Bandabardò: 'Scaccianuvole? Un disco d'amore per l'Italia'
Scritto da Simone Arminio
Martedì 14 Giugno 2011 00:00
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Bandabardò su PopOn Intervista di Simone Arminio

Superata da tempo la boa dei mille concerti, la Bandabardò porta da anni sui palchi di mezza Europa soprattutto allegria e divertimento. Una macchina che genera movimento a cui però, da sempre, si accompagna un'attenzione peculiare verso testi e contenuti. Binomio reso ancor più necessario oggi, in tempi di povertà sociale e culturale. Così per Schiaccianuvole, racconta Erriquez (voce e autore della Banda) in un'intervista a PopOn, una volta in più la volontà è stata quella di non pensare al live e fare un disco che fosse degno di questo nome. Un album curato e non urlato, che si faccia ascoltare come i vinili di una volta, "sdraiati e con il libretto in mano". Consapevoli che, volta sul palco, anche le nuove Sant'Eustachio, Rosa Luxembourg e Il mago scaccianuvole faranno ballare, eccome…

Erriquez, pur non avendo mai disdegnando temi politici o ecologici, la Bandabardò ha sempre professato la teoria dello Scaccianuvole. Come mai allora proprio il disco che ne porta il nome è anche il più impegnato?
Siamo diventati nostro malgrado un gruppo politicizzato. Il problema è che se oggi parli di come vorresti la vita, automaticamente ti schieri. Oggi parli di qualsiasi cosa e guarda caso in quella cosa rientra Silvio Berlusconi, e non è colpa nostra se anche a parlare di sesso ormai finisci col parlare di lui! In più vediamo sempre più gente andar via dall'Italia e vediamo crearsi una distanza abissale fra l'Italia e un qualsiasi paese democratico. Nonostante ciò, più passa il tempo più cresce il nostro amore per questo paese. Per noi essere italiani vuol dire avere una fortuna sfacciata, nascere con un bagaglio di storia, di coraggio, di scienza, di arti, di invenzioni e di grandi persone. Invece oggi c'è tendenza a vergognarsi di essere italiani. Uno va all'estero - come facciamo spesso noi per il nostro lavoro - e viene subissato da pernacchie, lazzi eccetera, e giustamente! Ci vedono come un popolo che ha perso completamente l'onda. Per questo abbiamo voluto fare un disco particolare, che raccontasse un'altra Italia.

Un disco che, nonostante sia più concreto e diretto, appare però più ragionato del solito...
Infatti abbiamo impiegato più tempo a realizzarlo. Curando le minime sfumature per ottenere un disco caldo, quasi un vinile, perché volevamo che l'importanza andasse sui testi. Come si faceva una volta, questo è un disco da sentire in cuffia, leggendo i testi con il libretto in mano. E i testi sono più spietati proprio perché da innamorati di questo paese siamo arrabbiati per come l'Italia viene trattata. Poi siamo persone molto emotive, così l'idea di fare un disco del genere è nata anche da uno dei tanti fiori positivi nati in questo ultimo periodo. Ovvero quelle persone coraggiose, forti e lungimiranti che son salite sui tetti delle facoltà, delle fabbriche, delle gru e dei palazzi in costruzione per rivendicare dei diritti che dovrebbero essere naturali, poiché scritti nella costituzione. E' gente che ha protestato anche per noi, che siamo più pigri. Da qui l'idea di fare un disco che raccontasse la loro Italia.

Delle proteste sui tetti si parla in Come i Beatles, che si richiama al celebre concerto sui tetti di Abbey Road. Ma cosa accomuna i manifestanti di oggi ai Fab fuor?
Io in quell'ultimo concerto dei Beatles ho sempre visto un urlo di dolore, un "non ce la facciamo più" urlato dai tetti al mondo. I Beatles erano caduti in un sistema in cui ormai scoppiavano, fatto di obblighi contrattuali, di inseguimento dei fan e di pressioni allucinanti. I tetti, d'altra parte, sono sempre stati molto vicini ai poeti: più in alto sei, più sei vicino alle nuvole e al cielo, più ti viene l'ispirazione. Questi tetti oggi sono stati tolti ai poeti e ai sognatori e sono stati presi d'assalto dalla gente che urla il proprio bisogno di futuro, le proprie esigenze, i propri diritti, le proprie voglie e le insoddisfazioni. Per questo ci sono venuti in mente i Beatles: ormai per farsi notare, per far sì che la propria voce non cada nel vuoto si deve far qualcosa di eclatante, di allucinante. Allora ben venga il tetto: un posto dal quale ci si può far sentire e vedere, e dove assieme al poeta che cerca passione, da oggi si cerca anche il futuro.

Bandabardò su PopOn Altra possibile soluzione è rivolgersi a maghi e santi. Lo fate in due brani: Il mago scaccianuvole e Sant'Eustachio. Vuol dire che le umane possibilità sono già tutte esaurite?
Crediamo che la preghiera sia l'ultima cosa che si possa fare nella vita per risolvere i problemi concreti. Dopo aver consumato tutte le tue energie, aver provato a sentirti comunità, aver provato la piazza, la protesta solitaria e tutto il resto, l'ultima carta è rivolgersi a un santo. Nel nostro caso c'è anche un accento critico. Immagino che sia i credenti che i non credenti vedano un po' come una buffonata tutto questo mercatino di audizioni private ai santi per la risoluzione dei problemi terreni. Tra l'altro il nostro invocatore, che è un bestemmiatore incallito, sbaglia addirittura santo: si rivolge a Sant'Eustachio convinto che questo sia il protettore delle trombe di Eustachio, quindi dell'udito. Invece Sant'Eustachio protegge i cacciatori. E' un po per dire: "Non è rivolgendoti al santo giusto che ottieni qualcosa in più". Il mago Scaccianuvole invece fa parte di quel poco di positività che ancora ci rimane. Lui è un sognatore che affronta il suo viaggio verso la serenità, verso un cielo sereno, solo perché ha voglia di conoscere altre culture, di mescolarsi e sentirsi cittadino del mondo. E con le sue armi, che sono l'allegria, la fiducia e l'educazione (cose oggi completamente fuori moda, come la timidezza) riesce a ottenere sempre ciò che vuole. Un emulo di Don Chisciotte che lotta contro mulini a vento e difficoltà più grandi di lui: nella copertina di un disco cavalca addirittura un Boeing!

Al suo fianco, e per la prima volta nei vostri brani, troviamo persone reali: Saviano, Gino Strada, Benigni, De André. Era il momento di portare esempi concreti?
Quei personaggi sono punti di riferimento prima di tutto in quanto italiani. Vedi, io non posso sintetizzare gli italiani in La Russa, Berlusconi, Cicchitto… non voglio e non ci riesco! Li considero la parte che sbaglia del mio paese, fratelli che hanno perso completamente la trebisonda. Se invece ancora oggi penso all'Italia, penso a persone coraggiose, piene di cultura, di saggezza e generosità, comunque la si pensi. Saviano, ad esempio, su alcune cose ha idee ben diverse dalle mie. Ma quello che abbiamo voluto citare di lui, come degli altri personaggi, è soprattutto la forza di reazione. Il fatto di dire: "voglio dire la mia, voglio essere coraggioso e rischiare anche la vita". Fra le persone vive e vegete abbiamo messo De André, che con la sua musica e la sua poetica si è guadagnato l'immortalità.

La poetica di De André ritorna in Rosa Luxembourg, un brano in cui, come spesso fate, raccontate la storia di una donna che incarna l'amore libero. Anche in questo caso, però, c'è un nome reale, quello di una socialista ottocentesca. Perché proprio lei?
Cercavamo un nome che identificasse la battaglia, quello di una persona che reagisce. Perché il nostro personaggio è una donna che non riesce a dare soltanto amore, ma anche un minimo di dignità e voglia di risorgere. Riempie i suoi amanti di dignità rivoluzionaria, ed è per questo che dà fastidio all'ordine costituito e viene arrestata. Poi però il suo amore fa innamorare anche giudici e guardie, che la rimettono in libertà. Il concetto è che ben di più di mille parole spesso può la forza dell'amore: forse se riuscissimo a ragionare meno e ad agire a seconda dell'istinto, seguendo il cuore, la vita se ne gioverebbe.

Bandabardò su PopOn Da un punto di vista musicale, Scaccianuvole ha meno patchanka e un po' di più di quella chanson francaise che in parte già frequentavate. Da cosa nasce questo bisogno?
Da tante cose. Prima di tutto dal fatto che i dischi di oggi ci fanno abbastanza inorridire. Siamo abbastanza anziani e tutti muniti di giradischi per considerare insopportabile l'ascolto dei cd di oggi, in cui tutto deve pompare in maniera allucinante e le canzoni sono schiave del sound. Una tendenza che guarda caso ha coinciso con una crisi discografica spaventosa. Abbiamo voluto dire basta e fare un disco che suonasse piano per orecchie che hanno voglia di ascoltare. Numero due, abbiamo avuto un cambio forse momentaneo nella nostra band: il nostro cubano, Ramon, è tornato al suo "datore di lavoro" precedente, Daniele Silvestri. E' anche giusto: ce l'aveva prestato per un anno e noi ce lo siamo tenuti per otto! Al suo posto sono entrate una fisarmonica e una tromba molto più calda e notturna. Questo ha fatto svoltare improvvisamente - e con mia enorme gioia - tutto il nostro sound verso il Nord Europa, la Francia e un certo romanticismo. Chiaramente, però, anche con la fisarmonica e la tromba balli… perché alla fine con i pezzi della Banda, anche con i più lenti, il piedino lo muovi sempre (sorride, ndr). Dal vivo succede spesso di vedere gente che balla anche quando accordiamo! Perciò da questo punto di vista non ci siamo posti troppi problemi. Ciò che abbiamo abbandonato completamente, semmai, è l'idea di fare anche un album che faccia ballare. L'energia che c'è nel live non si può racchiudere in un disco: non c'è riuscita la Mano Negra, figurati se ci riusciamo noi. Allora in Scaccianuvole ci siamo divertiti a essere più dolci e sognatori e soprattutto a dare molta più importanza alle parole. Forti del fatto che dal vivo riusciamo a comunicare in maniera più diretta e più fisica. E ci vorrebbe anche poco: siamo lì e si comunica in maniera diversa. Il disco invece ti diverti a infronzolirlo e abbellirlo, per renderlo più interessante e profondo.

Il sound della Bandabardò è in effetti un marchio di fabbrica: quindici anni fa siete stati fra i primi a mostrare come si possa far ballare anche senza amplificatori e groove elettronici.
Beh, non siamo inventori di niente: prima di noi c'erano i Mau mau che suonavano in acustico e facevano ballare tutti, e io per convincere Finaz a mollare la chitarra elettrica l'ho portato a vedere un gruppo francese che suonava con tre chitarre acustiche e faceva pogare anche le colonne del locale! La nostra originalità semmai è quella di far ballare oltre che con il ritmo anche con le parole, facendo canzoni che siano ricantabili. Credo che sia un connubio vincente: siamo reduci da una doppia data al Fuori Orario di Taneto di Gattatico, che è sicuramente il locale più bello d'Italia, e lì qualsiasi cosa mettano i dj la gente la balla: ho visto gente ballare La locomotiva di Guccini cantando a squarciagola ogni strofa... una cosa meravigliosa.

Bandabardò su PopOn Inutile negare che fra i brani "storici" di locali e falò, ormai ci siano anche molte canzoni della Banda.
Questo lo lascio dire a te, ma ne sono molto emozionato. Quando vedo gli universitari che vanno per strada a protestare con la nostra musica a palla non puoi immaginare che gioia provo. Così come quando ci scrivono due innamorati che ci dicono di essersi conosciuti a un nostro concerto ed essersi innamorati con un nostro brano. Il fatto di esser colonna sonora della vita di qualcuno, sia in un momento di amore che di protesta, come di noia, è impagabile: ti senti immerso in una comunità che ti accetta, ti stimola e ti sostiene. Ed è bellissimo.

Una canzone in particolare, Beppeanna, è ormai l'intoccabile della vostra scaletta. Un brano semplicissimo, che avete cantato in tutte le salse, fatto e rifatto in mille modi. Eppure il suo ritornello vi precede, ovunque. E' dura: come si sopravvive a un pezzo così?
(Ride ndr) E' difficile rispondere a nome del gruppo a una domanda del genere. Perché con Beppeanna stiamo attraversando tutti fasi diverse. Io personalmente ho "scollinato": ho passato due o tre anni in cui non ne potevo veramente più, mi sembrava di stufare anche la gente a suonarlo ancora. Vedevo tutte le sere un bordello allucinante e pensavo "va beh, vedremo domani". Poi è intervenuta la versione bregovichiana, e ora mi diverto di nuovo tantissimo a suonarla, magari alternando quella versione alla nostra. Altri del gruppo sono ancora nella fase "nonepossopiù". Altri ancora l'anno sempre amata, tipo Don Bachi (il bassista, ndr) che non ha mai avuto un attimo di cedimento: Beppeanna è il suo pezzo. Che poi, ad essere onesti: avercene di Beppeanna! E' un pezzo che ci ha portato una fortuna devastante, che diverte tutti anche all'estero ed è il pezzo che prende di più. Il perché, davvero, non lo capiremo mai. Ci sono pezzi più importanti, musicalmente più studiati… questo è nato con la fortuna, e allora ben venga. Credo che sia la prima volta, nella storia del Concertone del Primo Maggio, in cui arriva il responsabile e ti ordina: "Fate anche Beppeanna, perché la gente lo vuole". E' successo quest'anno. Io ho obiettato che Beppeanna dura otto minuti e non avremmo voluto togliere due pezzi nuovi dalla scaletta per colpa sua. La risposta è stata: "Non c'è problema, voi fate la vostra scaletta, poi fate anche Beppeanna. Credo sia un miracolo nel mondo dei live televisivi, dove ci sono tempi precisi al minuto. Beh, a un brano così, come fai a non volere bene?


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Commenti  

 
0 #1 Silvia 2011-06-19 12:22
Stupenda intervista, davvero... emozionante! Grazie Simone!
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