Intervista di Simone ArminioL'analisi della società che Sergio "Serio" (voce, sax e anima dei Bisca) propone ai lettori di PopOn, in occasione dell'uscita di Evoluzioni, è allo stesso tempo impietosa e ottimista. La realtà dei fatti è che distratti dall'illusione informatica di sapere tutto in tempo reale abbiamo dormito per vent'anni. L'ottimismo arriva però da un dato innegabile: ogni catastrofe porta con se un'evoluzione. Quale essa sia non è dato saperlo, ma per comprenderla, siamo certi, torneranno utili le suggestioni dei Bisca. Sono passati cinque anni dall'ultimo disco di inediti dei Bisca. Cosa è successo nel frattempo? La vita quotidiana del gruppo è molto attiva anche se i momenti di comunicazione più forti verso l'esterno sono quelli delle uscite discografiche. Il più grosso impegno di questi anni è stato realizzare la raccolta Fuori mercato (2009, ndr). Una specie di viaggio in noi stessi grazie al quale abbiamo scoperto pezzi che avevamo completamente dimenticato e che poi abbiamo riversato nei live. Come Miracoli, che non facevamo più da anni e chissà poi perché. Le Evoluzioni che danno titolo al disco raccontano il mondo contemporaneo attraverso i suoi particolari: il buio della notte, il girare meccanico della lavatrice, la vuotezza delle folle. Quale disegno volevate comporre? Abbiamo cercato di fotografare l'attimo in cui stiamo vivendo. Non sappiamo dove ci porterà, ma ciò che si percepisce chiaramente è la necessità storica e umana di un cambiamento. I salti evolutivi nella storia del genere umano sono sempre preceduti da una grossa crisi. Mi si chiede spesso quando avverrà la catastrofe: beh, secondo me è già avvenuta, semplicemente non ce ne siamo resi conto. Il problema, infatti, è che percepiamo gli effetti della macchina che ci governa con un ritardo pazzesco, soprattutto se rapportato ai tempi veloci in cui viviamo. Conosciamo in tempo reale gli eventi planetari e poi, paradossalmente, viviamo in delay la quotidianità che ci circonda.
La sovraesposizione alle notizie è raccontata in Lo stimolo eccessivo mi stressa. Avere tutto davanti agli occhi è davvero il modo migliore per non vedere?E' così. La società di oggi permetterebbe a chiunque di essere a conoscenza di tutto ciò che avviene in ogni momento e in ogni stanza. Nella però realtà ciò non succede, poiché l'infinito flusso di input che proviene dall'esterno non coincide con la nostra capacità biologica di metabolizzazione. L'uomo ha bisogno di poter analizzare gli stimoli che riceve, così come fa il cervello con le immagini che l'occhio percepisce. Il predominio del vedere è poi una metafora perfetta dei limiti di comprensione odierni: l'animale-uomo funziona sulla visione ma anche sull'olfatto e sulla tattilità, sensi che oggi ci arrivano attutiti. Viviamo perciò nella falsa oggettività del vedere. In Lo stimolo eccessivo mi stressa parlo proprio di questo: la visibilità totale, che dovrebbe permetterci una percezione esatta e puntuale del mondo, in realtà non genera altro che una preoccupante narcosi. Infatti uno dei brani più esemplificativi del disco si chiama Sonno. Ogni brano presenta un racconto della catastrofe e una suggestione sulle evoluzioni possibili. Come in Sonno, in cui si certifica la nostra condizione attuale, un lungo sonno. Ora, io non so dire cosa ci sarà al risveglio, ma sono certo che il momento del risveglio è imminente. Una certa visione materica, presente in tutto il disco, è ben esplicitata in Corpi, in cui si afferma che gli uomini in fin dei conti sono tutti uguali, perlomeno nei limiti fisici. Da dove nasce questa considerazione? L'attenzione verso la fisicità penso derivi dal mio essere musicista: per me la musica è quasi materia, un'esperienza fisica che non si vede ma si avverte. Il senso di Corpi è che questa fisicità che ci accomuna riguarda sia i vincenti che i vinti. Dall'immigrato al manifestante, dal rampante che va in palestra alla collettività anonima delle nostre città… viviamo tutti in una sorta di sospensione, siamo "corpi alla deriva, aggrappati a un tronco, sperando che arrivi qualcosa che se li porti via" (cita dal testo del brano, ndr).
Ecco allora un appiglio possibile: il mix di chitarra, sax, testi parlati e sonorità black dei Bisca in questo disco è lo stesso degli esordi pur essendo molto cambiato. Di quali Evoluzioni si è nutrito in questi ultimi anni?Il percorso sonoro di questo album è nato durante la realizzazione della raccolta Fuori mercato, in cui siamo entrati in contatto con i pezzi degli inizi e abbiamo rispolverato i nostri ascolti di allora. Ci siamo resi conto che esisteva qualcosa di interessante in quegli anni Ottanta così tanto vituperati: una tensione al linguaggio non addomesticato, una volontà di riscrivere gli stili e rompere con certe consuetudini musicali. Abbiamo cercato di capire dove nasceva questo approccio, cercando di dare seguito a una sorta di ricerca "acida" degli elementi che, messi vicini, creano un linguaggio che da una parte affascina e dall'altra ti spiazza. E' la scommessa principale dei Bisca di oggi: fare musica pop, ovvero rivolgersi a tutti, ma costituire al contempo una sorta di avanguardia (sia inteso tra virgolette!), perché nei nostri brani cerchiamo costantemente di rimuovere i cliché e le soluzioni musicali facili. Porterete in tour queste Evoluzioni sonore? Nei concerti di quest'estate abbiamo fatto una piccola anticipazione montando quattro-cinque nuovi brani nel live dei Bisca. La nostra intenzione è quella di portare tutte o buona parte delle nuove canzoni nei prossimi live. Stiamo finendo di provare gli ultimi pezzi perciò questo inverno porteremo in giro Evoluzioni, compatibilmente con i problemi oggettivi che esistono oggi nel campo della musica. L'ultima domanda è una piccola provocazione. Quasi vent'anni fa, agli esordi di Berlusconi in politica, i Bisca furono protagonisti insieme ai 99 Posse di uno straordinario progetto di "opposizione musicale", l'Incredibile opposizione tour. Oggi al governo c'è ancora Berlusconi: cosa non ha funzionato? Anche Mussolini è durato un ventennio, per questo ho spesso definito il periodo di governo delle destre in Italia un'espressione di transfascismo. Il fatto che sia durato così tanto ci riporta al concetto con cui abbiamo iniziato questa conversazione: quella distrazione che esiste tra le cose che succedono e la percezione collettiva che se ne ha. A un certo punto il fenomeno Berlusconi andrà studiato e bisognerà fare una riflessione seria anche sulla cultura che lo ha nutrito. Bisognerà chiedersi: com'è possibile che uno stesso popolo abbia prodotto prima il fascismo e poi il berlusconismo? Come è possibile che gli italiani si innamorino di personaggi di così evidente scarso valore? come mai periodicamente creiamo mostri? E' una delle prime riflessioni che si imporrà al momento del nostro risveglio. 19 settembre 2011 Vai alla pagina dei Bisca Vai alle altre Interviste Condividi |
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Scritto da Simone Arminio
Lunedì 12 Settembre 2011 00:00
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Intervista di Simone Arminio
La sovraesposizione alle notizie è raccontata in Lo stimolo eccessivo mi stressa. Avere tutto davanti agli occhi è davvero il modo migliore per non vedere?
Ecco allora un appiglio possibile: il mix di chitarra, sax, testi parlati e sonorità black dei Bisca in questo disco è lo stesso degli esordi pur essendo molto cambiato. Di quali Evoluzioni si è nutrito in questi ultimi anni?