Teresa De Sio, 'Tutto cambia e anche io'
Scritto da Simone Arminio
Lunedì 17 Ottobre 2011 00:00
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Teresa De Sio su PopOn Intervista di Simone Arminio

I fan di Teresa De Sio possono dormire sonni tranquilli: la brigantessa della musica italiana ha assicurato a PopOn che non si ritirerà dalle scene. La raggiungiamo al telefono a pochi giorni dall'uscita di Tutto cambia, album che chiude un'ideale trilogia cominciata nel 2004 con A Sud a Sud e proseguita con Sacco e fuoco.“E’ una quadrilogia" chiosa lei, e butta sul piatto anche Craj, lo spettacolo sui cantori pugliesi scritto con Lindo Ferretti. Ma è la fine di un ciclo?Teresa De Sio risponde con il titolo del suo ultimo album: "Tutto cambia, e anche io". Però assicura: “Continuerò a fare musica finché il mio pubblico mi sosterrà. E se la musica muore, io mi sento in dovere di resuscitarla”.

Tutto cambia è il riadattamento di un celebre brano di Mercedes Souza. Perché riproporlo oggi, e in italiano?
Questa canzone ha una storia un po' particolare: è nata a Bologna il giorno della grande manifestazione per il compleanno della Fiom. Michele Santoro mi disse: “Ho avuto una visione, un'immagine di te che canti Todo cambia di Mercedes Souza. Io stavo chiudendo il disco e finendo i missaggi con le ore contate. Perciò dissi di no. Poi sono andata a risentirmi il pezzo e ho capito che calzava a pennello, e che potevo riadattarla in italiano intervenendo nella traduzione, perciò ho accettato. Quella sera, quando ho sentito trentamila persone intonare "cambia, tutto cambia", ho capito che la loro non era solo voglia di cantare con me, piuttosto il reale desiderio che tutto cambiasse. Ho pensato che le parole di Mercedes Souza avrebbero portato fortuna e dato una piccola spinta al quel cambiamento che tanto auspichiamo, ed eccola nel disco.

Teresa De Sio su PopOn Il brano è stato scritto nel 1979 in esilio. Oggi, più di trent’anni dopo, cosa è cambiato e cosa dovrebbe cambiare?
Intanto dobbiamo chiederci cosa è cambiato in noi italiani, per essere arrivati a tollerare una società in cui vincono l'arroganza, la prepotenza, la volgarità, la rozzezza e l'ignoranza. La risposta però non sta a me darla. Credo che agli artisti stia il ruolo di aprire questioni e porre delle domande. Le risposte invece spetterebbero alla politica, che ne avrebbe gli strumenti.

L'attualità si ritrova, in modo critico e ironico, anche nella scelta di rifare Inno nazionale di Carboni in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Quando ascoltai quella canzone, ormai quindici anni fa, lo ritenni subito un gran bel pezzo, acuto e graffiante. Il brano mi è tornato in mente mentre mettevo insieme le canzoni per Todo cambia. Ci ho pensato proprio per via della ricorrenza: vedevo cittadini e istituzioni festeggiare l’unità del nostro Paese proprio mentre altri continuavano a urlare di volerlo dividere. Ora, l’Italia ha grandi pregi e grandi difetti, ma sicuramente tra i pregi ci sono le nostre grandi differenze culturali, regionali, di lingua, dialetto, cucina e addirittura di clima. Differenze che, messe insieme, creano quel puzzle che rende unica l’Italia. Quando sono brandite come armi, per creare distanza e conflitti tra gli italiani, solo allora diventano un limite: vedi, io mi sento profondamente meridionale, ma non per questo sono anti-italiana.

Nella storia d’Italia vista da Meridione ci sono i briganti, che la musica popolare ha cantato spesso e a cui lei fa riferimento con Lu brigante di Modugno. Subito dopo arriva Brigantessa, un suo inedito che fa onore alle donne che hanno combattuto quella stessa guerra pur non essendo citate. C’era bisogno di un contraltare?
Assolutamente sì. Anche nella storia del brigantaggio le donne hanno dovuto segnare il passo rispetto ai maschi. Il nostro mondo va così, ma questo è un discorso complesso: meglio non aprirlo, perché mi appassiona e diventerei troppo battagliera (sorride, ndr). In Brigantessa però mi interessava raccontare soprattutto una certa forma di brigantaggio moderno. Io credo molto nel pensiero autonomo. Tutti parlano solo di diversità sessuale, di lingua, di razza e di religione e nessuno parla mai delle diversità intellettuali: del peso e l'importanza che hanno i liberi pensatori quando sono veramente liberi di proporre una visione di mondo diversa. Ecco, essere oggi una brigantessa, come affettuosamente mi chiamano i miei “appassionati”, significa prima di tutto avere un pensiero brigantesco. Ovvero: forte, diverso e indipendente.

Teresa De Sio su PopOn Altri momenti di Todo cambia hanno una vena più intima. In Non dormo mai tutta la notte si racconta di un'ispirazione che arriva sempre col buio. È un’immagine poetica o veritiera?
Per me non dormire mai tutta la notte vuol dire prima di tutto svegliarmi molto presto al mattino. Le prime ore del giorno sono piene di energia, perché la giornata non ti è ancora passata addosso come un carro armato: c’è una certa pulizia e capacità di intuire le cose. Quando ho scritto quella canzone pensavo di raccontare un mio fatto personale, invece oggi incontro persone che mi dicono: “Ma sai che neanche io dormo mai tutta la notte?”. Il problema è che la canzone continua dicendo “però metà mi basta”, (ridendr) e io non effettivamente a quanti di noi basti.

Per questo album, spinta da Dori Ghezzi, ha tradotto Creuza de ma: tra il difficile passaggio dal genovese al napoletano e il confronto con il mito De André, in uno dei suoi brani culto, beh, non dev’essere stato facile...
Infatti l'approccio è stato complesso, lungo e faticoso. Ad affrontare il mondo di De Andre si rischia sempre grosso, perché il ricordo di Fabrizio è - per fortuna! - ancora oggi protetto e quasi blindato dall'amore del suo pubblico. Io però mi sentivo abbastanza forte per via di due cose: conoscevo molto bene Fabrizio in vita, perciò conosco il suo mondo. La seconda è che nel ’96 ricevetti da lui un grandissimo regalo quando accettò di cantare con me una mia canzone. Gli sono ancora oggi immensamente grata e sentivo che nel mio piccolo avrei dovuto prima o poi ricambiare. Nonostante ciò, quando Dori mi chiese a bruciapelo: "Ma perché non traduci in napoletano Creuza de ma?”, io dissi subito che era impossibile. Alla fine invece una strada percorribile per tradurla esisteva, ed era proprio quella “strada miezzo o mare” che è diventata il titolo della mia versione.

Proprio Creuza de ma di De André ha inaugurato in Italia una riscoperta della musica popolare e dei dialetti in cui il suo ruolo si è rivelato negli anni fondamentale. Dai Musicanova, in cui lei cantava insieme a Eugenio Bennato, è nata una scuola seguita oggi da una folla di giovani musicisti. Ciò la infastidisce o la inorgoglisce?
Ne sono assolutamente onorata e contenta: è sempre una grande soddisfazione vedere i musicisti delle nuove generazioni avviarsi lungo una strada che anni prima tu stesso hai percorso. Ovviamente in questa recente fioritura neo-popolare ci sono cose improvvisate e cose pregiate, destinate a una certa longevità. Trovo però che quella popolare italiana sia una scena molto interessante nel suo complesso. E scoprire un Paese in cui i giovani musicisti decidono di non essere più soltanto dei sudditi della musica anglofona ma vogliono impadronirsi delle nostre ricche radici è un fatto straordinariamente positivo.

Teresa De Sio su PopOn L’ultima domanda è sul futuro: sono stati in molti a notare che Todo Cambia chiude una sorta di trilogia iniziata con A Sud a Sud e continuata con Sacco e fuoco. Se ciò fosse vero, da domani cosa accadrà a Teresa De Sio?
Quella della trilogia è una cosa che mi è stata fatta notare spesso, perciò probabilmente è vero. A questo punto però io la chiamerei quadrilogia e ci inserirei anche Craj, lo spettacolo sui cantori pugliesi scritto assieme a Lindo Ferretti e poi diventato un film. Però è anche vero che questo mio ultimo disco porta un titolo importante: Tutto cambia, e io stessa, ogni giorno che passa, penso in maniera nuova. Non so dire dove mi porterà questo cambiamento, né cosa succederà da qui a due anni: non sono mai riuscita a fare una pianificazione così lunga e non mi è mai interessato farla. Posso dire soltanto che ci sarò. Non mi interessa accodarmi a questa specie di moda odierna tra le persone che fanno musica, tutte impegnate a dire che si ritirano perché tanto la musica è morta. Io sono un tipo battagliero: se la musica è morta mi sento in dovere di resuscitarla e non di morire con lei! È anche vero che per una persona che si autoproduce da sempre, come me, tutto il lavoro è sorretto dal pubblico e soltanto da quello. Allora facciamo così: mi ritirerò quando non avrò più la forza economica per suonare e cantare. Ma finché i miei fan mi sosterranno, comprando i miei dischi e venendo ai miei concerti, io continuerò a lavorare per loro.

17 ottobre 2011


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