Mannarino, un Re Mida nella musica popolare
Scritto da Giulia Zichella
Lunedì 26 Settembre 2011 00:00
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Alessandro Mannarino su PopOn Intervista di Giulia Zichella

Dopo esserci rincorsi per telefono per tutta la mattina, riusciamo finalmente a fare due chiacchiere con Alessandro Mannarino. E sono due chiacchiere come quelle che si fanno con un amico davanti al caffè, tra momenti di serietà, silenzi, riflessioni e qualche risata. Qualunque cosa Mannarino faccia sembra si trasformi in oro, tutti lo vogliono, i critici lo osannano e la gente, quella che ha affollato tutte le date del suo Supersantos tour, gli vuole bene e glielo dimostra. Con noi ha parlato di questo, di altro, e di donne.

E’ appena terminato il tour di Supersantos, com’è andato?
E’ stato davvero bello…ho avuto l’opportunità di vedere che il disco è piaciuto, e sono stato felice, la gente conosce le parole a memoria, c’è entusiasmo e molto affetto.

Affetto, hai detto la parola giusta, chi ti ascolta sembra avere con te un rapporto più amichevole del semplice rapporto cantante-fan, ti chiamano per nome, parlano di te come di un amico, ti arriva tutto questo?
Credo che sia in linea con quello che scrivo, forse è solo la conseguenza delle mie parole. La gente ha una percezione di me come una persona vicina, non distaccata, e in fondo a me piace così.

Ora sembra che tutti ti vogliano, qualunque cosa tocchi si trasforma in oro. C’è qualcosa che ti spaventa di questo successo o lo vivi in maniera serena?
No, non lo vivo in maniera serena e non lo prendo sottogamba, però so che ho gli strumenti, la testa e la forza soprattutto, per affrontarlo con gioia, in modo da non farmi male, non cambiare, non diventare finto o falso. In questo senso gli strumenti più grandi che ho sono innanzitutto l’amore per la vita, ancora di più ogni giorno, per le persone e per me stesso, e di conseguenza… piedi ben piantati in terra.

Alessandro Mannarino su PopOn C'è qualcuno che, quando hai cominciato, t’ha detto la solita frase: “tanto non farai mai niente”?
E avoja… tanti. Tantissimi.

Li hai rincontrati lungo la tua strada in quest’ultimo periodo?
Si, e anche se non gliel’ho detto, dentro di me li ringrazio, perché ogni “no” mi dava una forza indescrivibile, dovevo dimostrare che non era così.

Ti ricordi il primo disco che hai comprato da ragazzino?
Il primo disco che ho comprato io… Tracy Chapman credo. O forse uno di Vasco, non ricordo.

La tua musica è una bella mescolanza di varie influenze: tradizione, musica popolare, suoni mediterranei... oltre a Vasco e Tracy Chapman, con che musica sei cresciuto?
Per me è stata fondamentale l’esperienza da dj nei club multietnici intorno alla stazione Termini, dai vent’anni in poi, e nei locali dove si ballava la world music in zona San Lorenzo. Da lì è partita la mia ricerca, che mi ha portato a conoscere tantissime forme d’espressione musicale, differenti da quelle che già conoscevo.

Ti manca qualcosa di quel periodo, di quando gironzolavi per i locali di Roma?
(silenzio)…girare per strada come uno sconosciuto.

Beh, non è una cosa da poco.
Eh no, non lo è.

Pariamo del tuo secondo disco: Supersantos. Tutti i brani sono storie, con un inizio, uno svolgimento e una fine. Hai sempre scritto in modo così narrativo, è qualcosa che ti viene naturale?
Sai che mi sa che non ti so rispondere a questa domanda? Comunque credo di sì, credo che mi venga naturale.

Alessandro Mannarino su PopOn Una curiosità: è tua l’idea della copertina del disco?
L’idea è del grafico, Nazario Graziano, che aveva fatto anche quella di Bar della rabbia. Su quella copertina abbiamo fatto discussioni infinite, poi alla fine... A me non piacciono mai le copertine: è che non me piace vedè la faccia mia.

Perché il titolo Supersantos?
Il titolo è ironico ed eroico allo stesso tempo, per me significava parlare di quelli che sono i veri santi, Supersantos, tra supereroi e santi. Quelli di cui parlo sono tutti personaggi che vengono calati nella quotidianità, con i piedi per terra, nella strada, senza affidarsi ad un aiuto divino, alle consolazioni di una vita dopo la morte.

Un’ultima cosa, dalle tue canzoni esce un’immagine della donna fortunatamente molto lontana da quella che tv e fatti di cronaca purtroppo raccontano…
...c’è una cultura molto misogina in questo Paese, basta leggere i giornali o guardare un po’ la tv, osservare il ruolo delle donne nelle varie vicende e vedere come sono usate, come se fossero contenitori vuoti, “tette e culo”. E poi credere che gli uomini siano superiori è veramente qualcosa da “essere inferiore”, secondo me il complesso di superiorità che hanno alcuni uomini in realtà dimostra un’inferiorità molto profonda. Quello che bisognerebbe capire è che siamo profondamente diversi, un sesso ha delle attitudini e l’altro ne ha altre, ma la propria completezza si raggiunge proprio nel confronto con questa diversità.

Un esempio di quello a cui accennavo è il brano Maddalena, in cui canti una donna che sfida tutti, soprattutto l’autorità, per difendere l’amore. Sono queste le donne che ti colpiscono?
Sì, sono sempre donne forti, da cui gli uomini possono imparare e soprattutto con cui gli uomini possono cambiare. Per quella che è la mia esperienza personale da quando sto su questa terra, gli incontri con le donne m’hanno sempre fatto cambiare.

In meglio?
Sì, (ride)…in meglio.

26 settembre 2011


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