noi, fino a mio fratello Ax, che fa musica prima di me e che da un po’ di anni mi ripete che ho tutte le carte in regola per poterci provare. In questi anni ho maturato l’idea, ma non mi sono mai sentito veramente pronto. Sentivo che non fosse ancora il momento: c’erano troppe cose da fare con la band. Poi l’estate scorsa, non so spiegarti come, è nata l’alchimia: io e Thg (uno dei quattro componenti dei Gemelli Diversi, ndr) ci siamo guardati e abbiamo detto “ok questo è il momento”. Una gestazione così lunga significa che i brani di Io Grido sono maturati nel tempo, oppure è nato tutto a seguito della sua decisione? EI brani sono nati tutti in questo ultimo periodo: l’estate scorsa nel giro di pochi mesi abbiamo fatto la struttura del disco. E uso il plurale perché comprendo anche Thg. Sulla modalità di scrittura, però, devo fare una premessa: io non ho l’on/off, e non scrivo solamente quando c’è in progetto un disco. Io scrivo sempre, su qualunque cosa di carta ci sia in casa, dai cartoni della pizza fino ai post-it che poi mi ritrovo accartocciati sotto il letto. Diciamo perciò che tutti i pezzi sono nati durante la stesura del disco, anche se molti concetti e alcune idee le ho ripescate nei cassetti quando ho cominciato a fare chiarezza su quello che poteva essere il mio disco nella sua totalità. In genere un disco solista risponde in qualche modo a un bisogno di evasione. Come mai allora ha chiesto l’aiuto di Thg? Volevo cucirmi addosso un suono nuovo e diverso da quello dei Gemelli Diversi, ma senza per questo snaturarmi. Perciò ho sentito che farlo con una persona che, oltre che geniale (sarò di parte, ma lo penso) mi conoscesse davvero. Ci siamo goduti il lavoro che stavamo facendo: io sapevo benissimo cosa volevo da lui e lui altrettanto, perciò è stato facile e naturale fare questo disco. Ci siamo divertiti tanto e abbiamo dato sfogo alla fantasia bisogno di troppe spiegazioni e chiarimenti. Poi, appunto, farlo con un unico produttore mi ha aiutato a dare una coerenza unitaria al disco, nonostante i brani siano tutti contaminati da generi e tonalità differenti. Volevo che fosse un disco pieno di sfaccettature ma che non suonasse come una compilation: ogni brano, con la sua particolarità, doveva essere comunque riconducibile a me e al mio suono.
Un’altra collaborazione importante del disco è quella con i Sud Sound System. Cosa vi unisce? In questo disco, così come in quelli dei Gemelli Diversi, non ci sono collaborazioni per motivi discografici o di classifica. Al massimo si cerca di mettere insieme rapper e persone che stimi e con cui, nei tanti camerini condivisi, capita di dire “qualche volta dobbiamo fare un pezzo insieme”. Il pubblico magari non lo sa, ma ci conosciamo da parecchio, per questo la nostra è una canzone tra amici. Il brano Una musica sola, è una frecciata ironica al pop commerciale. Eppure i Gemelli Diversi non ne sono mai stati immuni. È una presa di distanza? Assolutamente no: il brano non se la prende con il pop come genere musicale. Io non denigro il pop. Secondo me ogni genere è diviso in due categorie: quello fatto bene e quello fatto male. Non credo che un genere musicale, a prescindere, possa essere visto come migliore o peggiore di un altro. In più, poi, nel giudizio entrano in campo gusti personali. E, perlomeno per la mia esperienza, il rap è il genere che mi ha regalato più emozioni. Ma questo non vuol dire che il rock valga meno del rap: semplicemente piace meno a me. Con questo approccio ho deciso di aprire l’album con un pezzo ironico e a tratti cinico in cui ho cercato di dire a tutti: prendiamoci un po’ meno sul serio, in fondo stiamo facendo musica. Cerchiamo soltanto di farla bene. Alla fine del brano quando dico “I cantanti pop mi sembrano tutti uguali, tutti tranne Elisa, Cremonini e Pezzali” non sto dicendo che facciano schifo. Piuttosto penso che Pezzali abbia sempre fatto pop in maniera originale, esprimendo quello che aveva dentro. Ciò che ne usciva sapeva di vero. Per questo lo rispetto tantissimo, e ammiro tantissimo tutta la sua discografia, nonostante sia lontanissimo da quello che faccio io. Secondo me il dito in quella canzone è puntato nei confronti di chi fruisce la musica che gli viene imposta e non si rendono conto che a volte gli propinano per musica contemporanea delle canzoni degli anni Sessanta rifatte male, e travestite da canzoni moderne. L’ultimo brano del disco si chiama invece Cologno beach e racconta il quartiere “problematico” dove è nato e cresciuto. Cosa la lega ancora oggi a quella periferia? Credo fermamente che la prerogativa di chi fa rap sia descrivere se stesso e la realtà che lo circonda, sia nei lati positivi che in quelli negativi. Perciò facendo questo disco non potevo non parlare del luogo che mi ha visto nascere e crescere e che mi ha donato tutte le esperienze che mi hanno formato sia come persona che come musicista. Dirò subito che ritengo di essere una persona molto fortunata ad avere con me ancora i luoghi e le persone che avevo attorno allora. Gli stessi amici che avevo quando frequentavo le superiori. Ho voluto parlare di questa fortuna nel mio disco: la gente non dovrebbe dimenticarsi il rispetto nei confronti dei propri amici e dei propri luoghi. Sono convinto infatti che l’ambiente, le proprie frequentazioni e il proprio approccio alla vita si ripercuotano sempre nel proprio carattere così come nella propria arte. A meno che uno non scriva musica fatta a tavolino, da estraneo alla vita. Ma per uno come me, le persone che frequenti e le esperienze di vita si trasformano in rima per forza di cose. Ho sempre visto etichettare Cologno come un bronx, il quartieraccio brutto di Milano. Ora, è ovvio ogni periferia abbia i suoi lati oscuri e le sue piccole e grandi criminalità, eppure chi non si lascia spaventare troppo dai luoghi comuni qui trova un quartiere di verso. In più c’è da dire che sta a ognuno di noi cambiare le cose che non vanno per vivere bene nel proprio ambiente.
Lei, in quanto grafico, è anche autore della copertina, che vede il suo volto diviso a metà fra l’essere umano e il cyborg. È così che si immagina?”La fantascienza in generale è un mondo che mi affascina fin da bambino, perché mi ha mostrato cose che allora erano frutto della fantasia e ora fanno parte della vita di tutti i giorni. Perciò immaginarmi a quel modo è stato un modo per mettermi un vestito contemporaneo che rappresentasse l’epoca storica che stiamo vivendo. In più nello scrivere questi testi, a volte mi sono volutamente mi sono lasciato trasportare dalla parte umana e altre invece ho cercato di descrivere le cose nella maniera più lucida e distaccata possibile. Da lì è venuta l’idea di copertina, in cui la parte più cyborg e meno umana che c’è in noi si contrappone alla parte spinta dal cuore. In fondo è come sono io, come artista e come persona. Non sono un robot che fa musica meramente per guadagnarsi dei soldi, e non sono una persona che scrive solamente per sé, nella propria cameretta: sono una persona che fa entrambe le cose, e che fa musica per sentirsi vivo, cercando in più di cambiare un po’ il mondo, nel suo piccolo. Che futuro avranno i Gemelli Diversi dopo il suo esordio solista? Spero proprio che il mio progetto non vada a influire in maniera negativa al progetto dei Gemelli Diversi, dato che stiamo lavorando al nostro prossimo disco, e contemporaneamente a un disco di tutta la Spaghetti Funk. In ballo ci sono poi vari progetti paralleli, tra i quali, appunto, il mio album. La nostra è perciò una decisione comune e una volontà da parte di tutti e quattro. Io mi sono solamente messo in gioco per primo, sobbarcandomi questa responsabilità. Però non vorrei mai che - toccandosi per scaramanzia (ride, ndr) - il successo di questo disco andasse a influire sul progetto dei Gemelli Diversi, perché sono due strade parallele che possono portare del bene l’una all’altra e non il contrario. Diceva di essere stato spinto da J-Ax, suo fratello, a esprimersi in prima persona. Dall’altro lato, lei come hai visto la fine degli Articolo 31 e la svolta artistica di J-Ax? In questo giudizio io credo di essere il più di parte di tutti. Nel senso che conosco Ax da trentadue anni e conosco ogni sua sfaccetatura, sia come artista che come persona. Per questo credo assolutamente che non intraprendere la nuova strada del Rap ‘n’ roll sarebbe stato per lui come tarparsi le ali da solo. Poiché è una cosa che c’è dentro di lui fin dall’inizio, anche se naturalmente sarà dovuta maturare nel tempo, prima di esprimersi. Non so dirti se avrei voluto un altro disco degli Articolo 31piuttosto che il primo album da solista di Ax. So solo che la roba che ha cominciato a fare da solista spacca, quindi sarò anche di parte, ma secondo me ha fatto bene. Vai alla pagina di Grido Vai alle altre Interviste |
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Scritto da Simone Arminio
Lunedì 27 Giugno 2011 00:00
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Intervista di Simone Arminio
Un’altra collaborazione importante del disco è quella con i Sud Sound System. Cosa vi unisce?
Lei, in quanto grafico, è anche autore della copertina, che vede il suo volto diviso a metà fra l’essere umano e il cyborg. È così che si immagina?”