Intervista di Paola De SimoneDopo aver vinto tra i Giovani nel 2009 con Sincerità e aver gareggiato tra i Big nel 2010 con Malamorenò, Arisa è pronta a vivere il suo terzo Festival di Sanremo per lanciare il nuovo disco di inediti Amami (Warner Music). A partire dal look più maturo, però, niente somiglia a quello che di lei abbiamo già conosciuto fino a oggi. A salire sul palco dell’Ariston con la struggente La notte sarà un’artista meno swing e più malinconica, perché “Arisa ride quando vuole lei”. Perché hai scelto un brano malinconico come La notte per Sanremo? Io credo che il dolore abbia una grande dignità. Tutti ci fanno credere che una persona triste sia da tenere ai margini e noi, per farci strada nella società, dobbiamo sempre ridere ed essere propositivi. La tristezza, però, è uno stato d’animo che non si deve ripudiare, anche se spesso le persone non hanno la forza di manifestarla. Il dolore fisico che dalle ginocchia ti sale nello stomaco e non ti fa mangiare lo proviamo tutti e non capisco perché non se ne debba parlare. Io voglio parlarne. E siccome Arisa ride quando vuole lei, quest’anno non si ride. La notte non è solo una parentesi, perché tutto il disco sembra voler dar spazio a questo stato d’animo. Sì, infatti è stato difficile cantare molti pezzi di Amami, perché parlano del mio amore finito che si è tramutato in una splendida amicizia. Emotivamente è stato struggente e mi è capitato più volte di piangere in studio. L’amore è un’altra cosa, per esempio, non sono riuscita a cantarla per ore. Questi brani raccontano emozioni che ognuno di noi ha provato, se ha amato davvero. Due brani però si distinguono per tematiche e ritmo: Democrazia e Nel regno di chissà che c’è. Sì, sono canzoni che hanno un senso più civico, ironico e appartengono all’Arisa di un po’ di tempo fa. Un po’ di tempo fa? Se uno legge il mio libro “Il paradiso non è un granché”, scopre che in me ci sono Rosalbina, Arisa e Penelope. Rosalbina è quella parte di me di quando ero piccola, un po’ furbetta, quella che può dire tutto alla sua maniera. Arisa è quella più malinconica, un po’ più raffinata, mentre Penelope è quella che troverete nelle canzoni Amami e Missiva d’amore, che sono i due brani del disco di cui ho scritto musica e testi. Tutte loro sono dentro di me. Riconosco quindi di avere tanti lati e non mi vergogno di nessuno di essi e, anche se sembra che mi manca qualche rotella, io non mi vergogno.
Quindi se adesso ti senti più Penelope, dobbiamo dimenticarci lo swing? No, io sono una cantante swing, ma in questo momento avevo delle cose da dire che cozzavano con un genere musicale più ritmato, eccetto per i due pezzi di cui abbiamo parlato prima. Le canzoni swing sono canzoni sempre molto leggere e io in questo momento non mi sento leggera. Quindi se una deve fare qualcosa per assecondare il mercato, è un conto, se invece deve comunicare se stessa e la sua verità, in questo momento mi sento molto poco swing. E non mi va di fare cose che non mi rispecchiano. Per questo hai scelto un maestro come Mauro Pagani, apparentemente lontano dal tuo stile, per la produzione e gli arrangiamenti? Mauro Pagani è una persona a cui piacciono le cose belle, che non si ferma davanti a pregiudizi e che ama ascoltare le persone da un suo punto di vista. Io ho sempre desiderato lavorare con persone di spessore, al di là della visibilità televisiva e della moda. Nel 2010 sono andata a Sanremo con Lelio Luttazzi e Lino Patruno, e chi poteva essere un’altra personalità così di spessore reale se non Mauro Pagani? Così ho cercato di contattarlo attraverso la mia casa discografica e lui ha risposto: “Se il progetto mi piace, lavorerò con lei”. Ha sentito il disco ed è diventato il mio produttore artistico. Ci sarà lui a Sanremo a dirigere l’orchestra per te? Sì, ha scelto di accompagnarmi anche come direttore d’orchestra perché vuole che io lo guardi quando canto. Mi vuole dare forza. Un’agenzia di settimane fa ci ha informati che l’organizzazione di XFactor vorrebbe sostituirti. Si parla di Gianna Nannini in giuria al tuo posto. Come commenti questa possibilità? Se preferiscono Gianna Nannini… ma non credo! (ironizza, ndr) Decidessero loro, io ho fatto una gran bella esperienza, se non si ripeterà, non mi incatenerò da nessuna parte. La carrozza fino a quando va, va, quando si ferma, mi reinvento e faccio qualcos’altro. Poi ho sperimentato le mie doti di produttrice e non mi dispiacerebbe lavorare anche alla produzione di un artista, al look… io credo che non morirò mai di fame.
Però ci terresti a essere confermata? Sì, ci tengo a farlo, ci tengo molto, ma se per ragioni di mercato o altro, loro ritengano che ci voglia un’altra persona al posto mio, accetterò. Che scelta ho? Eppure non hai avuto vita facilissima a XFactor, con Morgan per esempio è stato un continuo scontro. Marco è così. Quando ha perso tutti i suoi cantanti ha cominciato a dirmi: “Tu che ci fai qua? Dovresti lavorare alle poste”, poi il giorno dopo veniva da me: “Ciao, come va?”. Però sono felice per lui (il riferimento è alla storia che Morgan sta vivendo con la concorrente di XFactor Jessica, ndr), perché quando ho visto Jessica gli ho detto: “Guarda che questa ragazza è venuta qui per te!”. Ci hai messo lo zampino? Un po’ sì, ma io sono come Marta Flavi, adesso faccio fidanzare anche la mia portiera (sorride, ndr). Simona Ventura ti ha mai chiesto scusa per quel “Arisa non capisce un c…” detto durante XFactor? No. Però mi ha detto che mi vuole bene, credo che questo valga come scuse. Ma le voglio bene anch’io. Ci sono persone che nella vita mi hanno fatto veramente male, ma io non riesco a odiare, forse perché non sono capace di amare. Cosa pensi di Ariso, la caricatura fatta da Marco Baldini nel programma di Fiorello? Bello! E’ stato bello vedere come gli altri ti vedono, e poi il fatto che Fiorello mi abbia preso in considerazione è una grande cosa. Fiorello per me è un mito. Io ci lavorerei tutti i giorni! Anche gratis… ma questo non scriverlo. 10 febbraio 2012 Vai alla pagina di Arisa Vai alle altre Interviste Condividi |
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Scritto da Paola De Simone
Venerdì 10 Febbraio 2012 00:00
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Intervista di Paola De Simone
Quindi se adesso ti senti più Penelope, dobbiamo dimenticarci lo swing?
Però ci terresti a essere confermata?