Omar Pedrini e l'arte di abbracciare le piante
Scritto da Simone Arminio
Lunedì 18 Luglio 2011 00:00
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Omar Pedrini su PopOn Intervista di Simone Arminio

La pianura, il grande fiume e una maestosa quercia sotto cui suonare: qualcosa nel sorriso di Omar Pedrini ci fa intuire che questa è la sua casa. L'occasione per incontrare l'ex Timoria, impegnato in un tour dopo quasi cinque anni di stop, è la festa che i cittadini di Castelvetro Piacentino (PC) - a due passi da Cremona - hanno indetto per Nonna Mina. Il grande albero che porta il nome della sua quasi concittadina e cantante, dopo aver superato indenne secoli di guerre e fulmini, rischia oggi di morire per via di uno svincolo autostradale che passerebbe a pochi metri dalle sue radici. Per evitarlo, tra sit-in e raccolte firme, è bene accetto anche qualche concerto. Così dopo gli Inti-Illimani e i Modena City Ramblers, ecco il turno di Omar Pedrini (vedi Notizia), che non nega una certa predilezione per gli alberi: "E' stata mia madre a insegnarmi ad abbracciare le piante e sempre lei ad avermi portato in braccio a sentire De André, Finardi, Vecchioni, Guccini…".

Omar, in fondo non è strano vederti qui: una vecchia canzone dei Timoria si chiamava proprio L'albero
Esatto. E per il suo video avevamo anche piantato un albero a Chioggia. Quello per l'ambientalismo è un dovere e un piacere che porto avanti da vent'anni. Con i Timoria abbiamo portato avanti tantissime battaglie ecologiste, con Greenpeace e con l'allora ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio. Nella mia raccolta La capanna dello zio rock c'è una dedica a mia madre, che mi ha insegnato ad amare la musica e ad abbracciare le piante. Così, quando qualche amico comune mi ha portato a conoscenza della battaglia di Nonna Mina sono stato contento di dare il mio piccolo contributo.

Nella musica si parla spesso di temi ambientalisti. Dalle grandi battaglie degli anni Settanta e Ottanta fino ai giorni nostri, quella ecologista è una discografia ampia. Eppure, vedendo i risultati, a volte viene il dubbio che parlarne in musica non serva a nulla. E' così?
E' vero ciò che dici: sentivo qualche giorno fa in radio di un'indagine che mostra come il sentimento ecologico sia in realtà molto meno diffuso di come crediamo. Ne parliamo tanto, ma siamo ancora una minoranza: io do per scontato che io, te e lui facciamo la raccolta differenziata. Omar Pedrini su PopOnPoi parlando con la gente ti accorgi che c'è ancora chi non sa cosa significhi differenziare i rifiuti, allora ben vengano le iniziative musicali in merito, che non risolveranno la questione ma sono uno dei pochi strumenti che abbiamo per velocizzare nel tempo la diffusione di certi temi e lo sviluppo di una coscienza ecologica.

A cosa serve abbracciare le piante?
Mia madre, che era una botanica, quando mia sorella o io eravamo giù di morale ci diceva, "perché non vai ad abbracciare il nocciolo, ti sentirai meglio". Pensa che quando è morta abbiamo trovato fra i rami una serie di bigliettini in cui ringraziava il faggio per l'ombra donatale, il ciliegio per i suoi frutti e così via.

In quegli stessi anni nasceva la tua passione per la musica?
Anche quella è merito di mia madre, che era una hippie e ci portava in braccio, fin da piccolissimi, a sentire i concerti di De André, di Vecchioni, di Bertoli, di Guccini… non ne perdevamo mai uno!

Il tuo album antologico arriva dopo vent'anni di carriera e cinque di assenza totale dalle scene a causa dei tuoi problemi di salute. A un anno di distanza, con che spirito vivi il tuo ritorno?
Sono stato fermo quasi cinque anni, perché la malattia al cuore mi ha causato tanti problemi. Sinceramente non immaginavo più di poter ricominciare con la musica. Poi ci sono stati tanti piccoli miracoli fisici che hanno permesso alla mia situazione cardiologica di migliorare fino a permettermi di fare questo tour. Così piano piano ho ricominciato. Da quando i miei medici non vengono più ai concerti ne sto anche abusando un po' (ride, ndr), ma tornare a suonare è una bella soddisfazione.

Come è stato ritrovare il tuo pubblico, dopo cinque anni?
La gente oggi pensa ancora che io non faccia più niente. Ho ricominciato in sordina, come era giusto che fosse, sono uscito con questa raccolta di vecchi brani risuonati a cui ho aggiunto il pezzo scritto due anni fa per Pupi Avati e il disco mi ha dato belle soddisfazioni. Quest'estate sono rientrato in maniera "ufficiale" e non più "carbonara", come ho fatto finora: ho di nuovo tante date, e i concerti stanno gradualmente cominciando a riempirsi. Vedo che c'è ancora affetto per me e questa è la cosa più bella.

Omar Pedrini su PopOn E' il momento di ricominciare. Quale sarà il prossimo passo?
Farò un disco, che uscirà a fine anno. Ho già un contratto discografico: il tre settembre, alla conclusione del tour, mi chiuderò in studio di registrazione, un po' qui e un po' all'estero. Sarà un ritorno al rock, ma con sonorità molto nuove, frutto di una ricerca che per me è stata importante.

Il rock italiano è ancora in buono stato: c'è qualche ritorno, nonostante gli addii. Prendi Vasco…
Il rock è vivo e vegeto e lo si vede dai concerti: la crisi del disco non tocca i live, e i concerti rock sono ancora i più seguiti. C'è ancora qualcuno che ha voglia di "dire no" e non a caso cito Vasco, che ha portato il rock italiano alle grandi platee, cosa per la quale avrò sempre rispetto per lui. Del suo addio che dire: alla sua età si può anche aver voglia di tirare il fiato… ma lo dice sempre, e io non ci credo neanche stavolta!

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