Intervista di Vyncent ValoDall'occhio darkettone di Siamo tutti là a fuori, passando per la ritrovata femminilità de Il mio amore unico, fino al rock che si tinge di fucsia (nei capelli) de Il sole di domenica. Dolcenera si diverte a cambiare immagine e – ci tiene a precisarlo – anche se stessa. Trentaquattro anni appena compiuti, Emanuela Trane (questo il suo vero nome) si è goduta il successo di Dolcenera nel Paese delle meraviglie, disco figlio del Sanremo 2009, e ha passato gli ultimi due anni fra concerti in giro per l'Italia, la traduzione di quello stesso album in spagnolo e l'ascolto “ossessivo” di una musica diversa, che ispirasse l'ennesima virata di stile. Il risultato, dal titolo inequivocabile, è Evoluzione della specie, undici tracce dove la cantautrice di Galatina abbandona il piano per il sintetizzatore e continua a dire la sua. Rischiando pure di farsi qualche nemico. Il 16 maggio scorso hai festeggiato il tuo compleanno. Regali importanti? Il mio, mi sono regalata questo disco. Avevo voglia di fare una cosa libera, con coraggio. È venuto fuori velocemente, di solito sono molto più tormentata nella fase creativa. Ho iniziato a scrivere nel gennaio del 2010, prima ero in tournèe e di solito quando faccio concerti sono talmente nel pieno delle mie vecchie canzoni che mi sento sempre uguale a me stessa e non butto giù nulla di nuovo. Ma il tutto in realtà è partito da un altro regalo. Quale? Una consolle e un videogioco dei Beatles, con tanto di strumenti. Mi sono trovata particolarmente slegata alla batteria e ho iniziato a prendere lezioni. Così sono nate le prime ritmiche dei nuovi brani e, sull'onda di gruppi internazionali soprattutto francesi come i Phoenix. ho deciso di virare verso un suono live contaminato dall'elettronica. Dopo aver scritto i testi, poi, ho notato che l'elemento costante era la voglia di vincere la paura del futuro. “Crisi”, in quel momento, era la parola che sentivo di più al telegiornale o scritta sui quotidiani, assieme a “precario”. Ed io volevo essere presente, avere senso critico sulle cose. Mi sembra un mondo dove o siamo individualisti oppure leader. Invece bisogna partecipare ed io l'ho fatto cambiando.
Anche musicalmente, a quanto dici. Ti senti diversa nel panorama musicale nostrano?È che alcuni artisti si fanno un po' il verso... Un nome? (si fa pensierosa, ndr) Non so... io lo amavo! Ok, mi riferisco a Ligabue. Io credo che in un momento di crisi non bisogna preservare solo il proprio orticello. Mi piace la musica quando dentro ci leggo una ricerca. Non trovo credibile chi resta sempre uguale. Molti dicono lo stesso di Vasco Rossi, ormai collega di etichetta dopo il tuo passaggio dalla Sony Music alla Emi. È vero, si potrebbe dire lo stesso, ma almeno Vasco è sincero. E se qui non sei vero sei fottuto. Io ad esempio ho un mio modo di scrivere. Invito alla presa di coscienza della diversità di pensiero, come ne Il sole di domenica: anche se crolla la tua pace interiore tu vai avanti. E bisogna dire certe cose, pesanti, su una musicalità positiva. Se tipo in On the floor (hit di Jennifer Lopez, ndr) ci avessero buttato dentro un messaggio che non fosse “balla col drink in mano” sono sicura che, anche ballando, il cervello resterebbe acceso. Oltre al messaggio in sé anche una certa vocalità ha la sua valenza? Io odio i lamentosi, non mi piacciono quelli che drammatizzano tutto. L'emozione non è l'emotività. Io in quest'album ho voluto comunicare in maniera implosiva, con una voce quasi narrante. Anche quando canto l'amore lo faccio in maniera contestualizzata al momento storico. Ora come ora lo vedo come una sorta di complicità ideologica. Un fortino contro il marasma. Io ce l'ho da anni, il mio amore. Sono fortunata, la nostra è una comunione d'intenti.
Eppure nel pezzo Evoluzione della specie “uomo” non tratti benissimo la categoria.È una critica ironica all'approccio al sesso da parte del maschio. Storicamente l'uomo è al potere e solitamente chi ha potere ne è schiavo. Quindi l'uomo è più schiavo che saggio. A differenza della donna, che è la spalla, quella più forte. Da donna non senti ancora il bisogno di diventare madre? No, io no. Questo lavoro ti fa sentire sempre come un ragazzino... Però il mio compagno lo vorrebbe. Beh, potreste comunque almeno sposarvi. Il matrimonio lo vorrei io, ma lui si rifiuta: senza figlio non me lo concede (ride, ndr). Vai alla pagina di Dolcenera Vai alle altre Interviste Condividi |
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Scritto da Vyncent Valo
Lunedì 06 Giugno 2011 00:00
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Intervista di Vyncent Valo
Anche musicalmente, a quanto dici. Ti senti diversa nel panorama musicale nostrano?
Eppure nel pezzo Evoluzione della specie “uomo” non tratti benissimo la categoria.