Intervista di Roberto Paviglianiti"Mi hanno fatto tremila domande e più o meno sono sempre le solite cose. Mi hanno domandato davvero tutto" (fonte: Muz, maggio 2007, pg 37). Quando leggi una dichiarazione del genere, per giunta del 2007, capisci che dover intervistare Nada potrebbe essere un problema. Ma l’assist giusto per le domande te lo dà proprio lei, con un album pieno di spunti d’interesse come Vamp, l’episodio più recente di una carriera percorsa spesso contromano e non priva di momenti spettacolari. La copertina di Vamp è un tuo disegno: ritrae un volto in cui si possono anche scorgere dei numeri, hanno un significato particolare? È un disegno che ho fatto casualmente, diciamo che non volendo è venuto fuori un autoritratto. Mi ha divertito farlo, l’ho disegnato e mi ci sono ritrovata; del resto non so disegnare, ma per una volta ho fatto una cosa che mi sembrava avesse un senso e ho deciso di usarla come copertina. I numeri zero e due sono casuali, alcuni ne hanno tratto dei significati, ma sinceramente non era mia intenzione dargliene uno, sono degli occhi che mi sono venuti così. Le cose a volte non hanno senso quando le fai e poi successivamente ci puoi trovare un significato, è questo il bello. Il titolo del disco ha un retrogusto ironico? Sì, certamente. È un titolo che mi ha dato un senso di energia, di libertà, di forza. L’idea è quella di un qualcosa di immediato e penetrante. Se vai a scavare nel significato della parola c’è del mistero, del tormento, c’è la sensualità femminile, tutte cose che con me stanno anche bene. Ma soprattutto c’è l’ironia. Lo ritieni un album coraggioso? Penso sia un album fatto bene, il resto non sta a me dirlo. Ci ho lavorato tanto, con passione, entusiamo, come faccio sempre. L’ho fatto uscire perché è venuto come piace a me. Non so se sia coraggioso.
Hai impiegato molto per la realizzarlo? Neanche tanto a pensarci bene, perché da Luna in piena del 2007 ho fatto anche altro. Ho fatto teatro e altre cose, e ora ci metterò un po’ prima di iniziare a lavorare a un prossimo disco. Su YouTube ho trovato un video nel quale racconti che, nel momento in cui componi, ti metti a suonare senza sapere perfettamente cosa andrai a fare. Per te funziona davvero così? Sì, magari ho l’idea di fare una cosa molto morbida e delicata e poi va a finire che urlo, strepito, e finisco per fare tutt’altro. Quindi un’idea proprio precisa non ce l’ho mai. Le cose vengono e si formano da sole, magicamente e fortunatamente (ride, ndr). Ti ritrovi pienamente in queste nuove canzoni? Sì assolutamente, in pieno. Quale aspetto del tuo carattere è maggiormente messo in risalto? Quello che apparentemente si nota meno. Vedo le cose sempre in maniera positiva, però passo attraverso tormenti, ansie, paure, dolore, che in questo disco penso siano presenti. La prima strofa del primo brano in tracklist, Sirena, recita: “C’è una storia che si annoda e non si scioglie più”, a che ti riferisci? Penso sia la vita, le cose che ci accadono, che ci succedono senza saperlo o immaginarlo. È la nostra storia che si annoda in continuazione. La storia di ognuno legata ad altre storie, che siano di amore, di amicizia, di intenti comuni. Le storie sono milioni e milioni, e noi siamo fatti di milioni di cose che sappiamo e che fortunatamente scopriamo ogni giorno. E' questo un po’ il senso dell’annodarsi. La tua voce: dolce e flessuosa ma anche aspra e sciamanica. Forse, come mai prima, ti sei proposta sotto diversi aspetti stilistici, sei dello stesso parere? Penso che sia la prima volta che faccio un disco così vario, sono tante canzoni distanti e stili diversi, quindi è per questo che la voce viene usata in maniera diversa, mentre di solito un disco è un pochino più omogeneo, più su uno stesso tono. Le canzoni sono state scritte in momenti diversi, probabilmente ho colto varie sensazioni e stati d’animo. Poi c’è il mio stile e il mio modo che le tiene insieme, però ci sono tante intenzioni diverse.Vamp si tiene a distanza dal resto del mainstream italiano. Quanto ti costa continuare a remare contro corrente? Non remo contro corrente, faccio quello che mi piace e che mi sembra giusto. Probabilmente sono gli altri che stanno un po’ fuori dalla corrente e allora, certamente, non mi trovano (ride, ndr). E' comunque un album dalle venature indie, il produttore Manu Fusaroli quanto è stato importante? Il produttore è una figura sempre importante, perché è quella con la quale ti rapporti, che ti segue e che ti deve tenere nella strada giusta, perché mentre fai un lavoro sei talmente coinvolta che perdi un po’ il senso reale delle cose. Lui è stato molto bravo e molto intelligente perché mi ha lasciato sperimentare e tirar fuori - anche a livello musicale, di arrangiamento e di atmosfere delle canzoni – me stessa. Tutte cose che sono venute fuori da me grazie alla sua pazienza, alla sua intelligenza nell’aver capito che solamente io avrei potuto trovare la chiave per realizzare a livello musicale queste canzoni. Pensi che la scena indie italiana sia sottovalutata? No, penso che sia la parte meno conosciuta e anche la più interessante che c’è in questo momento. Però mi sembra che l'attenzione per il mondo indi cominci a esserci, anche perché dall’altra parte, quella diciamo un pochino più classica, di novità e di cose interessanti ce ne sono abbastanza poche.
Nel brano L’Elettricità emergono suoni elettronici vagamente anni ’80. Nostalgia per quel periodo? No, non direi nostalgia. In questo disco ho fatto un misto di tanti momenti e di tante cose che mi piacciono e che fanno parte del mio bagaglio musicale, che parte da molto lontano. Penso che gli anni Ottanta siano stati un buon periodo per la musica, un momento positivo. La musica elettronica la trovo molto interessante e affascinante, ti permette di dare del carattere a certe canzoni e a quello che fai. Vamp, a differenza di alri dischi, più che suonato da una band, è stato realizzato da me attraverso ricerche e strumenti vari, quindi in maniera elettronica, diciamo sintetica. Quanta voglia hai di continuare a innamorarti di quello che fai? Finchè mi innamorerò di quello che faccio, lo farò; quando questo amore finirà, vorrà dire che è finito tutto. A proposito, sei ancora dell’idea che La stagione dell’amore di Franco Battiato sia la più bella canzone italiana di sempre? Sicuramente è una delle più belle. E la più bella di Nada qual è? Adesso Stagioni, la mia preferita del disco, in questo momento ne sono innamorata. Vai alla pagina di Nada Vai alle altre Interviste Condividi |
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Scritto da Roberto Paviglianiti
Lunedì 27 Giugno 2011 00:00
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Intervista di Roberto Paviglianiti
Hai impiegato molto per la realizzarlo?
Penso che sia la prima volta che faccio un disco così vario, sono tante canzoni distanti e stili diversi, quindi è per questo che la voce viene usata in maniera diversa, mentre di solito un disco è un pochino più omogeneo, più su uno stesso tono. Le canzoni sono state scritte in momenti diversi, probabilmente ho colto varie sensazioni e stati d’animo. Poi c’è il mio stile e il mio modo che le tiene insieme, però ci sono tante intenzioni diverse.
Nel brano L’Elettricità emergono suoni elettronici vagamente anni ’80. Nostalgia per quel periodo?