Marlene Kuntz: 'A Sanremo? Ci provammo nel 2009'
Scritto da Simone Arminio
Martedì 14 Febbraio 2012 21:00
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Marlene Kuntz su PopOn Intervista di Simone Arminio

Cristiano Godano, Riccardo Tesio e Luca Bergia, i Marlene Kuntz, non sono per nulla sconvolti di trovarsi a Sanremo. Anzi, confessano: nel 2009 se gli Afterhours non avessero partecipato al Festival, i secondi in lizza sarebbero stati loro. Quel brano, però, alla fine è rimasto inedito. Anzi, è diventato un'opera d'arte contemporanea. Il come ce lo raccontano insieme, nel pomeriggio che anticipa il loro esordio sull'Ariston. Le loro risposte sono diventate un'unica voce.Eccola qui.

Nei primi anni '90 Cristiano cantava in inglese e il sound di tutti e tre era il rock duro e distorto. Com'è stato il viaggio, visto da Sanremo?
Dopo otto dischi di carriera rock all'insegna della creatività ci siamo resi conto che viviamo in un Paese dove, se vuoi espandere il tuo potenziale di pubblico, può non essere disdicevole fare una comparsata promozionale a Sanremo. Vediamo la nostra presenza su questo palco come quella di un qualsiasi gruppo straniero negli studios del David Letterman Show. Ovvero: "milionate" di telespettatori davanti a una trasmissione di stampo generalista, con gruppi che performano dal vivo. La nostra trasmissione generalista per antonomasia è Sanremo, l'unica che, tra l'altro, fa suonare i gruppi dal vivo e secondo certi crismi sonori. Perciò siamo qui.

Di diverso c'è solo la competizione.
Questo non ci fa impazzire. Però la competizione è utile all'audience sanremese e in realtà non ci sono molte alternative. La nostra band ha vent'anni, il primo disco è uscito diciotto anni fa. All'epoca c'erano molti canali alternativi: c'era Mtv che mandava anche i video indipendenti, c'era Videomusic e tanta altra roba.

Nel frattempo siete cambiati anche voi?
Il cambiamento fa parte del nostro percorso artistico, che all'inizio era più rock o noise e poi, già dal 2000, ha preso lentamente la forma-canzone italiana. Nel frattempo anche il Festival, se ci pensi, è passato dal bel canto tradizionale a un'attenzione crescente verso realtà più complesse.

Beh, c'è anche chi dice che se Sanremo fosse davvero la vetrina delle novità musicali italiane i Marlene Kuntz avrebbero dovuto suonarci già nel 1994, l'anno di Catartica
(ridono, ndr) Beh, il festival fino a pochi anni fa era molto più ingessato. In ogni caso se fossimo andati all'epoca di Catartica avremmo fatto schifo. Quando i gruppi americani vanno da Letterman hanno già almeno due dischi alle spalle e sanno suonare alla grande. Viceversa i gruppi in Italia, quando iniziano a suonare, fanno pena. Avremmo fatto pena anche noi: non abbiamo la cultura musicale che hanno gli stranieri, che arrivano al primo disco con già alle spalle un sacco di know out. In Italia, per arrivare a una platea così grossa e non abituata al rock, si necessita di una preparazione che non può esserci agli esordi. Infine c'è una difficoltà oggettiva: un conto è fare un concerto che dura due ore, dove si ha possibilità di sbagliare e migliorare. Un altro è giocarsi tutto con un pezzo di tre minuti, in cui bisogna essere perfetti e più efficaci possibile.

Marlene Kuntz su PopOnE' servita a stuzzicarvi la presenza degli Afterhours sullo stesso palco, nel 2009?
In realtà, quell'anno non lo dicemmo, ma eravamo in lizza anche noi. Il pezzo era piaciuto, saremmo stati la seconda scelta. Loro, però, sono stati scelti per primi, e in più averli sul palco dell'Ariston era un pallino di Bonolis, che quell'anno era il direttore artistico. Prima di loro, poi, la scena alternativa si era già affacciata al Festival con i Bluvertigo e i La Crus.

Il brano che presentaste nel 2009 è lo stesso di quest'anno?
No, quel brano è rimasto inedito, anzi, non proprio. Diciamo che ha avuto una storia particolare: è diventato un'installazione sonora in una mostra d'arte contemporanea, a Torino. Curioso suo il destino: dal grande pubblico popolare di Sanremo al pubblico ricercato di una galleria d'arte...

Altro evento eclatante è il duetto con Patti Smith. E' una casualità o un sogno che si realizza?
E' stata una volontà precisa. Ci è stato chiesto di pensare a un duetto internazionale, non avevamo una rubrica da cui scegliere. E noi, avendo un'amica in comune con Patti Smith, nello specifico un'addetta ai lavori, abbiamo avuto la possibilità di farle ascoltare il nostro pezzo. Il risultato è che Patty Smith viene a Sanremo perché ne ha voglia e perché ha apprezzato il nostro pezzo. In più ci sono parecchie analogie: lei è una poetessa del rock e anche noi, con Cristiano, frequentiamo la poesia, E il pezzo che suoniamo insieme è un classico del rock, The world became the world, Impressioni di settembre della P.F.M. Era naturale pensare a lei.

Il palco dell'Ariston e un duetto con Patti Smith in un colpo solo: quale altro muro vorreste abbattere in futuro?
Cristiano: Io, come Bob Dylan, vorrei suonare per il papa. Luca: Io invece vorrei suonare insieme al papa. Riccardo: E io vorrei tanto vedere loro due fare entrambe le cose!
14 febbraio 2012


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